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mercoledì 10.02.2010 ore 00.48
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Inchiesta della Procura sull'ex parroco di Monterosso

Don Sante, appropriazione indebita e truffa?
La Finanza sequestra carte e computer

Don Sante Sguotti, il quarantunenne ex parroco di Monterosso di Abano sospeso «a divinis» nell'ottobre scorso dal vescovo Antonio Mattiazzo, è indagato dalla Procura della Repubblica di Padova. Gli uomini della Guardia di finanza, su mandato del sostituto procuratore Silvia Scamurra, hanno perquisito la sua abitazione a Lovertino, in provincia di Vicenza, e la casa adiacente, dove vive Tamara Vecil, la donna dalla quale ha avuto un figlio, che ha due anni. L'accusa che ipotizza il magistrato è quella di appropriazione indebita e truffa.

La Procura si è mossa sulla base di un esposto contro don Sante presentato da alcuni parrocchiani. Il prete-papà avrebbe distratto parte dei 53 mila euro messi a disposizione dalla Regione (20 mila) e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (33 mila) per il restauro di due altari della chiesa di Monterosso e la realizzazione delle gradinate del campo sportivo. Ma l'indagine riguarderebbe anche l'uso fatto dal sacerdote di telefoni e computer della comunità quando già il vescovo lo aveva cacciato dalla parrocchia e sostituito con monsignor Giovanni Brusegan.

Le «fiamme gialle» sono andate alla ricerca di documenti relativi a ipotetiche operazioni finanziarie che don Sante avrebbe eseguito dopo la sospensione «a divinis». I finanzieri se ne sono andati con il computer del sacerdote, contenente i file dell'associazione «Chiesa Cattolica dei peccatori».

Don Sguotti respinge le accuse, ritiene che tutto parta da «persone che vogliono vendicarsi» e rilancia precise richieste alla Diocesi. «Sono io che avanzo soldi dalla parrocchia di Monterosso - dice l'ex parroco - e presto presenterò il conto». Secondo il sacerdote, si tratterebbe di alcune migliaia di euro.

L'indagine, secondo indiscrezioni, potrebbe riguardare anche l'attività della stessa associazione fondata da don Sante per affrontare i problemi di divorziati e separati all'interno della Chiesa cattolica, oltre che il tema del celibato dei sacerdoti.



La polizia giudiziaria ha acquisito materiale cartaceo anche in canonica a Monterosso per verificare eventuali difformità nella «condotta finanziaria» tenuta negli ultimi mesi da don Sante e non è escluso compia un'ulteriore perquisizione in un'altra casa nella disponibilità di don Sante a Selvazzano Dentro.

Da parte sua, l'ex parroco sostiene di non aver mai prolungato la sua permanenza nella canonica di Monterosso oltre il termine imposto dalla Curia, l'8 ottobre scorso, ma di aver continuato a utilizzare fino a dicembre solo un ufficio nel quale custodiva materiale di sua proprietà. «Mi dispiace soprattutto per il computer - dice - perché è il vero strumento di vita dell'associazione. Dentro ci sono indirizzi e mail e i numeri di telefono dei miei sostenitori, senza i quali il lavoro
dell'associazione diventa quasi impossibile».

Don Sante procede dritto per la sua strada rischiando di essere ridotto presto allo «stato laicale». Vi sorprende l'inchiesta della magistratura su di lui? Pensate sia il risultato di una «vendetta» come dice l'ex parroco?

(30 marzo 2008)
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