MARIATERESA DIRISO (sel)

«La mia campagna da celiaca e con la voglia di frittelle!»

Mariateresa Di Riso, candidata Sel, protagonista di questa campagna elettorale, all’inizio della sua avventura era stata messa in guardia dalle «abbuffate elettorali» consumate tra cene, pranzi,...

    Mariateresa Di Riso, candidata Sel, protagonista di questa campagna elettorale, all’inizio della sua avventura era stata messa in guardia dalle «abbuffate elettorali» consumate tra cene, pranzi, buffet e aperitivi con i simpatizzanti. Tutti a dirle «vedrai come ingrasserai durante la maratona politica». Invece la Di Riso, che convive con la celiachia da 15 anni, non solo non è ingrassata, ma la campagna elettorale l’avrebbe fatta a digiuno se i compagni di partito non avessero inventato il “punto Mariateresa compatibile”, dove ognuno porta qualcosa da mangiare esclusivamente per lei.

    Con la celiachia, malattia autoimmune con intolleranza permanente al glutine, non si possono mangiare pane e pasta, con grande precauzione per tutto il resto che dev’essere confezionato e cucinato in luoghi separati perché sia evitata ogni contaminazione. «La prima volta che sono stata male avevo 20 anni, ero in vacanza in Grecia e mi sono presa la salmonella», racconta. «Pensavo fosse disordine alimentare, mentre è iniziato un lungo calvario tra perdita di peso costante, dolori muscolari e spossatezza. Conclusosi a 30 anni dopo mesi fuori e dentro l’ospedale, finchè, stremata e preoccupatissima, mi è stata diagnosticata la celiachia che ho accolto come una liberazione». La dispensa di Mariateresa è fatta di pasta e farina di riso, grande precauzione per l’amido “occulto” che si può trovare perfino in gelati e surgelati. Di cosa ha voglia? «delle frittelle di carnevale e della brioche al mattino». «All’inizio in ristoranti e locali pensavamo fosse un vezzo, oggi invece c’è molta sensibilità». Il bar Sole di via Forcellini, dove Mariateresa pranza in pausa pranzo, è specializzato per celiaci, ma i prodotti per celiaci sono sempre più diffusi nella ristorazione.

    E così anche nei supermercati. «Il sistema sanitario ci rimborsa con dei buoni pasto. La nostra spesa si aggira intorno alle 100 euro al mese se, come me, non si comprano prodotti confezionati, ad esempio biscotti, pizza, torte, ma si preparano con gli ingredienti base». Tuttavia il listino prezzi è molto elevato. «Dovrebbe essere compito della politica controllare il prezzo di questi prodotti, che spesso costano 10-15 volte quelli normali generando un meccanismo di speculazione, tanto paga Pantalone, ovvero lo Stato».

    Elvira Scigliano

    22 febbraio 2013
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