Affitti in nero, evasi 700 mila €
Otto proprietari su dieci non regolarizzano i contratti. La Finanza smaschera un malcostume non solo padovano: importante la collaborazione degli studenti
Chi affitta agli studenti universitari lo fa quasi sempre in nero
ed evade le tasse. Ciò che fino all'altro giorno era considerato un
assioma, ora è stato dimostrato dalla guardia di finanza. Infatti,
su un campione di un centinaio di proprietari di appartamenti
affittati a studenti fuori sede (che studiano all'Università di
Padova), l'80 per cento è risultato fuori regola. Alcuni
dichiaravano solo il 10 per cento di ciò che percepivano, altri
sono risultati evasori totali (fra loro anche due fratelli
proprietari di 34 case).
Ciò che finora era considerato un assioma, dunque, ha stavolta
prodotto risultati «scontati» se si vuole, ma certamente
incredibili grazie alle Fiamme Gialle. Incredibili in quanto per la
prima volta anche gli studenti si sono ribellati al «sistema» (che
a ben guardare non conviene nemmeno a loro), permettendo di
smascherare gli aguzzini. Gli uomini del colonnello Ivano Maccani
(comandante provinciale della Guardia di Finanza), infatti, hanno
accertato un'evasione totale di oltre 700 mila euro, sequestrato
cinque immobili per un valore di un milione di euro (affittati a
pseudo studentesse sudamericane che in realtà erano prostitute) e
scoperto 17 evasori di cui tre totali. I militari sono arrivati
agli evasori dopo uno screening di migliaia di posizioni
confrontando le banche dati di Comune, Università, Esu, Usl.
Partendo dai nominativi dei 43 mila studenti fuori sede iscritti
all'Università di Padova, gli investigatori hanno trovato 10 mila
posizioni anomale (i cui dati confrontanti non combaciavano). Da
queste 10 mila posizioni, 900 sono risultate «fuori norma», ovvero
caratterizzate da indici di pericolosità, tanto per utilizzare il
linguaggio tecnico degli investigatori. Che hanno deciso di inviare
i primi 80 questionari: i risultati sono stati sorprendenti.
L'ottanta per cento delle prime 50 posizioni analizzate sono
risultate fuorilegge. Nel dettaglio, 17 sono stati i proprietari
sottoposti ad accertamenti e 48 gli immobili interessati. Ma ciò
che ha sorpreso di più i finanzieri è che agli 80 questionari hanno
risposto 109 studenti universitari fuori sede e 7 lavoratori
stranieri (rumeni e ungheresi). Dunque un numero maggiore rispetto
alle persone interpellate, segno inequivocabile che non è vero che
gli studenti sono contenti di pagare in nero perché pagano di
meno.
Quello dello scandalo degli affitti in nero agli studenti
universitari è un cavallo di battaglia del colonnello Maccani che
già il giorno del suo insediamento (nell'ottobre scorso) aveva
dichiarato guerra a un malcostume che è più che altro un reato,
come ha sottolineato ieri mattina a Palazzo Moroni il sindaco
Flavio Zanonato. Ieri i primi concreti risultati dell'indagine
delle Fiamme Gialle sono stati presentati alla presenza anche del
Rettore Vincenzo Milanesi, del direttore dell'Usl 16 Fortunato Rao
e del commissario dell'Esu Flavio Rodeghiero.
L'indagine, tuttavia, è stata resa possibile dall'incrocio delle
varie banche dati, che hanno messo a nudo i truffatori. Qualche
anno fa, ciò non sarebbe stato possibile. Perché soltanto
sovrapporre i nominativi di luce, acqua e gas di uno stesso
alloggio sarebbe stata un'impresa.
Ma l'azione della Guardia di Finanza non è stata solo finalizzata
alla repressione. Grazie alla collaborazione di tutti gli enti
coinvolti, è nato un vademecum che sarà distribuito alle matricole
che si iscriveranno quest'anno all'Università di Padova (dal
titolo: «Abitare a Padova»), opuscolo che spiega la differenza fra
contratti liberi e concertati, ad uso abitativo e ad uso
transitorio. Pochi sanno, infatti, che parte dell'affitto per
studenti fuori sede può essere detratto dalla dichiarazione dei
redditi per un importo non superiore a 2.600 euro e che anche i
proprietari delle case possono beneficiare di contributi erogati
dal Comune di Padova purché tutto sia in regola.
(05 settembre 2009)