Sabatini esonerato, nuovo mister
Ora il Padova è penultimo in classifica
A Piacenza i padroni di casa vincono 1-0, per i biancoscudati nona sconfitta in undici partite
di Stefano Edel
Carlo Sabatini
PADOVA. Paga per tutti Carlo Sabatini, con l’esonero, ma il Padova
squadra ha fallito clamorosamente la prova d’appello, l’ultima di
una serie infinita, contribuendo in modo decisivo al cambio di
allenatore, dopo tre giornate del girone di ritorno. Piacenza, con
la nona sconfitta in undici partite, ha segnato il capolinea dell’e
sperienza biancoscudata per il 49enne tecnico umbro, l’artefice
della storica promozione in serie B, dopo 11 anni vissuti dai
tifosi ad ingoiare rospi indigesti. Via lui, certo, ma c’è un
intero gruppo che finisce sotto processo.
Il toto-mister non è complicato, stavolta. La rosa è ristretta a
cinque nomi, che vi proponiamo in rigoroso ordine alfabetico:
Daniele Arrigoni, Silvio Baldini, Luigi Cagni, Giancarlo Camolese e
Andrea Mandorlini. Se quindici giorni fa ci eravamo apertamente
sbilanciati per un ritorno dell’ex interista, il cui debito di
gratitudine nei confronti di Cestaro e della piazza dev’essere
ancora saldato, dopo quella fuga verso Siena (e la serie A) che
lasciò molto amaro in bocca al patron e all’ambiente, oggi siamo
più scettici sul fatto che possa essere lui a sedersi sabato
prossimo in panchina contro il Frosinone: perché era già tutto
fatto, dopo la sconfitta con la Reggina, e solo l’intransigenza del
presidente del Cluji, che non vuole concedergli la liberatoria per
sciogliere il vincolo che lo lega alla squadra romena e farlo
riapprodare nel calcio italiano, ha vanificato il buon esito dell’o
perazione. Se il tecnico di Ravenna non ottiene il via libera
(assai complicato), il ballottaggio dovrebbe essere fra Arrigoni,
il più accreditato, e Camolese.
Allarme rosso. In attesa della decisione,
ripercorriamo l’ultima, dolorosa stazione della via Crucis che
Sabatini e i giocatori hanno percorso da due mesi e mezzo in qua.
Aggrappati con la forza della disperazione all’estremo appiglio
concesso loro per evitare di cadere nel precipizio, Bovo & C.
hanno mancato ancora una volta la presa piombando a testa giù nel
burrone della zona retrocessione: ora sono penultimi, raggiunti dal
Mantova e appaiati alla Reggina, ma scavalcati proprio dai
biancorossi emiliani, ai quali hanno lasciato ben più dei 3 punti
vitali della posta in palio ieri. La sensazione palese emersa al
termine dei 97’ in cui si è giocato è stata infatti quella di un
gruppo impotente, sfiduciato, dove anche i pochi elementi di
personalità (Italiano e Vantaggiato, tanto per citare due nomi)
faticano terribilmente a scuotere dalla paura gli altri e dove
molti hanno smarrito il senso elementare del muoversi con
raziocinio e profitto.
Squadra smarrita. Non ci vengano a dire che l’ennesimo
k.o. è la conseguenza del classico episodio contrario o di un
attimo di distrazione pagato a caro prezzo, e che l’impegno e la
voglia di reagire comunque non sono mancati. Ci mancherebbe altro
che fosse accaduto il contrario, dopo tutti i bei discorsi fatti in
15 giorni sull’ansia di riscatto e sulla ferma intenzione di dare
una sterzata al momento nero! Il Padova del Garilli, purtroppo, ha
confermato impressioni negative emerse e consolidatesi giornata
dopo giornata: quelle di una squadra imbarazzante nel modo di stare
in campo e di proporre calcio, con i soliti, scontati lanci lunghi
per attaccanti che tutto sono fuorché giraffe in grado di saltare
sempre più in alto dei difensori avversari e con un’unica
alternativa tattica efficace che funzionava ad intermittenza, l’a
ffondo sulla sinistra di Renzetti chiuso dal cross.
Grazie comunque. Troppo poco per pensare di fare strada in
serie B, dopo aver, sì, entusiasmato all’inizio, ma consentendo
anche agli altri di studiare le più efficaci contromisure per
neutralizzare le armi a disposizione della «matricola». Occorrono
un cambio di mentalità, una svolta radicale e, soprattutto, un
altro spirito in campo. A Sabatini, e sia detto senza retorica, il
«grazie» per ciò che ha fatto in passato resterà scolpito
idealmente a caratteri cubitali. Ma il calcio è spietato anche con
gli eroi: e qui nessuno può più permettersi di far prevalere il
sentimento sulla ragion di stato, ovvero la salvezza ad ogni costo.
(07 febbraio 2010)