L'argine dei disperati che dormono nelle buche
Da Cadoneghe a Vigonza fra siringhe e rifiuti. Ecco i nuovi insediamenti dopo lo sgombero
di Paolo Baron
VIGONZA. L'argine del Brenta fra Cadoneghe (all'altezza del ponte
sul Muson dei Sassi) e Vigonza e il tratto della nuova
lottizzazione dei disperati. Una lottizzazione senza permessi, né
confini, tanto meno dignità. «Ma da quanto i vigili urbani di
Padova hanno sgomberato l'arcata del ponte di Pontevogodarzere i
senza casa si sono spostati anche a Saletto, sempre lungo il
Brenta. Fra Vigodarzere e Limena». Carlo e Giorgio a vederli
sembrano due pistoleri, ma sono invece due buoni cristiani. Sono
guardiacaccia volontari. Hanno chiesto e ottenuto il porto d'armi.
Girano con la pistola nella fondina e la mimetica. Monitorano
costantemente gli argini del Brenta in cerca di pescatori senza
licenza, o cacciatori fuori stagione. Da troppi mesi, invece, si
imbattono in gruppi di disperati. «I rumeni sono brava gente -
spiega Giorgio - i problemi li abbiamo solo quando incrociamo i
nordafricani».
Carlo e Giorgio conoscono gli argini come le loro tasche. Ti
portano a vedere i vecchi insediamenti. E quelli nuovi. Come sotto
il ponte della tangenziale che collega Vigonza con Ponte di Brenta.
Un luogo frequentato, da sempre, solo da tossicodipendenti. Da
giovedì scorso, invece, sono comparsi materassi, pentole e
contenitori di latte e succhi di frutta. «Sono gli “sfrattati” di
Pontevigodarzere - sottolinea Carlo - Ce ne siamo accorti anche noi
che da qualche giorno gli argini si sono ripopolati».
Tra i rovi, non si contano le lattine di birra vuote. E la carta
igienica usata buttata qua e là. Vicino ad una delle colonne del
viadotto c'è un badile. Viene utilizzato per scavare buche poi
ricoperte con cartoni e frasche. Vere e proprie tombe senza lapidi
dove gli invisibili si calano per ripararsi la notte. «Sono
tecniche militari - spiega Carlo - i giovani dell'Est le hanno
imparate servendo il loro paese prima di venire in Italia».
Camminando lungo l'argine ci si imbatte in una Sì Piaggio
abbandonato. Qualcuno lo piange da anni. E' senza targa.
Impossibile capire di chi sia. Qualche metro più avanti, segni di
falò recenti e decine di scarpe spaiate sparse sul terreno: il
resto di un furto. Segni inequivocabili di vita. Una vita che non
si può certo chiamare tale.
(19 novembre 2007)