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giovedì 29.07.2010 ore 20.21
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Il Bo annuncia l’aumento delle tasse

Il rettore Zaccaria: inevitabile se il Governo confermerà i tagli agli atenei
«Gli studenti e le loro famiglie sono avvertite: senza una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, tale da scongiurare un taglio consistente al fondo di finanziamento ordinario, gli atenei saranno costretti ad aumentare le tasse». Il rettore del Bo Giuseppe Zaccaria sottoscrive l’a ppello che i tredici atenei che fanno capo ad Aquis (l’associazione per la qualità delle università italiane statali) ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Governo e al Parlamento «Per salvare il sistema delle università pubbliche in Italia e per evitare di uscire definitivamente dall’area europea della formazione superiore».

L’appello, accanto a quella di Padova, raccoglie le adesioni di Bologna, Chieti-Pescara, le università della Calabria e del Salento, la milanese Bicocca, Modena e Reggio Emilia, l’università politecnica delle Marche, i politecnici di Milano e Torino, Roma-Tor Vergata, Trento, Verona e, infine, Catania. Tre pagine inequivocabili e un messaggio rivolto al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Il dito puntato sul suo disegno di legge di riforma dell’università, approvato dal consiglio dei ministri mercoledì scorso e ora in fase di iter parlamentare (se le Camere diranno sì, il ddl diverrà legge). «I rettori Aquis - si legge nel documento - esprimono il loro apprezzamento per la volontà del ministro di realizzare, tramite il ddl, un intervento che tocchi i nodi irrisolti con proposte in buona parte condivisibili e confermano la disponibilità e l’intenzione a discuterne serenamente, ma - contrattaccano - giudicano realizzabile la riforma solo a condizione che essa sia finanziariamente sostenibile».

Il che significa, testuali parole, «Contestualizzata in un quadro di radicale revisione della manovra economica dello scorso anno». I 13 atenei fanno scudo contro un ddl considerato ambizioso, eppure fumoso. Pretendono voce in capitolo. E avvertono: «Ci troveremo costretti a presentare per il 2010 bilanci di previsione con deficit previsti e considerati di consistente entità». Questo destino non risparmierà nemmeno le università indicate come «virtuose» dalla classifica stilata dal ministero.


E ancora: «Non è in alcun modo pensabile poter realizzare operazioni di redistribuzione su base qualitativa con risorse pesantemente decrescenti», critica Aquis. In questo contesto, poi, l’Italia, secondo i rettori, resta il fanalino di coda dell’Europa: «La politica dei tagli indiscriminati del finanziamento pubblico per le università è in controtendenza rispetto a quanto avviene nei paesi europei più vicini a noi; in Francia, Spagna e Germania - spiegano - i Governi stanno realizzando azioni di finanziamento mirato».

Sono queste, dunque, le motivazioni che spingeranno le università Aquis ad aumentare le tasse studentesche: «Con una lettera agli studenti e alle loro famiglie, in modo puntuale e dettagliato», si legge «ci impegnamo a spiegare loro perché siamo costretti ad affrontare una scelta tanto dolorosa e spiacevole, quanto inevitabile e obbligata». Una scelta che ricadrà sulle spalle degli oltre 60 mila studenti del Bo. E Aquis parla di «aumenti sensibili».
(03 novembre 2009)
 
 
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