Il Veneto apre al nucleare
Ipotesi di una centrale sul territorio: Galan e Tomat possibilisti. Il governatore: "Disponibili a questo tipo di ragionamento". L'industriale: "Nessuna preclusione"
Una centrale nucleare francese
VENEZIA. Il Veneto apre al nucleare. Dopo il via
libera del Parlamento all’energia atomica, il presidente del Veneto
Giancarlo Galan e il numero uno degli industriali Andrea Tomat si
dicono disponibili di fronte all’eventualità di accogliere una
centrale nucleare all’interno della Regione. E chissà se tra i
nuovi criteri di scelta dei siti - attesi entro sei mesi - la
disponibilità sarà tra quelli in grado di far pendere l’ago della
bilancia.
Nucleare. A margine del convegno che si
è tenuto a Padova su “paesaggio e infrastrutture” il governatore ha
ribadito la sua posizione: «Non siamo khomeinisti sul nucleare.
Dico solo che bisogna vedere il sito, fare le valutazioni. E questo
tocca ai tecnici. Io ho sempre detto che il Veneto non è
pregiudizialmente contrario e che siamo disponibili a questo tipo
di ragionamento». Sulla stessa linea Tomat: «Non c’è alcuna
preclusione da parte nostra alla produzione di questa fonte di
energia. Certo il nostro territorio è fortemente antropizzato e
questo richiede la ricerca di zone che garantiscano la piena
sicurezza. Ma se ci sono i siti adatti, il nucleare va preso in
considerazione».
Le reazioni. Un dibattito in Consiglio -
convocato per mercoledì, alla presenza dello stesso presidente del
Veneto - sul nucleare per «arginare le scelte unilaterali del
presidente». La richiesta, con una lettera indirizzata al
presidente del Consiglio regionale Marino Finozzi, arriva dal
capogruppo del Pd Giovanni Gallo, mentre il Verde Bettin annuncia
un referendum. «Non c’è dubbio - spiega Gallo - che la Regione sarà
chiamata a prendere posizione circa l’ipotesi di insediare sul
nostro territorio un impianto nucleare. A tal proposito esprimo
tutta la preoccupazione del gruppo consiliare del Pd. La
disponibilità di Galan, rischia di assumere la valenza di un
impegno preso con il governo nazionale». Accettare fughe in avanti
di un solo uomo che decide per tutti - sostiene quindi -
significherebbe la definitiva delegittimazione del Consiglio.
Adriatica. Il presidente del Veneto ha
approfittato quindi del convegno per lanciare una sfida, o meglio,
dare un “compito” agli imprenditori: «Agli industriali veneti - ha
rilevato, rivolgendosi a Tomat - do un compito: comperare la
società Adriatica di navigazione. Non possiamo lasciarci sfuggire
questo momento: possiamo entrare in una partita europea che può
portare Venezia ad avere le caratteristiche per non portare più gli
industriali di quest’area d’Europa ad andare a Rotterdam o Amburgo.
Non possiamo permettere che i cinesi ci vengano a dire quale tratta
devono fare le nostre navi. Ma servono progettualità e
coraggio».
Tav. Spazio quindi all’eterna polemica per il
mancato finanziamento del tratto veneto dell’alta velocità: «E’ un
errore storico inaudito aver scelto altri percorsi - ha
sottolineato Galan in contrasto con il “suo” governo - ritengo che
sia un vantaggio avere una grande nazione alle spalle, ma all’I
talia conviene avere il Nord che traina il resto del Paese che, si
spera, meno sprecone. Qualunque governo dovrebbe privilegiare
questo sistema per una semplice questione di interesse: il
progresso veneto è il progresso per l’intero sistema. E invece si
sta perdendo del tempo».
La proposta. Tra le idee per migliorare il
sistema infrastrutturale il governatore rispolvera, infine, una
vecchia idea: «Quando ancora c’erano le lire, avevo invitato gli
industriali a istituire un fondo per le grandi opere. Un miliardo
ciascuno: se così fosse stato forse avremmo avuto il Passante
prima».
La polemica. Attacca la burocrazia come freno
allo sviluppo il presidente della Provincia di Treviso: «Il governo
deve produrre norme, come già la legge obiettivo, che permettano di
infrastrutturare superando la burocrazia» ha detto Muraro.
(11 luglio 2009)