A Padova in via Buonarroti
«Vietato l'ingresso ai negri»
Provocazione al bar «Alle 3 Botti», interviene la Digos
Per riaprire dopo lo stop di un mese imposto dal questore Luigi
Savina hanno scelto l’«alto» profilo. Al bar Alle 3 Botti di via
Buonarroti, il quarto (botto) è una provocazione che sconfina nel
reato: «Vietato l’ingresso ai negri. Irregolari e pregiudicati».
A scrivere sulla lavagna bianca - poi esposta davanti al locale - è
la figlia della titolare Vincenza D’Andrizza. In rosso c’è scritto:
«Questo è quello che la legge vuole. Ex art. 100 (citando il testo
unico di pubblica sicurezza). A fianco di Vincenza D’Andrizza la
madre Lucia De Florio che scrolla le spalle. «Lo so che questo non
va bene - risponde la signora De Florio - ma ci hanno detto di
cambiare clientela. L’ultima volta che mi hanno chiuso il bar hanno
trovato all’interno alcuni ragazzi clandestini. Ma io non posso
chiedere loro i documenti per sapere se sono in regola o meno. E
non posso nemmeno sapere se sono pregiudicati. Per cui è meglio che
gli extracomunitari non entrino più. Così almeno non rischio. Se mi
chiudono per la terza volta mi revocano la licenza. Io ci ho messo
i soldi in questa attività. Ho investito per il futuro e per i miei
figli».
Sono da poco passate le 17. Il bar Alle 3 Botti è a un tiro di
schioppo dall’incrocio con via Malta e via Toti. Lì ci sono i bazar
nigeriani. Molti africani sono clienti del bar. Qualcuno guarda la
lavagna e si ferma. Altri si indignano. Come Enby, in Italia dal
1993. «Non capisco il motivo di esporre un cartello del genere -
questiona proprio di fronte all’esercizio pubblico - Io qui ci
venivo qualche volta. Era l’unico bar che potevo frequentare
tranquillamente. Perché in altri bar della zona, quando entri ti
guardano come fossi un animale. Sì, scrivilo per favore. E’ la
parola giusta. Un animale. Ti guardano come un animale». Vincent,
invece, titolare di uno dei bazar di via Malta coglie la
provocazione. Stringe la mano a Vincenza D’Andrizza, poi piazza la
stoccata. «Padova non vuole gli stranieri - aggiunge - Padova è una
città razzista. Io ho vissuto anche in altre città italiane.
Nessuna è come Padova. Qui il clima è pesante. I padovani pensano
che il degrado sia una colpa degli africani».
Il bar Alle 3 Botti ha aperto i battenti il 19 aprile 2007 in via
Buonarroti, in uno spazio al piano terra che era chiuso da tempo. A
pochi metri c’è il nuovo centro dei servizi delle Acli. Il bar è il
classico locale pubblico di periferia. Si mangia e si beve a buon
mercato. Nell’ultimo anno molti africani sono diventati affezionati
clienti. E i primi guai per la titolare sono iniziati la primavera
scorsa quando alcuni residenti hanno inviato esposti in Comune e in
questura segnalando gli schiamazzi notturni. Sono iniziati i
controlli e le sanzioni. I primi di giugno il primo stop di 15
giorni. Con conseguente protesta anche da parte dagli avventori
africani. A metà settembre il secondo provvedimento di chiusura:
stavolta di un mese. Ieri la riapertura. «Qui torneremo indietro
nel tempo - aggiunge la signora De Florio - e si faranno bar per
bianchi e bar per neri. Perché chi ha il bar per bianchi avrà paura
di dover chiudere se serve senza saperlo a persone clandestine.
Tutto questo è incredibile. Compreso che io devo chiudere alle
19,30 e per sei mesi non potrò vendere alcolici. Domani andrò in
Comune con la licenza. Zanonato deve sapere che ciò che mi è stato
imposto non è giusto».
Davanti al bar si è ormai radunato un piccolo capannello di
persone. E arriva anche la polizia. Prima gli agenti motorizzati in
divisa. Poi la Digos. Che ordina alla titolare di togliere il
cartello. La lavagna viene spostata dentro il negozio, ma
probabilmente scatteranno comunque le denunce. Intanto Max Gallob -
arrivato poco prima della polizia - se la ride sotto barba e baffi.
Era al corrente della provocazione, ma sottolinea di non entrarci
per nulla. «Questo è il frutto delle folli politiche securitarie -
sottolinea il leader del Centro Pedro - C’è chi fomenta le paure
per poi dare false risposte. Centrosinistra e centrodestra, non
importa: sono uguali. Purtroppo l’intolleranza ha raggiunto livelli
incredibili. E le istituzioni hanno delle responsabilità per tutto
questo. Dopo di che quello a cui stiamo assistendo è una
provocazione incredibile». (ha collaborato Felice Paduano)
(21 ottobre 2008)