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I Benetton già pronti a vivere e prosperare senza Autostrade

La chiave è l'operazione Abertis, così Edizione meno italiana. Il rischio: se salta la concessione, scatta il rimborso del debito

TREVISO. Una Edizione senza Autostrade per l'Italia? Per il regno delle infrastrutture dei Benetton sarebbe un dolore sopportabile. E per certi versi con alcuni aspetti positivi. Perché con l'operazione Abertis si compenserebbe.

Anche nello scenario peggiore, cioè di perdita del contributo dei 3,9 miliardi di ricavi di Aspi e del suo congruo mol, 2,4 miliardi, arriverebbero comunque i circa i 5,1 miliardi di euro di ricavi degli spagnoli. Una diversificazione geografica ben più ampia.

E, ultim ...

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TREVISO. Una Edizione senza Autostrade per l'Italia? Per il regno delle infrastrutture dei Benetton sarebbe un dolore sopportabile. E per certi versi con alcuni aspetti positivi. Perché con l'operazione Abertis si compenserebbe.

Anche nello scenario peggiore, cioè di perdita del contributo dei 3,9 miliardi di ricavi di Aspi e del suo congruo mol, 2,4 miliardi, arriverebbero comunque i circa i 5,1 miliardi di euro di ricavi degli spagnoli. Una diversificazione geografica ben più ampia.

E, ultima cosa, la possibilità di non dover trattare più con un Governo che al timone ha i 5Stelle ed è "nemico". il nodo del debito aspiTutto ciò a patto che non si perda la concessione e l'operazione avvenga tutta a livello societario.

Diversamente, la sfilza di "ma" si attiva immediatamente sul fronte del debito. Nel 2014 Atlantia, la holding che sta sopra ad Autostrade, ha trasferito una serie di emissioni obbligazionarie al piano sotto della concessionaria.

Diverse tranche che secondo la documentazione consultata ha come prima condizione di richiamo delle obbligazioni, cioè del rimborso anticipato di quel debito presso gli investitori, la revoca di tutta o parte della concessione di Autostrade.

Già nel 2016 Atlantia voleva valorizzare il 30 per cento di Autostrade. L'anno scorso, alla fine, ha chiuso vendendo circa il 11,94 per cento, così sono entrati Allianz e Silk Road nel capitale.Atlantia MinorOra però la possibilità di vedere l'asset Aspi uscire dal loro portafoglio sta diventando per i Benetton ben più che una volontà parziale di disimpegno.

Alcuni istituti di credito esposti nella holding stanno elaborando un dossier specifico. E la stessa Atlantia sta valutando l'impatto di una tale eventualità. Immaginare una nuova società depauperata di Aspi significherebbe una Atlantia di 2,5 miliardi di ricavi, rispetto ai 6 miliardi di ricavi di oggi e 1,8 miliardi di dividendi. Però avrebbe meno debito.

L'indebitamento di Atlantia è di 10,3 miliardi di euro, quello di Autostrade è di 9,1 miliardi. La nuova holding, secondo i calcoli di Mediobanca, potrebbe contare su dividendi per 300 milioni di euro dagli altri asset ma con una esposizione debitoria pari a 5,2 miliardi.

L'altra cassaforteMa Edizione non è solo Atlantia. Il net asset value (il valore del portafoglio di investimenti) che sta nella cassaforte della dinastia di Ponzano Veneto era, ai valori del 30 giugno, pari a 12,1 miliardi di euro. Di questi la metà, il 49% è rappresentato da Atlantia, 6,1 miliardi di euro.

Anche se dopo la tragedia di Genova quel valore è crollato a 4,6 miliardi di euro con le valutazioni di mercato della holding di Autostrade. Guardando ai ricavi Atlantia vale il 47% dei ricavi. Un dato che con il contributo di Abertis eleverebbe questa cifra dai complessivi 12,1 miliardi di euro attuali a 17,2 miliardi di euro.

Ma con un elemento, il peso dell'Italia verrebbe ridotto al 41%. Poi c'è parte dell'immobiliare e agricolo, vale 1,55 miliardi, con la tenuta Maccarese che sta di fianco a Fiumicino e in caso di raddoppio dello scalo darebbe 900 dei 1300 ettari necessari.

Ci sono 1,489 miliardi di investimenti in infrastrutture digitali. Autogrill e i suoi 1,395 miliardi di valore e 4,6 miliardi di ricavi, 420 milioni di mol e l'ipotesi (mai confermata ) di spinn off delle attività Usa. Una quotazione che potrebbevalere fino a 3 miliardi di dollari.

Quasi 880 milioni divisi tra il 3% di Generali e il 2% di Mediobanca, i 618 milioni di Benetton Group (il gruppo ha ricavi per 1,3 miliardi ma è in rosso). E poi la liquidità, 1,9 miliardi.