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mercoledì 10.02.2010 ore 00.46
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Fede, Chiesa e riflettori

di Carlo Zaramella *
Penso sia arrivato il momento, peraltro già tardivo, di mettere la parola «fine» a tutto questo clamore assordante, scatenato da un giovane, forse animato di carrierismo politico e fama hollywoodiana. Si deve ritrovare il buonsenso, virtù forse non più di moda, accecati come siamo da personalismi e manie di protagonismo.

Nessuno discute, né deve permettersi di farlo, le scelte personali di Alberto Ruggin, che conosco personalmente e che consideravo - e considero - un bravo ragazzo. Ciò nonostante, gli attacchi indiscriminati che da lui, dalla sua famiglia e dagli ambienti a lui vicini stanno arrivando alla nostra chiesa diocesana e al nostro parroco don Paolino Bettanin non possono più passare sotto silenzio.
Chi, come me, ha lavorato e lavora da anni come educatore dei più giovani, conosce bene quanta ansia e preoccupazione paterna don Paolino metta ogni giorno nella vita del patronato. Le scelte personali di una persona, a maggior ragione di un ragazzo non ancora adulto, dovrebbero rimanere tali, cioè personali. Cosa avrebbe dovuto fare don Paolino di fronte a un'ammissione così plateale e ostentata, amante delle foto e delle telecamere?

Cantare e animare la liturgia, leggere le letture durante le celebrazioni eucaristiche, essere educatore e catechista: sono tutti servizi che chiedono una credibilità, una fede autenticamente vissuta e testimoniata. Chi non ha questa fede, deve correttamente e umilmente farsi da parte, e nessuno può in ogni caso giudicare o emettere sentenze. Parlo anche dei politici più o meno rampanti, che in questi giorni cercano di sfruttare l'attenzione mediatica per promuovere le loro posizioni, citando a sproposito Santi e Maddalene. Ai cosiddetti politici spetti l'ansia e l'anelito di ricercare il «bene comune» e non «i riflettori personali». Parlare di famiglia è molto più serio, e certo non merita show e commedie a teatro! Trovo poco elegante la ridda di questi giorni e il comportamento di un giovane, affascinato dallo «star system», che arranca ansimando dietro ogni telecamera. Rispetto Alberto, posso anche credere nella sua buona fede, ma non posso condividere ciò che sta accadendo e le sue azioni «mediatiche».


Credo che non si possa sostenere che l'essere omosessuale rientri nella «normalità delle cose», come invece vogliono far credere Alberto Ruggin e altri. Questo non significa legittimare giudizi di qualità o evocare terribili pratiche e teorie di superiorità e razzismo, ma la «famiglia» ha un suo fondamento naturale, anche a prescindere da ogni dettame e convincimento religioso.

Carissimo Alberto, comprendo, ma non condivido assolutamente, le tue posizioni e l'azione con cui rivendichi la possibilità di sostenere il riconoscimento di alcuni, chiamiamoli così, «diritti». Ma ogni battaglia deve essere fatta nel rispetto delle opinioni altrui e delle altrui posizioni: ogni scontro dialettico deve avere come regola fondamentale il rispetto. Ora basta! Non cedere alle lusinghe dei riflettori e ritrova te stesso. Non infamare la Chiesa nella quale anche tu sei cresciuto, di cui anche tu fai parte e dalla quale anche tu hai avuto, nei momenti di difficoltà, parole e segni concreti di aiuto e sostegno.

* Responsabile Acr parrocchia Santa Maria delle Grazie
(21 novembre 2007)
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