Inchiesta della Procura per appropriazione indebita e truffa
Don Sante indagato
di Gianni Biasetto
Blitz della Guardia di finanza ieri pomeriggio in parrocchia a
Monterosso e nel rustico di Lovertino dove don Sante Sguotti vive,
dall’ottobre dello scorso anno, con la compagna Tamara Vecil e il
figlioletto di poco più di 18 mesi. Gli uomini delle fiamme gialle,
che erano accompagnati da una pattuglia della Polizia locale del
comune di Abano, hanno bussato alla porta d’ingresso della canonica
intorno alle 15.30. Un’ora e mezza più tardi erano invece nel
piccolo paese dei Colli Berici. Hanno esibito un mandato di
perquisizione firmato dal sostituto procuratore di Padova Silvia
Scamurra che indaga l’ex parroco ipotizzando l’uso privato da parte
sua di denaro pubblico e la truffa. L’indagine riguarderebbe la
gestione dei contributi della Regione Veneto (20.000 euro) e della
Fondazione Cassa di risparmio (33.000 euro) che la parrocchia San
Bartolomeo di Monterosso ha ricevuto alcuni anni fa.
Fondi destinati al restauro degli altari della chiesa e alla
realizzazione delle gradinate del campo sportivo parrocchiale. L’a
zione giudiziaria sarebbe partita da un esposto anonimo arrivato in
Procura a Padova un paio di mesi fa. Dalla canonica di Monterosso,
dove ad accoglierli c’era il sacrestano che ha subito avvisato uno
dei componenti il Consiglio pastorale, i finanzieri hanno prelevato
quattro computer. A Lovertino, invece, hanno aspettato il ritorno
dal lavoro del prete-camionista e hanno sequestrato il computer
della «Chiesa cattolica dei peccatori», l’associazione fondata dall’
ex parroco ribelle nel mese di settembre dello scorso anno, quando
è entrato in rotta di collisione con la Curia padovana che
successivamente l’ha sospeso «a divinis». Perquisite anche la
fatiscente sede dell’associazione, che si trova al civico 24 di via
Castello, e due auto: la Wolvagen Passat del prete papà e l’u
tilitaria che usa la sua compagna, Tamara Vecil: una Citroen Ax
bianca.
Nella ridda di voci che si sono succedute durante le concitate fasi
delle perquisizioni, ieri si ipotizzava anche una distrazione di
fondi dalla parrocchia per usi personali di don Sante. Ad esempio l’
uso del telefono e delle attrezzature della comunità per l’a
ttività della «Chiesa cattolica dei peccatori» nel periodo
ottobre/dicembre 2007. Quando il sacerdote operava qualche
pomeriggio con i suoi adepti a Monterosso e la notte andava a
dormire a Lovertino. Particolare, questo, smentito sia dall’i
ndagato che da don Giovanni Brusegan.
Quest’ultimo, che domenica conclude il suo mandato di
amministratore parrocchiale di Monterosso lasciando le redini della
parrocchia a don Danilo Zanella, ha tenuto a puntualizzare che con
il definitivo abbandono della casa parrocchiale da parte dell’ex
parroco e la transazione del 2 gennaio scorso, le pendenze con la
Curia si erano risolte.
Che sul quarantaduenne ex parroco originario di Bagnoli si stesse
abbattendo una bufera giudiziaria, tempesta che ieri sera l’ha
portato a riapparire su quasi tutte le televisioni nazionali alla
stessa stregua di quando aveva dichiarato di essere innamorato di
una donna e padre di un bimbo, in paese qualcuno lo ipotizzava. Una
decina di giorni fa, infatti, 7/8 parrocchiani erano stati sentiti
come «persone informate dei fatti» dalla Polizia locale aponense.
Gli interrogatori dei fedeli più vicini alla parrocchia avrebbero
riguardato proprio l’acquisizione di particolari inerenti i lavori
di sistemazione degli altari della chiesa, compreso quello maggiore
che fu anche oggetto di diatribe e azioni legali da parte della
parrocchia nei confronti della ditta esecutrice, che l’aveva
ricollocato spostato di alcuni centimetri rispetto al centro del
presbiterio.
«Ci sono 4/5 persone che mi vogliono male - ha detto l’ex parroco
appena conclusa la perquisizione - Mi viene contestato di essermi
appropriato del denaro destinato a quelle opere omettendo di pagare
le fatture della ditta. Sono solo cattiverie, che del resto mi
aspettavo dopo la cacciata dalla parrocchia. Il vice presidente
della Fondazione Cassa di risparmio, Mario Bertolissi, in occasione
dell’inaugurazione degli altari si è complimentato per come erano
stati eseguiti i lavori di restauro. L’obiettivo degli autori dell’e
sposto è distruggere la mia immagine e bloccare l’attività della
mia associazione. Già il sequestro del computer che conteneva tutti
gli indirizzi utili alle iniziative della “Chiesa cattolica dei
peccatori” mi mette in seria difficoltà. A Monterosso in tanti mi
hanno visto lavorare per la chiesa, sanno quanto mi sono adoperato
negli anni in cui sono stati parroco. L’unica cosa che ora mi
preoccupa sono le spese legali che dovrò affrontare».