L'ex parroco di Monterosso sotto inchiesta
Fatture false per avere contributi
Indagini sui conti di don Sante
di Paola Baron
La bufera che sta travolgendo Sante Sguotti, l’ex parroco di
Monterosso (che ora vive a Lovertino insieme alla sua compagna
Tamara Vecil e a suo figlio) sembra solo all’inizio. L’altro ieri i
finanzieri della Compagnia di Padova comandati dal capitano Roberto
Di Resta si sono presentati nell’abitazione di Sguotti e hanno
sequestrato quattro computer portatili, il suo pc e numerosi
documenti cartacei. Un’iniziativa del magistrato Silvia Scamurra
che ha aperto un fascicolo nei confronti dell’ex parroco della
piccola parrocchia di Abano, aperto dopo un esposto presentato alla
polizia municipale del Comune di Abano che ha dovuto chiedere l’a
usilio dei finanzieri per evitare problemi di procedura durante la
perquisizione.
Sante Sguotti per ora risulta indagato per appropriazione indebita
di denaro pubblico e di truffa: circa 50 mila euro. Nel mirino
lavori mai eseguiti dalle ditte indicate alle gradinate del campo
sportivo parrocchiale e nella chiesa di San Bartolomeo. Ma
regolarmente finanziati da Regione e Fondazione Cariparo.
Secondo l’accusa, infatti, l’ex parroco avrebbe prodotto documenti
falsi per ottenere finanziamenti sia pubblici che privati. Al
vaglio degli inquirenti ci sarebbero almeno cinque fatture
presentate da Sguotti, fatture intestate a ditte edili realmente
esistenti, ma che, oltre a non aver mai eseguito lavori nella
parrocchia di Monterosso probabilmente sono sapevano nemmeno dell’e
sistenza di queste fatture. Nello specifico l’ex prete e ora papà è
accusato di aver chiesto e ottenuto un contributo dalla Regione
Veneto di 20 mila euro (nel marzo del 2007) per opere edili e di
ristrutturazione e riqualificazione delle gradinate del campo da
calcio, denaro ottenuto utilizzando diverse fatture di due società
edili che apparentemente non sono mai state emesse. (E qui si
configura il reato di utilizzo indebito di soldi pubblici).
Altri 30 mila euro Sante Sguotti, (sempre nel 2007), li avrebbe
chiesti e ottenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e
Rovigo. Il contributo doveva servire per il restauro della chiesa
di San Bartolomeo a Monterosso. Anche in questo caso l’accusa
sospetta che l’ex parroco abbia utilizzato fatture apparentemente
emesse, forse fatte e stampate utilizzando la tecnica «copia e
incolla». Se quest’accusa verrà dimostrata potrebbe configurarsi
anche il reato di truffa.
Gli investigatori sono convinti di riuscire a chiarire la faccenda
in fretta. Anche perché sembra che don Sante Sguotti sia maniacale
nello scrivere tutto. I militari della Finanza gli hanno trovato
agende fitte di nomi, date, cifre, progetti, pensieri e previsioni.
E non è escluso che già nei prossimi giorni le Fiamme gialle
chiedano al pm di poter sequestrate tutte le documentazioni
bancarie che riguardano i compensi ottenuti da Sante Sguotti grazie
ad apparizioni in tv, vendite di libri e interviste esclusive.
(11 aprile 2008)