Nessun giallo. Un mozzicone di sigaretta ha provocato l'inferno
La plastica bruciando ha sprigionato un gas tossico: bastano un paio di respiri per perdere i sensi
PADOVA. Doveva essere un nido d’amore. Invece si è trasformata in
una trappola mortale quella giostra che ha imprigionato i corpi di
Joy Torrinunti, 19 anni, e della fidanzatina Giada Dalla Santa
Casa, 16 anni il prossimo 7 ottobre. Nessun giallo. Nessuna
vendetta dietro quelle due giovanissime vite che si sono spente e
di cui non sono rimasti che pochi resti anneriti. Solo un destino
beffardo e crudele ha provocato la tragedia secondo quanto emerge
dalla ricostruzione degli investigatori supportati dal fondamentale
contributo del geometra Roberto Bonsembiante che, oggi, sarà
incaricato di stendere la consulenza tecnica sul caso dal pubblico
ministero padovano Federica Baccaglini, titolare dell’i
nchiesta.
Cause accidentali. Nessun dolo. Nessuna mano assassina ha
provocato il focolaio che ha distrutto la giostra per bambini
denominata «Aladin Labyrint», un parallelepipedo di 13 metri per 3
- escluso il corridoio largo altri due metri e mezzo posizionato
lungo il lato più lungo - di proprietà di Adriano Dalla Santa Casa,
47 anni di Montagnana, il papà di Giada. Una giostra di plastica e
di teloni. All’interno un grande scivolo che si tuffa in tante
palline di plastica e polistirolo. Il fuoco potrebbe essere stato
innescato da un mozzicone di sigaretta non del tutto spento. Tra i
due corpi nudi rinvenuti a metà del carro viaggiante - Giada
supina, Joy bocconi - uno spazio di 70, 80 centimetri. E lì, in
mezzo, pezzi di un accendino in parte liquefatto. Forse, dopo un
fugace incontro d’amore, i due ragazzi si stavano rilassando e
avevano fumato una sigaretta prima di assopirsi: è bastata quella
disattenzione ad accendere il rogo.
Il gas tossico. La plastica che rivestiva la giostra ha
cominciato a scaldarsi, i teloni a bruciare (il quadro delle luci
era acceso). E il poliuretano, di cui è composto il materiale
plastico, ha sprigionato d’improvviso un gas tossico incolore, il
fosgene, assorbito dall’organismo per inalazione. Bastano un paio
di respiri e si perdono i sensi, poi subentrano altri effetti
dannosi (come l’edema polmonare) che possono portare alla morte.
Così potrebbe essere accaduto ai due fidanzatini, storditi e
avvolti dalle fiamme probabilmente senza essersi accorti di
nulla.
Nessun giallo. La dinamica colposa è confermata da tutta
una serie di segni individuati dal geometra Bonsembiante. Intanto l’
assenza di qualunque innesco o di liquidi infiammabili come
benzina. Quest’ultima avrebbe provocato una temperatura ben oltre
gli 800 gradi che si sono registrati all’interno del carro
viaggiante, rimasto integro quanto alla struttura in ferro. Inoltre
sono stati danneggiati dal fuoco solo gli pneumatici della giostra
corrispondenti al punto in cui si trovavano le due vittime, non
quelli dalla parte opposta. Il punto in cui è divampato il
focolaio. Intatti lo chassis del carro viaggiante e i fili
elettrici che lo attraversano. Il tecnico, comunque, ha eseguito
una decina di campionature pure degli pneumatici che saranno
sottoposti ad indagini chimiche. Sono state trovate tracce di
liquido inodore: si presume liquido organico.
Intanto oggi il pm Baccaglini affiderà la consulenza necroscopica
al dottor Silvano Zancaner e al collega Giovanni Cecchetto dell’I
stituto di medicina legale che hanno già ispezionato i corpi. I due
medici dovranno accertare se è stato inalato fosgene. Non sarà
facile. Anche i polmoni dei due poveri ragazzi sono bruciati.
(03 settembre 2008)