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Lettere con risposta.   Bambini

Lettere con risposta. Bambini

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Carne poco cotta, i bambini più a rischio infezione alimentare

Ho un bimbo di quattro anni che ha contratto un’infezione da stafilococco che per fortuna si è risolta nel giro di due giorni senza l’intervento di farmaci. Il nostro pediatra l’ha diagnosticata come un’infezione alimentare dovuta probabilmente a carne poco cotta. Vorrei capire se sia davvero possibile ipotizzare un’infezione di questo tipo in bambini così piccoli. (Giovanni, 36 anni, Nuoro)

Risponde Susanna Esposito, presidente Waidid (World association for infectious diseases and immunological disorders) e presidente Sitip (Società italiana di infettivologia pediatrica

È certamente possibile. Negli alimenti, infatti, certe volte sono presenti microrganismi “patogeni” e cioè batteri, virus e parassiti dannosi per la salute dell’uomo. I bambini, in particolare con meno di sei anni, sono più a rischio degli adulti perché le loro difese immunitarie non sono del tutto mature. Per ridurre la probabilità di infezioni occorre lavare bene le mani prima di manipolare qualsiasi alimento, pulire accuratamente le superfici della cucina, gli utensili e i contenitori. Occorre, poi, fare attenzione alla cottura degli alimenti: cuocere bene i cibi, in modo che anche le parti interne raggiungano una temperatura di 70 gradi e consumarli subito dopo la cottura, senza farli freddare per poi riscaldarli (una precauzione che purtroppo in qualche ristorante non è seguita alla lettera); scegliere i prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurarne l’innocuità (ad esempio il latte pastorizzato o trattato ad alte temperature); evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti e utilizzare, infine, solo acqua potabile.

Bambino irrequieto oltre i normali canoni

Ho un bambino di sette anni molto vivace e irrequieto, tanto che ha difficoltà a stare seduto e fare i compiti. Sei mesi fa ho perduto mio padre a cui era molto attaccato essendo l’unico nipotino, e da allora non vuole dormire più da solo. Il pediatra mi ha detto che potrebbe avere un Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e ci ha consigliato dei farmaci. Cosa possiamo fare per capire meglio? (Eleonora, 37 anni, Salerno)

Risponde Adelia Lucattini, psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista

L’Adhd è un disturbo da deficit di attenzione e iperattività tipico dei bambini e consiste in una difficoltà nell’autocontrollo con agitazione, irrequietezza e bisogno continuo di muoversi. Nel 70-80% dei casi si associa a disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia), ansia, tic, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione. È importante una valutazione da parte di uno psicoanalista infantile per una diagnosi corretta.

Papilloma virus, quando vaccinare?

Ho una figlia di undici anni. È presto per preoccuparmi ma il nostro pediatra ci consiglia di fare tempestivamente la vaccinazione contro il Papilloma virus.Ho molti dubbi al riguardo, non è una raccomandazione esagerata? (Viviana, 41anni, Padova)

Risponde Susanna Esposito, presidente World association for infectious diseases and immunological disorders e presidente Società italiana di infettivologia pediatrica, Milano

L’infezione da Hpv è tra le più comuni malattie sessualmente trasmesse ed è la causa necessaria perché si sviluppi il cancro del collo dell’utero. L’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie di tutti i Paesi raccomandano una vaccinazione anti-Hpv precoce già tra le pre-adolescenti come sua figlia, in un’età compresa
tra gli 11 e i 12 anni,quando la risposta immunitaria è migliore e il beneficio è massimo. La vaccinazione è efficace, inoltre, se effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale perché induce una protezione maggiore.

La dieta eccessiva di nostra figlia

Con l’avvicinarsi della primavera, mia figlia ventenne si mette a dieta perché come al solito non si piace. Ogni anno cambia, ma io sono preoccupata perché stavolta si è messa in testa di seguire una iperproteica che dicono
faccia malissimo.Che pericoli corre? (Giovanna, 51anni, Pescara)

Risponde la nutrizionista Gigliola Braga dell’università di Torino, con studi a Milano, Roma, Torino, Firenze

Le diete iperproteiche comportano rischi di vario tipo, sia sulla salute, se protratte oltre i 15 giorni, sia sul mantenimento dei risultati, perché rendono le cellule adipose fino a 10 volte più recettive. Si formano infatti i corpi chetonici per l’intervento di meccanismi biologici d’emergenza finalizzati a fronteggiare la mancanza di zuccheri indispensabili per il funzionamento del cervello. Viene l’alito pesante, cala il tono dell’umore, facilmente si perde la concentrazione, i muscoli si afflosciano, il viso diventa scavato, c’è un superlavoro per i reni e si crea un’infiammazione cellulare che nel tempo può portare avarie patologie. Senza contare che, una volta smessa la
dieta, si ingrassa più di prima.

