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venerdì 27.11.2009 ore 21.47
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Nessun giallo. Un mozzicone di sigaretta ha provocato l'inferno

La plastica bruciando ha sprigionato un gas tossico: bastano un paio di respiri per perdere i sensi
PADOVA. Doveva essere un nido d’amore. Invece si è trasformata in una trappola mortale quella giostra che ha imprigionato i corpi di Joy Torrinunti, 19 anni, e della fidanzatina Giada Dalla Santa Casa, 16 anni il prossimo 7 ottobre. Nessun giallo. Nessuna vendetta dietro quelle due giovanissime vite che si sono spente e di cui non sono rimasti che pochi resti anneriti. Solo un destino beffardo e crudele ha provocato la tragedia secondo quanto emerge dalla ricostruzione degli investigatori supportati dal fondamentale contributo del geometra Roberto Bonsembiante che, oggi, sarà incaricato di stendere la consulenza tecnica sul caso dal pubblico ministero padovano Federica Baccaglini, titolare dell’i nchiesta.

Cause accidentali.
Nessun dolo. Nessuna mano assassina ha provocato il focolaio che ha distrutto la giostra per bambini denominata «Aladin Labyrint», un parallelepipedo di 13 metri per 3 - escluso il corridoio largo altri due metri e mezzo posizionato lungo il lato più lungo - di proprietà di Adriano Dalla Santa Casa, 47 anni di Montagnana, il papà di Giada. Una giostra di plastica e di teloni. All’interno un grande scivolo che si tuffa in tante palline di plastica e polistirolo. Il fuoco potrebbe essere stato innescato da un mozzicone di sigaretta non del tutto spento. Tra i due corpi nudi rinvenuti a metà del carro viaggiante - Giada supina, Joy bocconi - uno spazio di 70, 80 centimetri. E lì, in mezzo, pezzi di un accendino in parte liquefatto. Forse, dopo un fugace incontro d’amore, i due ragazzi si stavano rilassando e avevano fumato una sigaretta prima di assopirsi: è bastata quella disattenzione ad accendere il rogo.

Il gas tossico.
La plastica che rivestiva la giostra ha cominciato a scaldarsi, i teloni a bruciare (il quadro delle luci era acceso). E il poliuretano, di cui è composto il materiale plastico, ha sprigionato d’improvviso un gas tossico incolore, il fosgene, assorbito dall’organismo per inalazione. Bastano un paio di respiri e si perdono i sensi, poi subentrano altri effetti dannosi (come l’edema polmonare) che possono portare alla morte. Così potrebbe essere accaduto ai due fidanzatini, storditi e avvolti dalle fiamme probabilmente senza essersi accorti di nulla.


Nessun giallo.
La dinamica colposa è confermata da tutta una serie di segni individuati dal geometra Bonsembiante. Intanto l’ assenza di qualunque innesco o di liquidi infiammabili come benzina. Quest’ultima avrebbe provocato una temperatura ben oltre gli 800 gradi che si sono registrati all’interno del carro viaggiante, rimasto integro quanto alla struttura in ferro. Inoltre sono stati danneggiati dal fuoco solo gli pneumatici della giostra corrispondenti al punto in cui si trovavano le due vittime, non quelli dalla parte opposta. Il punto in cui è divampato il focolaio. Intatti lo chassis del carro viaggiante e i fili elettrici che lo attraversano. Il tecnico, comunque, ha eseguito una decina di campionature pure degli pneumatici che saranno sottoposti ad indagini chimiche. Sono state trovate tracce di liquido inodore: si presume liquido organico.

Intanto oggi il pm Baccaglini affiderà la consulenza necroscopica al dottor Silvano Zancaner e al collega Giovanni Cecchetto dell’I stituto di medicina legale che hanno già ispezionato i corpi. I due medici dovranno accertare se è stato inalato fosgene. Non sarà facile. Anche i polmoni dei due poveri ragazzi sono bruciati.
(03 settembre 2008)
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