Don Sante Sguotti, il quarantunenne
ex parroco di Monterosso di Abano sospeso «a divinis» nell'ottobre
scorso dal vescovo Antonio Mattiazzo, è indagato dalla Procura
della Repubblica di Padova. Gli uomini della Guardia di finanza, su
mandato del sostituto procuratore Silvia Scamurra, hanno perquisito
la sua abitazione a Lovertino, in provincia di Vicenza, e la casa
adiacente, dove vive Tamara Vecil, la donna dalla quale ha avuto un
figlio, che ha due anni. L'accusa che ipotizza il magistrato è
quella di appropriazione indebita e truffa.
La Procura si è mossa sulla base di un esposto contro don Sante
presentato da alcuni parrocchiani. Il prete-papà avrebbe distratto
parte dei 53 mila euro messi a disposizione dalla Regione (20 mila)
e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (33 mila)
per il restauro di due altari della chiesa di Monterosso e la
realizzazione delle gradinate del campo sportivo. Ma l'indagine
riguarderebbe anche l'uso fatto dal sacerdote di telefoni e
computer della comunità quando già il vescovo lo aveva cacciato
dalla parrocchia e sostituito con monsignor Giovanni
Brusegan.
Le «fiamme gialle» sono andate alla ricerca di documenti relativi a
ipotetiche operazioni finanziarie che don Sante avrebbe eseguito
dopo la sospensione «a divinis». I finanzieri se ne sono andati con
il computer del sacerdote, contenente i file dell'associazione
«Chiesa Cattolica dei peccatori».
Don Sguotti respinge le accuse, ritiene che tutto parta da «persone
che vogliono vendicarsi» e rilancia precise richieste alla Diocesi.
«Sono io che avanzo soldi dalla parrocchia di Monterosso - dice
l'ex parroco - e presto presenterò il conto». Secondo il sacerdote,
si tratterebbe di alcune migliaia di euro.
L'indagine, secondo indiscrezioni, potrebbe riguardare anche
l'attività della stessa associazione fondata da don Sante per
affrontare i problemi di divorziati e separati all'interno della
Chiesa cattolica, oltre che il tema del celibato dei
sacerdoti.
La polizia giudiziaria ha acquisito materiale cartaceo anche in
canonica a Monterosso per verificare eventuali difformità nella
«condotta finanziaria» tenuta negli ultimi mesi da don Sante e non
è escluso compia un'ulteriore perquisizione in un'altra casa nella
disponibilità di don Sante a Selvazzano Dentro.
Da parte sua, l'ex parroco sostiene di non aver mai prolungato la
sua permanenza nella canonica di Monterosso oltre il termine
imposto dalla Curia, l'8 ottobre scorso, ma di aver continuato a
utilizzare fino a dicembre solo un ufficio nel quale custodiva
materiale di sua proprietà. «Mi dispiace soprattutto per il
computer - dice - perché è il vero strumento di vita
dell'associazione. Dentro ci sono indirizzi e mail e i numeri di
telefono dei miei sostenitori, senza i quali il lavoro
dell'associazione diventa quasi impossibile».
Don Sante procede dritto per la sua strada rischiando di
essere ridotto presto allo «stato laicale». Vi sorprende
l'inchiesta della magistratura su di lui? Pensate sia il risultato
di una «vendetta» come dice l'ex parroco?
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