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Gs Industry, dal crac al rilancio: nuovi assunti, robot e minibond

Nel 2013 il fallimento ma una cordata di imprenditori e dipendenti l’ha salvata. Ora grazie a 3 milioni di nuova finanza un piano per conquistare Cina e Magreb

PADOVA. Avreste mai lasciato il vostro lavoro di ingegnere, un ufficio ben avviato e il temporaneo ma passionale impiego di sindaco, per redimere le sorti di un’azienda fallita?

Gs Industry nel 2013 era già nelle mani dei curatori, quando Pino Rossi, professionista, allora primo cittadino di Gallio, rispose a una sorprendente telefonata di pronto intervento con un semplice: «Ok, ci sto». Radunò in velocità 11 imprenditori e, con due ex dipendenti, ricomprò all’asta l’azienda (464 mila euro in ...

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PADOVA. Avreste mai lasciato il vostro lavoro di ingegnere, un ufficio ben avviato e il temporaneo ma passionale impiego di sindaco, per redimere le sorti di un’azienda fallita?

Gs Industry nel 2013 era già nelle mani dei curatori, quando Pino Rossi, professionista, allora primo cittadino di Gallio, rispose a una sorprendente telefonata di pronto intervento con un semplice: «Ok, ci sto». Radunò in velocità 11 imprenditori e, con due ex dipendenti, ricomprò all’asta l’azienda (464 mila euro in capitale sociale) salvando il lavoro a 40 persone delle 84 ancora operative al momento del crac.

Da allora sono passati cinque anni di duro lavoro ma l’intera squadra, dal magazziniere all’amministratore unico, ha riportato l’azienda a 18,4 milioni di ricavi con un terzo delle vendite in quota estero.

Gs Industry (la ex Gs Scaffalature nata negli anni Ottanta) costruisce oggi magazzini 4.0 e scaffali «intelligenti». Ha servito Fiat, Maserati, Lamborghini. Ora ha tra i clienti Würth e Dhl. Ma non basta aver risanato l’azienda, ora serve fare il salto.

È stato quotato ieri, grazie a Veneto Sviluppo in collaborazione con Finint e la Federazione veneta delle Bcc, un minibond da 3 milioni di euro con scadenza al 2021. I denari serviranno a finanziare il nuovo piano industriale 2018-2022 dell’azienda di Galliera Veneta (Pd) che l’anno scorso è divenuta spa. Per Veneto Sviluppo questa rappresenta l’ottava operazione dal 2016: «Il debito privato è uno strumento sempre più ben percepito e apprezzato» conferma il dg della finanziaria veneta Gianmarco Russo. «Lo strumento del minibond costa meno di un tempo all’azienda , le cedole sono passate dal 6 al 4% circa - continua Russo - rappresenta un’opportuna diversificazione ed è anche un’operazione reputazionale». Lo conferma anche Rossi: «È un’operazione trasparenza verso i nostri clienti e migliorerà i rating».

Con il nuovo piano industriale l’azienda punta ad arrivare a 76 occupati, rispetto i 65 di oggi che, comunque, comprendono 12 addetti di una cooperativa dove Gs Industry ha esternalizzato alcune lavorazioni. Quindi, al netto, saranno 23 nuovi contratti.

La strategia punta a investire in robotica e automazione 4.0, allo sviluppo di nuovi prodotti e mercati con un nuovo e-commerce logistico assolutamente inusuale per ricambi «just in time»: si ordina online e poi la consegna è diretta, business to business. In cifre, sono circa 800 mila euro di investimenti l’anno tra ricerca, brevetti, impianti e acquisizioni.

Da due giorni, intanto, l’azienda ha aumentato la produzione avviando per la prima volta i tre turni in fabbrica. L’obiettivo per la fine del piano, al 2022, è raggiungere i 28,8 milioni di euro (solo nel 2015 erano 10,3 milioni) portando il margine operativo lordo all’8-10% dei ricavi. Nel primo trimestre 2018 la dinamica del fatturato segna già +12%, gli ordini +38%. È inoltre appena entrato in azienda un nuovo robot: un pallettizzatore che «sgancerà dalla produzione personale che sarà formato e ricollocato» promette Rossi: «Adesso grazie al minibond possiamo investire in nuove presse e tagli laser». Ma anche mercati: dopo l’Europa, l’azienda padovana punta su Magreb, Messico, India, Gran Bretagna.

«Noi vendiamo soluzioni logistiche» specifica Rossi che annuncia un portafoglio ordini di 6 milioni di euro.