Muore a 42 anni dopo essersi vaccinato
Inchiesta della Procura della Repubblica sul decesso nel reparto di Rianimazione di Bruno Armani, 42 anni, operaio meccanico di Ponte San Nicolò e padre di un bambino di 9 anni. L'uomo tre giorni dopo la vaccinazione contro l’influenza di stagione è stato colpito da una serie di emorragie e infine anche operato al cervello. I familiari: "Era sano e sportivo"
L'abitazione di Bruno Armani
PADOVA. Come ogni anno, o quasi, si era sottoposto
al vaccino antinfluenzale stagionale. Tre giorni più tardi ha
cominciato a star male: la lingua e i linfonodi erano gonfi, nelle
mucose della bocca presentava ulcerazioni e sanguinamenti, sempre
più forti le emorragie al naso. Su consiglio del medico di base, si
è rivolto al pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera di Padova
dove è stato ricoverato per accertamenti nelle ore successive.
Nella sua casa di Ponte San Nicolò, via San Basilio 30, non è più
tornato Bruno Armani, 42 anni compiuti l’11 aprile scorso, una
moglie e un figlio che compie 9 anni oggi. Nell’arco di dieci
giorni le sue condizioni sono precipitate. Operato per una sospetta
emorragia cerebrale, il 16 novembre scorso è morto senza essersi
più ripreso. Sgomenta, la famiglia si è affidata all’avvocato
padovano Lucia Rupolo che ha presentato in procura un esposto. E il
pubblico ministero Sergio Dini ha aperto un’inchiesta. Nessun
indagato al momento.
TANTI INTERROGATIVI. Perché è morto Bruno Armani?
Che cosa ha provocato l’emorragia cerebrale e, prima ancora, quella
serie di sanguinamenti sempre più violenti e frequenti che lo
avevano colpito? E ancora: in quella tragica e veloce fine può aver
avuto un ruolo il vaccino antinfluenzale stagionale che aveva
provocato al braccio dell’uomo una «petecchia», un’emorragia di
piccole dimensioni dovuta a problemi di coagulazione che si
manifesta con macchie puntiformi di colore rosso porpora? A tutti
questi interrogativi cercherà di rispondere l’indagine del pm Dini
che, oggi alle 10, affiderà a un esperto il compito di svolgere l’a
utopsia sul corpo di Bruno Armani. Anche i familiari nomineranno un
consulente di parte.
LA CRONISTORIA. Bruno Armani è sempre stato un
uomo in buona salute. Tutto famiglia e lavoro, con qualche
passione, come quella per il calcio (giocava nel Voltaroncaglia).
Di professione era manutentore meccanico in un’azienda di Noventa
Padovana specializzata nella produzione di vaccini per animali. È
martedì 3 novembre quando Bruno Armani si fa iniettare il vaccino:
una forma di prevenzione che adotta quasi tutti gli anni per
evitare l’influenza. Tre giorni più tardi i primi malesseri: la
lingua e i linfonodi si gonfiano e piccole emorragie compaiono in
bocca. Poi inizia a perdere sangue dal naso. All’inizio i disturbi
sembrano fonte solo di fastidio. Ma il quadro cambia ben presto: i
sanguinamenti diventano sempre più forti. Preoccupato, Bruno Armani
chiama il medico di famiglia e quest’ultimo lo indirizza al pronto
soccorso dell’Azienda ospedaliera dove il paziente arriva in
serata. Scattano gli accertamenti diagnostici: gli esami del sangue
rivelano un’alterazione dei valori che impongono un approfondimento
del caso, in particolare una piastrinopenia ovvero una sensibile
riduzione del numero delle piastrine al di sotto della norma.
Bruno Armani è ricoverato in medicina per uno screening generale.
I disturbi non passano. Una settimana più tardi l’improvviso e
imprevedibile peggioramento. Il quarantaduenne viene colpito da
convulsioni. Sedato, è sottoposto alla Tac che rivela una sospetta
emorragia cerebrale. Per i medici non c’è tempo da perdere: la
mattina di sabato 14 novembre Bruno va sotto i ferri per un
intervento al cervello che dura alcune ore. Uscito dalla sala
operatoria, è trasferito nel reparto di Terapia
intensiva-Rianimazionea del Giustinianeo. Non si riprenderà più.
Due giorni più tardi, lunedì, la morte.
L’ESPOSTO. Una morte impensabile fino a pochi
giorni fa. E, soprattutto, per nulla chiara. Che cosa ha provocato
l’emorragia cerebrale e i sanguinamenti che avevano convinto i
medici a ricoverare Bruno Armani? Come spiegare la «petecchia» sul
braccio appena fatto il vaccino? «La famiglia è sconvolta di fronte
a questa morte repentina e inaspettata. E vuole capire che cosa è
davvero accaduto e le cause del decesso. Confidiamo che gli
accertamenti disposti dal pubblico ministero Sergio Dini daranno
tutte le spiegazioni» spiega l’avvocato padovano Lucia Rupolo che
ha redatto l’esposto. Non lanciano accuse i familiari. Non tirano
in campo responsabilità di chicchessia. Vogliono solo capire perché
il loro congiunto, che era una persona in ottima salute, è spirato
nell’arco di una decina di giorni.
(20 novembre 2009)