Chiesa e politica sbagliano
di Alessandro Zan*
Gentile direttore, la storia di Alberto Ruggin (a sinistra nella
foto), così ben raccontata dal «mattino», è esemplare.
Capisco il clamore che ha sollevato, perché essa tocca alcuni
principi basilari della battaglia per il riconoscimento dei diritti
civili che vorrei qui riassumere.
Tanto per cominciare, l’omosessualità non è una tendenza o una
scelta, e non ha nulla a che vedere con il costume, la società, il
contesto economico-sociale. Omosessuali si nasce. E si nasce
omosessuali nella stessa percentuale, oscillante fra l’8 e il 10
per cento della popolazione in Europa, in America e in Iran. E’
evidente che sono le politiche repressive e i comportamenti censori
tipici di alcune culture e di alcune religioni a fare la
differenza. Lei può capire che dire: sono gay, a Padova o al Cairo
non è proprio la stessa cosa.
Oggi gli omosessuali sono più visibili e non si tratta di una moda.
Nelle società democratiche come la nostra, essi traggono forza ed
escono allo scoperto. E’ più difficile per chi non è più
giovanissimo, per chi si è sposato, per chi ha paura di affrontare
il giudizio altrui. Il caso di Este dimostra che l’Italia è meno
bacchettona di un tempo, meno ossessionata dall’idea del giudizio
morale e dal pregiudizio religioso.
Ecco, la religione. Lo scandalo di Este è doppio perché il ragazzo
che si è rivelato pubblicamente è un cattolico fervente,
praticante, impegnato in attività parrocchiali. Egli si è
presentato alla sua comunità e ha chiesto di essere accettato per
quel che è: un omosessuale. Ne è stato respinto.
Non credo che sia questa l’indicazione data dal vescovo di Padova,
pur non tacendomi io, presidente regionale dell’Arcigay, né le
diffidenze, né le ipocrisie della Chiesa. Nella comunità cristiana
cattolica gli omosessuali sono tollerati, che è aberrante, ma è pur
sempre più di quel che sta accadendo a Este. A Este si perdono
decenni di battaglie civili, umane, politiche.
Veniamo poi a Forza Italia. Io capisco la prima reazione dei leader
locali. Ma la imputo alla loro ignoranza, ovvero alla loro non
conoscenza. Spesso nel centrodestra prevale la confusione totale,
in base alla quale un presunto machismo, linfa della politica di
destra, imporrebbe di stare alla larga dai gay e dalle lesbiche.
Sono panzane. La comunità omosessuale sta sia a destra che a
sinistra, e devo dire, gentile direttore, che anche nel
centrosinistra albergano comportamenti pavidi, da censurare. Penso
al Partito democratico, dal quale sono uscito anche per la sua
incapacità di dare corpo e rappresentanza alle istanze
omosessuali.
Mi aspetto che, superato il primo sbigottimento, Forza Italia
estense abbia la lucidità del presidente Giancarlo Galan, il quale
ha sempre evitato di dividere gli individui in base al loro
orientamento sessuale. Non userò, in difesa del caso di Este, il
tema che anche in Forza Italia gli omosessuali non mancano, pure
fra i parlamentari.
Mi aspetto che parroco e partito si sveglino dal loro torpore fatto
di pregiudizi e si accorgano di essere nel 2007. Il clamore
mediatico della vicenda è illuminante. Quelli che hanno sbagliato
sono loro, non un ragazzo che vuole vivere serenamente e senza
bugie la sua vita.
*presidente veneto di Arcigay
(20 novembre 2007)