Il pellegrinaggio laico delle Frecce d’Europa

843 km a piedi per dire che «un altro sguardo è possibile»

    di Vera Mantengoli

    di Vera Mantengoli

    È quando si spengono le luci che si realizza di essere parte di un’unica creatura. Nella notte ogni rumore rimbomba nel silenzio assoluto. Lentamente però il respiro di ogni viandante si sintonizza con quello del vicino, fino a quando il ritmo del singolo si accorda in un armonioso inspirare ed espirare collettivo. Alle prime luci dell’alba si riprende il controllo sul proprio corpo e ci si alza, spinti soltanto dall’irrefrenabile desiderio di camminare e raggiungere la meta, il Consiglio d’Europa a Strasburgo. 843 chilometri dalla partenza, Mantova. È proprio in Francia, in Rue Schubert numero 3, che il gruppo «Frecce d’Europa» è diretto da quella mattina del primo giugno scorso quando, zaino e sacco a pelo in spalla, lo scrittore Antonio Moresco ha dato il via a una camminata che durerà 38 giorni, insieme a un gruppo di persone: alcune incontrate per la prima volta, altre invece conoscenze di lunga data, come quella con lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa.

    Ogni tappa prevede da un minimo di 20 a un massimo di 40 chilometri al giorno, dormendo nelle palestre dei comuni o nelle sale offerte dalla parrocchie, in rari casi in un ostello. Una dura prova di resistenza per chi ha deciso di trasformare il proprio corpo in uno strumento politico, senza avere nessuna preparazione atletica. I camminatori sono infatti per la maggior parte dei veri sognatori, guidati da una bandiera sulla quale è raffigurato il simbolo del loro messaggio, Kaspar Hauser. Il cosiddetto «Fanciullo d’Europa» arriva a inizio Ottocento in stato confusionale a Norimberga, con una lettera in mano. Nel testo si spiega che il giovane non è mai uscito da una cella e si supplica chiunque lo trovi di prendersi cura di lui. In principio Kaspar, la cui vita è raccontata per la prima volta da Anselm von Feuerbach e pubblicata da Adelphi, non possiede nessun parametro per interpretare il mondo. Il suo sguardo è colmo di ingenuità tanto che diviene il caso di cronaca più seguito in Europa e una delle figure ispiratrici per il romanticismo. Adottato in seguito da una famiglia, Kaspar impara a leggere, a scrivere e a esprimere le sue emozioni. Un giorno, dopo avergli spiegato che il cielo stellato non è un foglio con dei puntini luminosi attaccati, esclama: «Come posso essere vissuto senza questa meraviglia e che cos’ho fatto di male per esserne stato privato?». Deboli ricordi della sua prigionia iniziano ad affiorare nei sogni sotto forma di stemmi regali che fanno pensare che Kaspar sia vittima di una cospirazione per il trono. Decide di parlarne con la stampa ma qualcuno lo uccide a coltellate. «Vogliamo dare una terza vita a Kaspar Hauser», raccontano Moresco, Scarpa e Giovanni Giovannetti, fotografo ed editore di “Primo Amore”, la rivista che unisce molti scrittori del gruppo. Dicono: «Hauser, come l’Europa con le due guerre, è stato ucciso due volte, la prima quando lo hanno imprigionato e la seconda quando lo hanno ammazzato. Vogliamo portare come messaggio a Strasburgo la speranza di uno sguardo nuovo e puro, forse per qualcuno ingenuo, ma privo di sovrastrutture. Non è un c. aso che siamo partiti da Mantova, dal luogo in cui hanno trovato gli Scheletri di Valdaro, morti abbracciati 6000 anni fa. È dalla parola amore che siamo partiti ed è sempre il nostro filo conduttore». Il gruppo percorre in gran parte la Via Francigena, immersa nel verde, che collegava un tempo Canterbury a Roma, battezzata dal vescovo Sigerico come percorso per i pellegrini. Si cammina tutto il giorno e ogni giorno è una sorpresa, come la sera in cui Scarpa legge sul Lago di Viverone la storia di Kaspar, scatenando una bella condivisione di gruppo su che cosa si vuole portare all’Europa.

    La stanchezza non uccide i camminatori, ma li fortifica. In quella giornata si sono fatti solo 20 chilometri, pochi a confronto di quelli consumati il giorno prima, in mezzo alle distese di risaie che finiscono a Santhià, il paesino tappezzato di medaglie che raccontano come nacque la Via Francigena e che segna il confine tra le «ter da ris» e le «ter d’asciut». Seduti all’ombra, con il lago di fronte, si inizia un piccolo esercizio di democrazia, di quelli spontanei e vivaci a cui non siamo più abituati. Si parla e ci si ascolta con interesse, senza voler prevaricare o convincere nessuno, ma ritrovando il piacere del dialogo su un argomento che oggi sembra lontano anni luce dal cittadino, la politica. E quanto può appassionare la politica quando al centro c’è un sogno da riconquistare i camminatori lo sanno, lo attestano a ogni passo che fanno, dalle risaie di Novara alla neve del Passo San Bernardo o rintanati al freddo in un bunker antiatomico a Martigny. L’ultimo tratto si snoda infatti tra la Svizzera, la Germania e, infine la Francia e bisogna adattarsi a dormire ovunque. Parlando qualcuno ricorda che la prima forma di conoscenza umana è avvenuta proprio attraverso lo spostamento a piedi, quando i nostri antenati erano costretti ad andare alla ricerca di cibo. È il bisogno di ritrovare la natura, di mettere alla prova le proprie forze e di vivere un tempo lento che spinge le Frecce a camminare come tartarughe per migliaia di ore, per dire all’Europa che «un altro sguardo è possibile e noi lo testimoniamo con il nostro corpo». Sembra impossibile che di lì a pochi giorni la creatura si sia arrampicata sul Passo San Bernardo, coperto di neve e da banchi di nebbia. «Non so» racconta Moresco che sta ultimando il suo ultimo romanzo «come sia possibile che per un periodo scriva sempre e per un altro invece sospenda tutto per questa camminata. Credo sia come piantare un seme. Prima rimane sotto terra, nel buio, senza che in apparenza succeda nulla. Poi, a un certo punto, sboccia, rompendo la terra». Una bella coppia Scarpa e Moresco. Il primo guida il gruppo indicando il percorso, il secondo in silenzio lo protegge. Moresco, classe 1947, è il «vecchio saggio» di questa bizzarra compagnia. Alla sua età non si lamenta mai, ma prosegue costante il suo cammino, tenendo alzata la bandiera.

    22 giugno 2013
    Casa di Vita

    Benvenuta ROV, la nuova Rete Oncologica Veneta

    Altri contenuti di Cronaca

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione

    Negozi

    ilmiolibro

    Scarica e leggi gli ebook gratis e crea il tuo.

     PUBBLICITÀ