Un criceto per la pet-therapy?

Ho due bambine di cinque e nove anni, e da tempo mi chiedono di prendere un criceto e un porcellino d’India. Sono un po’ preoccupata per allergie o malattie e mi domando se siano adatti a bambine della loro età. (Francesca, 36 anni, Grosseto)

Risponde Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista, Roma

I piccoli roditori sono animali domestici miti e adatti ai bambini. Facilmente addomesticabili e gestibili anche in appartamento, non portano malattie né provocano allergie. I bambini sono felici e rassicurati dalla loro compagnia, imparano a prendersi cura e a giocare con un essere vivente, sentendosi ricambiati nel loro affetto. Una salutare “pet therapy”. Questi piccoli animali creano infatti, nei bambini, un mondo speciale in cui fantasticare e proiettare parti di sé, sperimentando legami intimi e intensi che li aiuteranno a crescere meglio.

Il morbillo e i rischi della vaccinazione

Mio figlio non ha nemmeno due anni e ha già fatto un ciclio di vaccinazioni obbligatorie. Mi dicono che dovrei ora fargliene fare altre, tra cui anche quella per il morbillo. Io da piccola ho avuto questa malattia e non mi pare così pericolosa. È proprio necessario vaccinarlo? (Sonia, 33 anni, Padova)

Risponde Susanna Esposito, presidente World association for infectious diseases and immunological disorders e presidente Società italiana di infettivologia pediatrica, Milano

La mortalità del morbillo nei Paesi industrializzati è di uno su 10.000 casi, ma può essere elevata nei primi anni di vita e le cause di morte più frequenti sono le complicanze respiratorie e l’encefalite. Secondo i dati del Sistema di sorveglianza europeo, l’88% dei casi di morbillo registrati in Italia nel 2013 ha riguardato bambini o adulti che non erano mai stati vaccinati. Circa il 30% dei casi di morbillo può sviluppare una o più complicanze, con una maggiore frequenza nei bambini con meno di cinque anni o nei soggetti con più di 20 anni. Le complicanze più frequenti del morbillo sono: diarrea (8%), otite media (7%) e polmonite (6%). L’encefalite acuta si può verificare nello 0,1% dei casi, di solito da due giorni a tre settimane dopo l’inizio dell’eruzione cutanea, spesso con febbre alta, mal di testa, vomito, rigidità nucale, convulsioni e coma.

Mio figlio svogliato e la chitarra

Mio figlio 16enne sta andando male a scuola, è svogliato, annoiato, stanco e non esce. Però ci ha chiesto di cominciare a studiare chitarra. Io o mio marito siamo dubbiosi: temiamo che perda tempo e si isoli ancora di più.
(Michela, 39 anni, Trento)

Risponde la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista

Sembrerebbe che suo figlio stia attraversando un periodo di depressione di cui sarebbe importante comprendere i motivi per aiutarlo con un’analista. L’interesse per la musica è comunque un segnale positivo che andrebbe sostenuto e incoraggiato. Studiare uno strumento è un’attività positiva, una “disciplina” che aiuta a ritrovare il “ritmo” interno perduto e a costruire un rapporto con un’insegnante, attenuando l’ansia scolastica.

Tubercolosi pediatrica, come intervenire?

