Il Bo annuncia l’aumento delle tasse
Il rettore Zaccaria: inevitabile se il Governo confermerà i tagli agli atenei
«Gli studenti e le loro famiglie sono avvertite: senza una
correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle
università, tale da scongiurare un taglio consistente al fondo di
finanziamento ordinario, gli atenei saranno costretti ad aumentare
le tasse». Il rettore del Bo Giuseppe Zaccaria sottoscrive l’a
ppello che i tredici atenei che fanno capo ad Aquis (l’associazione
per la qualità delle università italiane statali) ha inviato al
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Governo e al
Parlamento «Per salvare il sistema delle università pubbliche in
Italia e per evitare di uscire definitivamente dall’area europea
della formazione superiore».
L’appello, accanto a quella di Padova, raccoglie le adesioni di
Bologna, Chieti-Pescara, le università della Calabria e del
Salento, la milanese Bicocca, Modena e Reggio Emilia, l’università
politecnica delle Marche, i politecnici di Milano e Torino,
Roma-Tor Vergata, Trento, Verona e, infine, Catania. Tre pagine
inequivocabili e un messaggio rivolto al ministro dell’Istruzione
Maria Stella Gelmini. Il dito puntato sul suo disegno di legge di
riforma dell’università, approvato dal consiglio dei ministri
mercoledì scorso e ora in fase di iter parlamentare (se le Camere
diranno sì, il ddl diverrà legge). «I rettori Aquis - si legge nel
documento - esprimono il loro apprezzamento per la volontà del
ministro di realizzare, tramite il ddl, un intervento che tocchi i
nodi irrisolti con proposte in buona parte condivisibili e
confermano la disponibilità e l’intenzione a discuterne
serenamente, ma - contrattaccano - giudicano realizzabile la
riforma solo a condizione che essa sia finanziariamente
sostenibile».
Il che significa, testuali parole, «Contestualizzata in un quadro
di radicale revisione della manovra economica dello scorso anno». I
13 atenei fanno scudo contro un ddl considerato ambizioso, eppure
fumoso. Pretendono voce in capitolo. E avvertono: «Ci troveremo
costretti a presentare per il 2010 bilanci di previsione con
deficit previsti e considerati di consistente entità». Questo
destino non risparmierà nemmeno le università indicate come
«virtuose» dalla classifica stilata dal ministero.
E ancora: «Non è in alcun modo pensabile poter realizzare
operazioni di redistribuzione su base qualitativa con risorse
pesantemente decrescenti», critica Aquis. In questo contesto, poi,
l’Italia, secondo i rettori, resta il fanalino di coda dell’Europa:
«La politica dei tagli indiscriminati del finanziamento pubblico
per le università è in controtendenza rispetto a quanto avviene nei
paesi europei più vicini a noi; in Francia, Spagna e Germania -
spiegano - i Governi stanno realizzando azioni di finanziamento
mirato».
Sono queste, dunque, le motivazioni che spingeranno le università
Aquis ad aumentare le tasse studentesche: «Con una lettera agli
studenti e alle loro famiglie, in modo puntuale e dettagliato», si
legge «ci impegnamo a spiegare loro perché siamo costretti ad
affrontare una scelta tanto dolorosa e spiacevole, quanto
inevitabile e obbligata». Una scelta che ricadrà sulle spalle degli
oltre 60 mila studenti del Bo. E Aquis parla di «aumenti
sensibili».
(03 novembre 2009)