IL DRAMMA DI BATTAGLIA TERME
Le case piene di fango: «Buttiamo via tutto»

Nelle vie Ortazzo, Chiodare e Pescheria cento famiglie contano i danni. Mobili ed elettrodomestici accatastati in strada. Le auto ancora sott’acqua

    di Francesca Segato

    BATTAGLIA TERME. Uno strato di melma sui pavimenti di casa, i mobili inzuppati d’acqua buttati fuori, televisioni, frigoriferi, pezzi di cucina sui marciapiedi. Ci si rimbocca le maniche e si comincia a pulire dopo la grande alluvione che ha messo in ginocchio le vie Ortazzo, Chiodare e Pescheria. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’acqua ha iniziato finalmente a defluire e già ieri mattina ne restavano in strada solo pochi centimetri. «Ora lavoriamo con le pompe per liberare le cantine che sono ancora piene d’acqua», spiega il sindaco Daniele Donà, «ma ormai sono iniziate le operazioni di pulizia».

    È ancora presto per la stima dei danni, che comunque saranno ingenti. In totale sono circa cento le famiglie che hanno avuto abitazioni allagate. La gran parte degli 82 sfollati ieri ha dormito ancora da parenti e amici: le abitazioni ora sono accessibili ma decisamente insalubri, e in molti casi gli impianti elettrici sono saltati. «Aspettiamo i moduli dalla Regione per capire come muoverci per i rimborsi, la macchina dei soccorsi comunque è attiva», assicura il vicesindaco Alessandro Baldin. La gente intanto ha potuto rimettere piede nelle case e cominciare la triste opera di pulizia. Molti hanno perso tutto. A casa di Moreno Vegro, al civico 4 di via Ortazzo, l’acqua è entrata dalla finestra del soggiorno, affacciato sul canale, ed è uscita dalla porta d’ingresso. Ma filtrava persino dalle piastrelle del pavimento. Sladjana, la moglie, mostra sconsolata quel che resta di casa loro.

    «Abbiamo buttato via tutto. Due divani ad angolo, il mobile tv, la credenza che si è gonfiata, la cucina che è crollata, gli elettrodomestici». L’acqua ha raggiunto il metro e mezzo in casa. Ha inzuppato i vestiti, le scarpe, lasciando ora uno spesso strato di fanghiglia sul pavimento. La corrente elettrica è ripartita, ma i fili sono “volanti” e bagnati, perché l'impianto sia sicuro occorrerà l'intervento di un tecnico. Così come saranno pesanti i lavori per sanificare nuovamente la casa, che è stata letteralmente inzuppata dall'acqua sporca del canale. Già la coppia aveva subito l’alluvione del marzo 2011, con 60 centimetri d’acqua. Ora i danni sono anche peggiori, saranno da rifare anche gli impianti.

    Analoga beffa è toccata a Michele Sorti, che abita con due bimbi piccoli di fianco al museo della Navigazione. Aveva rimesso a nuovo la casa meno di tre anni fa, 17 mila euro la stima dei danni dell’ultima alluvione. Questa è stata peggiore e gli ha distrutto anche la cucina nuova. Michele mostra i suoi mobili accatastati in strada: «Lì ci sono i miei divani, il televisore, la lavastoviglie non parte, il frigo è da buttare. Dovrò comprarmi anche due deumidificatori per asciugare le pareti, non posso certo ridipingere la casa così, e i miei due bambini non possono stare in un ambiente malsano. La rabbia è tanta, perché era già successo il 17 marzo del 2011».

    Ha perso tutto anche Elena Pegoraro, residente in via Ortazzo 3. Casa sua si sviluppa tutta al pianterreno e il tentativo di mettere in salvo i mobili è stato inutile. L’acqua ha raggiunto quasi il metro d’altezza. «Ha distrutto tutto: il bagno, la cucina, gli elettrodomestici», racconta Elena.«Abbiamo provato ad alzare il divano, ma l’acqua ha superato il livello». In via Chiodare, stessa storia: Fabio Badon (civico 12) butta in strada quel che resta dei suoi mobili. «Da noi tutta la parte bassa della casa ha subito danni», racconta. C'è chi ieri pomeriggio ha ancora l'auto a bagno, perché i piani interrati sono ancora sommersi dall'acqua e quindi anche molti garage. Come Rosa Duman, che abita in via Maggiore 64: «La nostra macchina è rimasta di sotto», racconta arrabbiata. «È mancato l'allarme, nessuno ci ha avvisati che l'acqua stava salendo, avremmo potuto metterla in salvo, così invece è finita completamente sott’acqua. Chi ci risarcisce adesso?». Intanto l'acqua scorre via, ma il dramma vero è appena iniziato.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    07 febbraio 2014

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