Immigrazione, il Veneto apre la porta alle venticinquemila badanti irregolari
Valdegamberi: «Serve una corsia preferenziale per regolarizzare le assistenti familiari»
VENEZIA. Venticinquemila “fantasmi”. Tante sono le
badanti - assistenti familiari, colf, baby sitter che dir si voglia
- irregolari in Veneto. Almeno secondo l’assessorato alle Politiche
sociali, secondo cui le clandestine che assistono gli anziani sono
più di quelle regolari. «Un anno fa ho lanciato un appello affinché
le badanti potessero godere di una corsia preferenziale per la
regolarizzazione - sostiene Stefano Valdegamberi - certi problemi
vanno affrontati con il cervello, non con la pancia».
«Portare alla luce la realtà delle badanti significa aiutarci a
lavorare meglio - prosegue Valdegamberi - assicurare maggiori
garanzie alle famiglie con contratti agevolati e formazione alle
persone che assistono i nostri cari». Valdegamberi sfata alcuni
luoghi comuni: «Ci sono cittadini che mi chiedono raccomandazione
per riuscire a regolarizzare la badante - spiega - dopodiché si
trovano di fronte ad un decreto flussi che ne accoglie un quarto.
Sono dei criminali per questo? Benissimo, portiamoli tutti in
tribunale ed espelliamo le loro assistenti, dopodiché qualcuno si
farà carico delle spese sanitarie per ospitare gli anziani in casa
di riposo, dato che non mi risulta che le italiane siano ancora
disposte a sostituirsi alle straniere». Sulla stessa strada anche
don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas del Nordest:
«A noi non interessano le polemiche - spiega - basti pensare che
nell’aprile del 2002, tre mesi prima della Bossi-Fini, l’O
sservatorio della Caritas aveva portato alla luce il problema della
clandestinità tra le badanti». L’istituto di ricerca delle Acli
stima che in Italia le irregolari siano circa 700.000, 600.000 le
regolari. Dal canto suo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi
assicura che «la legge sulla sicurezza non si applica in modo
retroattivo, ovvero su coloro che hanno lavorato fino ad oggi ma
che sono senza permesso di lavoro».
«Cosa significa, se non che la situazione gli è già scappata di
mano? - domanda Sandonà - fino a ieri non erano perseguibili, ma
cosa succede d’ora in poi? Non potranno più andare a trovare i
figli perché se tornano saranno arrestate? Bisogna guardare in
faccia la realtà: così il problema non si risolve». Comunque lo si
guardi: «Per una questione di spese e di quanto costerebbe allo
Sato sopperire a 700.000 badanti - spiega -; perché non si può
pensare di processare e punire 1.200.000 italiani; perché in questo
modo si soffia sul fuoco della paura e del pregiudizio e perché è
insostenibile dal punto di vista legale. E ancora perché in questo
modo si rafforza la criminalità e si espongono i cittadini a
pandemie. Sarebbe servita una legge condivisa, non propagandistica.
Una legge più vicina a quella spagnola in cui se dimostri di avere
casa e lavoro vieni regolarizzato. In questo modo si toglie potere
alla criminalità e ci guadagnano l’Inps, le tasse e l’inclusione. L’
immigrazione irregolare non si ferma, si contiene».
Insolitamente moderato, infine, l’approccio del vicesindaco di
Treviso: «Non si può fare una regolarizzazione generalizzata -
sostiene Giancarlo Gentilini - lo Stato dovrebbe aiutare con
contributi economici le famiglie che non possono regolarizzare le
badanti. Così chi ha i requisiti può essere regolarizzato. Il
numero dei raccoglitori di pomodori si può forse ridurre, ma le
badanti sono necessarie. Io non propongo sanatorie ma pretendo che
vengano messe in regola e bisogna affrontare la questione anche
caso per caso».
Dal canto suo il consigliere regionale Raffaele Zanon (Pdl) dice
«no a sanatorie indistinte, sì a regolarizzazioni serie per le
badanti che hanno i requisiti. Occorre procedere con una seria
regolarizzazione di coloro che si trovano sul territorio e hanno i
requisiti per poter essere regolarmente posti al servizio delle
famiglie con tutte le tutele dal punto di vista sociale». Ma non
finisce qui: secondo la Cgil in Veneto sono complessivamente 75
mila gli immigrati a rischio clandestinità: 50 mila irregolari cui
si aggiungono i 25 mila che hanno perso il lavoro negli ultimi 12
mesi.
(07 luglio 2009)