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mercoledì 10.02.2010 ore 00.31
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La disperazione dei sindaci

di Omar Monestier
Quando l'insicurezza percepita raggiunge i livelli toccati in Veneto, i nostri sindaci mettono fuori la testa e si prendono un sacco di legnate. Eppure, avete mai visto qualcun altro avanzare un'idea? A Roma? A Venezia? I tre elementi della questione Cittadella, che tanto sta animando il dibattito sono:
Sicurezza-Territorio-Politica. Partiamo dall'ultimo che si lega intimamente al primo.

Non c'è stata una buona politica dell'immigrazione, né con il governo di centrodestra, che tanto ha strepitato ma che nulla ha fatto, per esempio quando l'Unione europea ha dato il via libera all'ingresso della Romania, né con l'attuale governo di centrosinistra che, borioso e pieno di sé per una vittoria elettorale di cui non ha compreso subito l'esiguità, ha esibito un'idea dell'accoglienza che in Italia non esiste. Che non c'è più.

Le zone ricche del Paese sono state travolte da un'ondata migratoria imponente, spesso illegale,
a volte violenta. Che ha generato reddito e servizi ma anche paura. Riconoscerlo non vuol dire
fare razzismo. Che c'entra il razzismo? La Politica non decide più nulla, né a destra né a sinistra. I fenomeni sociali vengono affrontati solo nel teatrino tv di Vespa. Il Parlamento dorme.

Non si spiega altrimenti il successo del libro «La Casta» della coppia Rizzo-Stella. Sull'immigrazione, l'inerzia, lo scontro ideologico sono prevalenti sull'analisi lucida e bipartisan che l'impellenza richiederebbe. Il confronto è mediatico e poggia sull'esibito buonismo rifondarolo del ministro Ferrero, da un lato, e sull'aggressione verbale dell'asse Lega-An, dall'altro. Tutto qua. Si può costruire una seria politica dell'immigrazione così? No, non si può.

Secondo punto, quello centrale fra i tre: il Territorio. Davanti alla spaventosa incapacità statale di affrontare un fenomeno imponente come la migrazione di milioni di persone, che cosa accade? Gli ultimi terminali delle nostre istituzioni democratiche, quei poveri cristi dei sindaci, si vedono rovesciare addosso tutto: l'insoddisfazione dei cittadini, la paura (quella vera e quella inventata), la gestione dei danni causati da centinaia di poveri vaganti da una città all'altra, alla ricerca di un mezzo per sopravvivere. Il sindaco non è ancora dentro la Casta, non è un parlamentare eletto per cooptazione dai partiti. I suoi elettori li trova per strada tutti i giorni e ne raccoglie le doglianze.


Il sindaco di Cittadella Massimo Bitonci non è un celodurista come Giancarlo Gentilini. Amministra però un'area fra le più ricche del Veneto, dove la spinta migratoria è fortissima, dove la microcriminalità spaventa. Nessuno si sogna di cacciare gli stranieri, ma il sindaco si domanda come impedire che il loro numero cresca a dismisura, trasformando un esempio di convivenza, com'è oggi l'Alta Padovana, in un terreno di conflitto sociale. Bitonci è una persona misurata, pacata. Cosa può fare? La sua risposta è una lunga ordinanza, pensata con gli avvocati per essere a prova di ricorso. Non è un atto di per sé particolarmente originale. Lo definirei un gesto di disperazione, un atto di denuncia, una forma ragionata di provocazione, che ha assunto i toni della crociata leghista solo perché Treviso e Verona se ne sono subito impossessati.

Non è una crociata. Fa il verso alla corsa parossistica di Walter Veltroni, nel disperato tentativo di dare un calcio negli stinchi al governo. E non funzionerà. Il governo è sordo, il Parlamento ignaro, la Regione impotente. Io penso che Cittadella lanci all'Italia il grido di dolore della periferia dell'Impero, sapendo che nessuno lo coglierà. E' un modo sbagliato per affrontare una questione vera, reale, tangibile. Né di destra né di sinistra. Per questo, invece di chiedersi se esista un sistema chiaro di controllo dei flussi migratori, la nostra Politica nazionale leggerà del caso Cittadella e farà spallucce, oscillando fra critiche ed elogi. Intanto il tempo passa e, senza una nuova legge elettorale, questa classe di inetti di destra e di sinistra non riusciremo a mandarla a casa.
(17 novembre 2007)
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