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Lettere con risposta.   Alimentazione

Lettere con risposta. Alimentazione

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Carne poco cotta, i bambini più a rischio infezione alimentare

Ho un bimbo di quattro anni che ha contratto un’infezione da stafilococco che per fortuna si è risolta nel giro di due giorni senza l’intervento di farmaci. Il nostro pediatra l’ha diagnosticata come un’infezione alimentare dovuta probabilmente a carne poco cotta. Vorrei capire se sia davvero possibile ipotizzare un’infezione di questo tipo in bambini così piccoli. (Giovanni, 36 anni, Nuoro)

Risponde Susanna Esposito, presidente Waidid (World association for infectious diseases and immunological disorders) e presidente Sitip (Società italiana di infettivologia pediatrica

È certamente possibile. Negli alimenti, infatti, certe volte sono presenti microrganismi “patogeni” e cioè batteri, virus e parassiti dannosi per la salute dell’uomo. I bambini, in particolare con meno di sei anni, sono più a rischio degli adulti perché le loro difese immunitarie non sono del tutto mature. Per ridurre la probabilità di infezioni occorre lavare bene le mani prima di manipolare qualsiasi alimento, pulire accuratamente le superfici della cucina, gli utensili e i contenitori. Occorre, poi, fare attenzione alla cottura degli alimenti: cuocere bene i cibi, in modo che anche le parti interne raggiungano una temperatura di 70 gradi e consumarli subito dopo la cottura, senza farli freddare per poi riscaldarli (una precauzione che purtroppo in qualche ristorante non è seguita alla lettera); scegliere i prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurarne l’innocuità (ad esempio il latte pastorizzato o trattato ad alte temperature); evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti e utilizzare, infine, solo acqua potabile.

Ma le bibite “senza zucchero” sono davvero senza zucchero?

Le marmellate e le bibite senza zucchero sono davvero dietetiche? (Luana, 43 anni, Livorno)

Risponde Gigliola Braga, nutrizionista

Certe volte sulle confezioni compare la tranquillizzante scritta “senza zucchero”, che non indica la totale mancanza di zuccheri, ma l’assenza dello zucchero aggiunto in quanto tale, cioè del saccarosio che però può essere sostituito dai dolcificanti. Se questi prodotti, pur a basso contenuto calorico, sono dolci, stimolano comunque l’organismo a una risposta organica che induce la fame o la continua necessità di consumarne. I prodotti migliori sono quelli che realmente non hanno né zuccheri aggiunti né dolcificanti, perché contengono solo gli zuccheri della frutta utilizzata per la loro preparazione.

Quando la dieta diventa un’ossessione e rischia di far danni

Mia sorella è ossessionata da qualche chilo in più ed è perennemente a dieta. In questo periodo ha eliminato pane, pasta e zuccheri ma è sempre stanca, l’umore ne risente e talvolta soffre di tachicardia. Tutto ciò può essere legato a questo tipo di alimentazione? (Giulia, 35 anni, Pistoia)

Risponde il dottor Michele Massimo Giulizia, presidente dell’Associazione nazionale medici cardologi ospedalieri

L’alimentazione è oggetto di un’informazione non sempre corretta e completa e ciò potrebbe determinare problemi di salute pubblica in tutte le fasce di età. Sono del parere che le diete che escludono intere classi di nutrienti siano assolutamente da bandire. Oggi va di moda una dieta a base prevalentemente di proteine e questo è sbagliato. Molti pazienti anche sani rischiano di andare incontro a un’insufficienza renale acuta per l’altissimo cumulo di proteine. Molto probabilmente sua sorella è vittima di una “moda dietetica” chiamata carbofobia. Zuccheri, grassi e carboidrati in giusta quantità devono invece far parte di una dieta completa, e bisogna stare attenti a non demonizzarli in quanto tali: il criterio deve essere quello dell’equilibrio e della moderazione. L’alimentazione umana per la salute deve prevedere un po’ di tutto, mentre attualmente vanno di moda le diete riduttive che escludono intere fasce di nutrienti o di singoli alimenti. Anche in assenza di indicazioni mediche che giustifichino questi comportamenti.

Indice glicemico, ecco a cosa serve

Sento sempre più spesso parlare di indice glicemico degli alimenti. È così importante? A cosa serve in particolare? (Giovanni, 37 anni, L’Aquila)

Risponde la nutrizionista Gigliola Braga dell’Università di Torino con studi a Milano, Roma, Torino, Firenze

L’indice glicemico è un parametro recente che indica la reale velocità di assimilazione dei carboidrati che dal punto di vista funzionale non vanno più divisi in semplici e complessi, ma si devono catalogare in base al loro indice glicemico. Quest’ultimo è espresso con un numero tanto più alto quanto più i carboidrati entrano nel sangue velocemente e quindi stimolano una forte risposta insulinica che nel tempo si ripercuote sulla possibilità di ingrassare, di contrarre il diabete e molte patologie tra cui quelle cardiovascolari.

Cereali e dieta, il giusto equilibrio

Mi hanno detto che mangiare cereali integrali fa dimagrire. È vero? (Maria, 39 anni, Sassari)

Risponde la nutrizionista Gigliola Braga dell’università di Torino, con studi a Milano, Roma, Torino, Firenze

I carboidrati integrali hanno un impatto metabolico più pacato rispetto ai raffinati. Tuttavia, se ne consumiamo troppi rispetto alle nostre necessità, non possiamo usufruire dell’effetto benefico della fibra che, rallentando l’assimilazione di questi zuccheri, riduce la possibilità di ingrassare. Per dimagrire, poi, il loro apporto deve essere proprio adeguato (né eccessivo, né scarso), perché altrimenti viene ostacolata la possibilità biologica di metabolizzare i grassi depositati, consentendo così la riduzione della massa grassa.

Succo d’arancia dopo pranzo, va bene?

Ho l’abitudine di preparare ai miei bambini il succo d’arancia dopo il pranzo. Faccio bene? Ci mettono un po’ a bere questa spremuta, anche un’ora. Perdiamo qualcosa? (Emilia, 36 anni, Pescara)

Risponde la nutrizionista Gigliola Braga dell’università di Torino, con studi a Milano, Roma, Torino, Firenze

L’arancia è un’ottima fonte di numerose sostanze fitochimiche dagli effetti salutari. Alcune esplicano un importante contributo per la protezione dal cancro, principalmente a carico dell’apparato digerente. Recenti studi ancora da confermare hanno indicato come i bambini che consumano regolarmente il succo d’arancia nei primi anni di vita, hanno un minore rischio di ammalarsi di leucemie. La spremuta va bevuta il più velocemente possibile perché il prezioso contenuto di vitamina C si impoverisce con il passare del tempo dal momento della preparazione.

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