Criminalità / Inseguimento delle Volanti
Clandestini in fuga all'Arcella
schianto con due Volanti
Due tunisini scappano contromano alla polizia, che li insegue in via Buonarroti all’Arcella: tamponamento con una pattuglia, scontro frontale con un’altra. Inferno dopo l’inseguimento: feriti quattro poliziotti e gli immigrati. Nessuno è grave
Un inseguimento da film tra una Volante di polizia e l’auto di due
immigrati si è concluso con uno speronamento a tre e un bilancio di
sei feriti, quattro agenti e due tunisini. Lo schianto all’Arcella,
in via Buonarroti: la prima Volante aveva affiancato un’auto
sospetta, facendole segno di accostare. Per tutta risposta, la
vettura si era data alla fuga. La seconda Volante ha cercato di
bloccarla, imboccando la via in senso opposto. Di qui lo scontro
frontale e il tamponamento. Il ministero dell’Interno ha già
garantito il rimpiazzo delle due Volanti danneggiate, mentre Comune
e Provincia si autotasseranno per l’acquisto di una terza
auto.
Hanno puntato il muso della loro auto contro quella della polizia
che gli arrivava di fronte. Chissà se hanno chiuso gli occhi al
momento dello schianto Ahmed Mamri, 22 anni, tunisino, clandestino
e Alì Kaldi, 21 anni, tunisino, clandestino, quando alle 14,40 di
ieri, in via Buonarroti, hanno concluso deliberatamente la loro
fuga (contromano) contro l’Alfa 159 con i colori d’istituto della
questura. Chissà se Mamri e Kaldi hanno chiuso gli occhi sapendo
che avrebbero potuto uccidersi e uccidere altre persone. Chissà. Se
fosse accaduto, sarebbe stata una inutile carneficina. Perché Mamri
e Kaldi sono due spacciatori conosciuti ma non avevano droga in
tasca. Non avevano nulla da nascondere se non che non potevano
essere a bordo di quell’auto essendo clandestini e senza patente.
Per questo Mamri e Kaldi avrebbero potuto fermarsi. Invece hanno
pigiato sull’acceleratore mettendo a repentaglio più vite
deliberatamente. Per questo motivo il magistrato di turno Renza
Cescon ha deciso di arrestarli con l’accusa di tentato omicidio.
Ora sono piantonati in ospedale. A poche stanze di distanza da tre
dei quattro agenti rimasti feriti nell’incidente.
Dentro l’Alfa 159, infatti, c’erano gli agenti Marco Marangon, 45
anni e Alessandro Berardi, 31 anni: la centrale li aveva mandati a
supporto dei colleghi Francesco Rigodanzo, 22 anni e Marco Maragno
31 anni, che a bordo di una Fiat Marea da almeno otto minuti
stavano inseguendo l’Alfa Romeo con in due tunisini a bordo. Mamri
e Kaldi stavano scappando. La polizia li aveva intercettati in via
Aspetti. Gli agenti avevano intimato al conducente di fermarsi. Ma
lui, invece che accostare, ha dato gas. Per farlo non ha esitato a
schiantarsi con l’Alfa 156 contro quella della polizia.
Perché Mamri e Kaldi erano inseguiti. Inseguiti da un’altra auto
della questura, una Fiat Marea, che non è riuscita a fermarsi,
schiantandosi a sua volta sul lato posteriore del veicolo in fuga.
Poteva scapparci il morto ieri pomeriggio. Poteva scapparci il
morto: una certezza più che una sensazione per tutti coloro che
ieri pomeriggio sono arrivati in via Buonarroti attirati dal
botto.
Agenti e tunisini sono stati portati via con più ambulanze. Poi sul
tratto di via Buonarroti che porta in via Segantini è cominciato un
via vai di poliziotti, vigili urbani (per i rilievi), vigili del
fuoco (per rimuovere i mezzi). Mentre in pronto soccorso (dopo
essere stato sul luogo dello schianto) è arrivato il questore Luigi
Savina, e poco dopo il sindaco Flavio Zanonato e altre autorità
cittadine che erano riunite in prefettura per il comitato di ordine
e sicurezza pubblica. Tutti a portare solidarietà agli agenti,
sincerarsi delle loro condizioni (uno e stato dimesso, due di loro
sono in osservazione per trauma cranico e uno per traumi agli arti)
e capire come possa accadere una cosa del genere.
Ahmed Mamri e Alì Kaldi sono due facce conosciute in città.
Soprattutto per chi vive alla Stanga. I due dimorano fra via
Confalonieri, via Curiel, via Tonzig, ospiti di connazionali. Mamri
è a Padova dal 2003, clandestino e arrestato più volte per spaccio.
Kaldi non è da meno: a Padova dal 2005 vanta anch’egli arresti per
spaccio di stupefacenti. L’auto su cui erano a bordo risulta essere
intestata ad una ragazza rumena di 28 anni, residente (con regolare
contratto d’affitto) in via Confalonieri 15. Ma la giovane pare non
viva più a Padova. Forse è ritornata in patria, chissà. L’unica
cosa certa è che lei è intestataria di almeno tre auto che girano
regolarmente in città. Una di queste era nelle disponibilità dei
due tunisini. Ed è forse proprio perché non volevano farsi scoprire
che sono fuggiti. Forse erano sicuri di farcela. Certamente erano
determinati. A costo anche di uccidere.
Lotta alla criminalità e sicurezza: dite la vostra
opinione. Se poi abitate all'Arcella, raccontateci se è vero che la
vita negli ultimi tempi è cambiata e che dal punto di vista
dell'ordine pubblico il quartiere è in una
situazione particolare
(27 novembre 2008)