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Lettere con risposta.   Psicologia

Lettere con risposta. Psicologia

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Terrore da esami e mancanza di fiducia

Sono al secondo anno di università fuori sede, ho dato solo due esami. Mi sento bloccata, agitata e indietro rispetto ai compagni. Rimando gli esami anche se ho studiato. Ho il terrore di deludere i miei genitori e comincio a perdere fiducia. (Maria, 20 anni, Lucca)

Risponde Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista

Il passaggio all’università è un momento complesso, sia per il tipo di studio così diverso dalle superiori, sia per il cambiamento di ambiente e amicizie. Sono frequenti momenti di preoccupazione e di ansia, di senso di solitudine e smarrimento. Quando l’emotività non gestita, l’ansia e i pensieri tristi cominciano a interferire con la vita quotidiana, lo studio è uno dei primi aspetti a risentirne, ed è quindi importante potersi rivolgere a uno specialista. Non è escluso che possa essere necessaria anche una terapia farmacologica, ma sempre su indicazione e prescrizione specialistica.

Sindrome premestruale, quali i rimedi?

Da tempo prima del ciclo mestruale comincio a sentirmi nervosa, suscettibile, certe volte mi sento immotivatamente abbattuta, depressa. All’inizio non ci avevo fatto caso ma ora è proprio regolare, tanto che il mio ragazzo e le amiche me lo hanno fatto notare. Passerà col tempo? E ora, cosa posso fare? (Elisabetta, 31 anni, Mantova)

Risponde la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista, Roma

La sindrome pre-mestruale è un insieme di disturbi fisici e psicologici che si affacciano a causa dei cambiamenti ormonali, una-due settimane prima del ciclo. Si manifesta sia in forma lieve sia più grave con tristezza, depressione, ansia, tensione, affaticamento, abbassamento dell’autostima. È necessario rivolgersi a specialisti per modificare la dieta e se necessario assumere farmaci adatti, anche antidepressivi. Una psicoterapia analitica può aiutare moltissimo, è indicata per i sintomi psicologici e per diminuire lo stress, cercando un nuovo equilibrio interno e un migliore assetto di vita.

La depressione e i rischi del dopo-parto

Sono in attesa e la nascita del bimbo è prevista tra otto settimane. Tre anni fa ho sofferto di depressione che ho affrontato con una psicoterapia analitica e assumendo i farmaci prescritti da uno specialista. Sonoun po’ preoccupata: se dopo il parto dovesse ripresentarsi la depressione, come accade a tante donne, potrei allattare il mio bambino e assumere anche gli antidepressivi? (Maria, 34 anni, Firenze)

Risponde la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista, Roma

Quando dopo il parto si verifica una depressione significativa, specialmente in donne che ne abbiano già sofferto in precedenza, è opportuno rivolgersi subito a uno specialista. Alcune forme lievi passano anche spontaneamente, altre invece, con sintomi più importanti e prolungati nel tempo, richiedono sia un supporto psicoterapeutico sia un trattamento farmacologico, con immediata sospensione dell'allattamento al seno. Se la
mamma sta bene, i bambini crescono splendidamente anche con il latte artificiale.

L’effetto dei farmaci sulla memoria

Soffro da tempo di depressione, e ho avuto alcune ricadute. La malattia ha compromesso la mia capacità di lavorare, e ho perso l’impiego a causa di disturbi di attenzione e memoria. Esiste un farmaco capace di aiutarmi? (Luigi,55 anni, Treviso)

Risponde Marco Andrea Riva, farmacologo dell’università di Milano

Una ricerca pubblicata su Neurologye condotta per otto anni su 1.764 persone ha rilevato che i  soggetti che sviluppano un declino cognitivo mostrano anche sintomi di depressione e diminuzione di memoria. I nuovi farmaci multi-modali hanno un meccanismo diverso: aumentano i livelli sinaptici di serotonina e modulano altri neurotrasmettitori con un’attività importante su ippocampo e corteccia prefrontale. Risultato: si ha una modulazione del tono dell’umore con un miglioramento di memoria, attenzione, focalizzazione.

Fra dieta e depressione che legame può esserci?

Per necessità di salute mi sono messa a dieta e, con l’aiuto di un bravo dietologo e facendo un po’ di sport, ho perso nove chili in quattro mesi. Da dieci giorni mi sento giù di morale, spossata, abbattuta. Il medico di famiglia mi ha consigliato una terapia antidepressiva per stare meglio e poter continuare la dieta. Sono tentata di abbandonare la dieta ma mi chiedo anche se la medicina possa essere la via migliore per me. (Lucia, 45 anni, Reggio Emilia)

Risponde la dottoressa Adelia Lucattini, psicoterapeuta e psicoanalista, Roma

Ogni dieta espone al rischio di depressione perché il sovrappeso è spesso espressione di depressione, manifesta o mascherata, e di ansia. Gli zuccheri provocano un piacere simile a quello delle droghe, e provocano dipendenza fisica e psicologica. Inoltre, il masticare tranquillizza ed è consolatorio. Se necessità di salute lo impongono, la dieta va portata avanti. Quando si manifestano sintomi depressivi, è utile però una terapia antidepressiva, prescritta da uno specialista. Trattata la depressione, anche il problema col cibo si ridurrà. Per rendere i risultati duraturi è necessaria però anche una psicoterapia, che permetta di capire le cause del suo cattivorapporto col cibo.

Lettere con risposta, gli specialisti chiariscono i nostri dubbi

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