Sono la mamma di un bambino di quattro anni e sento sempre più spesso parlare di casi di tubercolosi in età pediatrica. Mio figlio è molto raffreddato e il malore non accenna a passare e sono preoccupata. Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione e come intervenire in modo tempestivo? (Antonella, 33 anni, Pavia)
 

Risponde la professoressa Susanna Esposito, presidente World association for infectious diseases and immunological disorders) e presidente Società italiana Infettivologia pediatrica

I casi di tubercolosi in età pediatrica sono purtroppo sempre più frequenti: è fondamentale la diagnosi precoce attraverso un accurato screening che consenta di attivare le cure in caso di malattia o di escluderla. Nei bambini, purtroppo, la diagnosi non sempre è facile perché nei primi anni di vita possono più facilmente avere colture negative, radiografie del torace con reperti equivoci e manifestazioni cliniche atipiche. Nei più piccoli l’evoluzione dell’infezione è rapida: nei due anni successivi all’infezione il rischio di sviluppare la malattia è del 24 per cento nei bambini tra uno e cinque anni e del 43 per cento in quelli sotto l’anno. Consiglio di portare subito suo figlio da un bravo specialista.

Il figlio dorme poco e noi la sera invece...

Mio figlio ha sette anni e la notte non riesce a dormire. Anche quando si addormenta facilmente si sveglia dopo poche ore, e in casa non dorme più nessuno. Io e mio marito siamo ancora giovani e amiamo uscire, nel weekend, con coppie di amici, portando ovviamente anche lui, ma quando ci sediamo a tavola per cenare siamo degli zombie e non riusciamo mai a goderci il tempo libero. Cosa possiamo fare? (Maria, 32 anni, Padova)

Risponde il dottor Giuseppe Mele, presidente dell’osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, Melendugno (Le)

Nella maggioranza dei bambini la difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni sono colpa di cattive abitudini durante la giornata: in oltre otto casi su dieci l’insonnia dipende da fattori psico-fisiologici legati all’organizzazione della giornata, alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alla routine data dai genitori, a cominciare dalla pessima abitudine di costringere i figli a seguirli nei locali e nei ristoranti fino a mezzanotte. Se si decide di avere un figlio si deve anche mettere in conto qualche rinuncia per il loro benessere. Il loro diritto al riposo deve essere al primo posto.

Ma l’obesità può essere ereditaria?

Mio figlio ha appena un mese ma pesa già cinque chili. Io e mio marito siamo piuttosto obesi e mi domando se possa essere affetto anche lui dal nostro stesso problema. Devo allattarlo al seno o dargli latte artificiale? Cosa mi consiglia? (Maria, 34 anni, Treviso)

Risponde il dottor Giuseppe Di Mauro, presidente della società italiana di pediatria preventiva e sociale (sipps) e specialista in chirurgia generale e medico di famiglia del territorio Gravellona Toce-Casale Corte Cerro

Dopo la nascita, il rapido incremento del peso nei primi tre, sei mesi di vita è un potente fattore predittivo di obesità. L’allattamento al seno, che è fondamentale, può essere tuttavia una spiegazione, perché i bambini allattati così tendono a guadagnare maggior peso rispetto a quelli alimentati con latte artificiale nei primi mesi di vita. Tra i fattori di rischio per l’obesità c’è anche l’esposizione agli interferenti endocrini. Le consiglio comunque di portare suo figlio da un bravo specialista. Saprà certamente darle una risposta ed eventualmente mettere in atto dei correttivi per alleviare o eliminare il problema.

Mio figlio e una certa forma di “autismo”

A mio figlio di tre anni, su richiesta dalla scuola materna poiché parla poco e ancora porta il pannolino, è stata diagnosticata una forma di “autismo”. Essendo il primo bambino abbiamo pensato che col tempo, senza forzarlo, avrebbe imparato da solo. Adesso, invece, siamo molto preoccupati perché non capiamo esattamente quanto potrà recuperare e in quanto tempo. (Francesco, 32 anni, Firenze)

Risponde Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista, Roma

I “disturbi dello spettro autistico” sono problemi neuropsichiatrici dell’infanzia che variano come sintomi, complessità e manifestazioni cliniche, le cui cause sono complesse e si ritiene sia costituzionali (neurobiologiche) sia acquisite (socio-ambientali). Una diagnosi precoce permette di iniziare subito trattamenti

riabilitativi intensivi e una psicoterapia analitica che coinvolga anche i genitori. Le cure si protrarranno fin quando sarà necessario, di solito molti anni, al fine di recuperare il più possibile capacità comunicative e d’interazione sociale, abilità personali e autonomia.
 

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