Si lancia dal ponte sul Brenta a Fontaniva Grave uno studente di 16 anni
Dopo un volo di otto metri è finito sul greto del fiume, la prognosi è di tre mesi. Ignoti i motivi del gesto: alle richieste dei soccorritori s’è limitato a un cenno su presunti problemi in famiglia
FONTANIVA. Un volo di 8 metri. Lo schianto, al suolo. Cercava il
buio, il sedicenne dell’Alta Padovana studente a Cittadella. Ma la
vita ha avuto la meglio: è in ospedale a Padova, 90 giorni di
prognosi, diverse fratture da guarire. E una ferita dentro da
capire. Alle 8 di ieri l’adolescente, che qualcuno descrive come
taciturno, si è incamminato lungo il guardrail del ponte sul
Brenta, a Fontaniva.
Il ragazzo lascia lo zaino a terra. E si prepara a buttarsi. Ma
qualcuno lo vede, lo richiama. Si butta ugualmente, cade in piedi,
si insacca. Dolori tremendi. Ma si salva. Stefano Rubagotti è un
agente della polizia locale di Fontaniva. È intervenuto sul posto,
ha visto tutto, ha colto ogni sfumatura: «Verso le 8 di ieri
mattina stavo facendo il servizio di viabilità per le scuole, in
centro a Fontaniva, quando mi ha chiamato una dipendente dell’U
fficio tecnico e mi ha chiesto di correre subito sul ponte perché
un ragazzo si era buttato». Scatta l’allarme: sul posto si
precipitano, l’elisoccorso del Suem di Padova, il 118 di
Cittadella, i vigili del fuoco, la polizia municipale, i
carabinieri.
«Mentre la collega dell’Ufficio tecnico passava in macchina -
racconta Rubagotti - si è accorta del ragazzo al di là del
parapetto. Ha intuito cosa poteva accadere, ha parcheggiato alla
meno peggio, correndo anche dei rischi, e si è incamminata,
velocemente verso di lui. Si è avvicinata, era a una decina di 10
metri, quando il 16 enne si è accorto di lei, si è buttato verso il
letto del fiume».
Sospeso nel vuoto, per 8 metri. Un attimo lunghissimo. Sotto non c’è
acqua che scorre. Solo ghiaino. «Di fatto, è caduto in piedi e si
è insaccato, ha appoggiato il viso per terra; non riusciva a
muoversi, se ci fossero stati anche pochi centimetri di acqua,
sarebbero bastati per annegare». I soccorsi vengono mobilitati, l’e
lisoccorso atterra sull’isolotto, i vigili si calano con delle
funi: il traffico sulla Postumia viene bloccato per operare in
sicurezza. Intanto si forma una colonna lunghissima di mezzi, i
conducenti col fiato sospeso a seguire quel che succede al di là
del parapetto.
I soccorritori si stringono tutti attorno al ragazzo. E cominciano
a chiedere, vogliono capire: perché? All’inizio, lui non vuole
neppure dire il suo nome. «Era cosciente, lamentava un dolore alla
schiena, muoveva braccia e mani, la temperatura del corpo si
abbassava sempre di più». Bisogna tenerlo vigile, attivo. «Hanno
cominciato a chiedergli se avesse litigato con la ragazza, ma ha
scosso il capo. E poi: hai litigato con i tuoi? E’ rimasto
zitto».
Viene immobilizzato e caricato in elicottero, sempre sotto lo
sguardo di centinaia di automobilisti, entrambi i sensi di marcia
restano bloccati per oltre un’ora. Arriva a Padova e viene
sottoposto a diversi accertamenti; in un primo momento si teme per
la mobilità delle gambe, poi la Tac restituisce speranza. È
ricoverato in ortopedia, ha il bacino fratturato. Ma è vivo. Anche
se il suo travaglio interiore, al momento, resta ancora un mistero.
(09 febbraio 2010)