Valvole killer: l’azienda chiede i soldi alle vittime

Danno con rischio della beffa per i pazienti rimasti vittima dal 2002 degli impianti delle valvole cardiache difettose fornite all'ospedale di Padova: l'azienda ospedaliera, dopo le sentenze di appello e della Cassazione che hanno assolto medici e fornitori, ha avviato un'azione legale per riavere indietro i risarcimenti

    di Fabiana Pesci

    PADOVA. L'azienda ospedaliera chiede il conto alle vittime delle valvole Tritech: pazienti e familiari dovranno restituire quanto ricevuto a titolo di indennizzo provvisorio a seguito della condanna di primo grado inflitta a Dino Casarotto e all'azienda ospedaliera.

    Alla luce della sentenza di Appello (confermata successivamente in Cassazione), che con un colpo di spugna ha cancellato buona parte delle condanne irrorate nei confronti dell'ex numero uno della Cardiochirurgia e dei protagonisti del caso “valvole killer”, il manager Adriano Cestrone ha pronte 32 ingiunzioni di pagamento, per un totale di 1 milione 595 mila euro.

    Cestrone sostiene di non poter fare altrimenti: il denaro distribuito alle vittime delle Tritech proviene dalle casse dell'azienda ospedaliera. L'assicurazione infatti, all'indomani dell'esplosione del caso, aveva dato il benservito al manager, che si era visto costretto a stornare dal bilancio dell'ospedale 5 milioni di euro. Secondo Cestrone, scagionata l'azienda, quei soldi devono tornare in cassa: è da un anno che procedono incontri tra legali.

    L'ospedale propone un'azione comune nei confronti del Tuv tedesco, ente che ha certificato valvole cardiache che poi si sono rivelate difettose. Ma gli avvocati delle vittime non scendono a compromessi. Chiuse le trattative, è partito il recupero crediti a seguito di un accordo del 2009: risarcimento immediato dopo il primo grado di giudizio, ma restituzione della somma qualora la Corte d'Appello avesse stravolto la sentenza.

    «Nonostante le diffide inviate alle parti civili», scrive Cestrone, «nessuno di loro ha adempiuto a quanto concordato nel 2009. Si ritiene indispensabile procedere per via giudiziale nell'azione di recupero».

    L'ospedale chiede 90.750 euro a Margherita Sambin, 74.250 a Caterina Benvegnù, 6.600 Luigi Benvengnù e Gianezio Benvegnù, 33 mila a Emma Urelli, 55.080 all'avvocato Bruno Bertolo; 16.666 rispettivamente a Emanuela Varini, Pierluigi Annuario, Ilaria Annuario; 50 mila a Clara Augusti, Roberto Bicego, Giorgio Bussolon, Isetta Langeri, Giorgio Paccagnella, Filomena Spinazzola, Franco Zaletti; 85.680 all'avvocato Giovanni Maria Barcati, 70.950 a Cinzia Barbetta, 70.950 a Michela Barbetta, 6.600 a Maria Barbetta, 65.663 a Carmelo Caggegi, 63.575 a Ivana Guggia, 69.256 a Cristian Marchetti, 65.663 a Lorenzio Fazio, 134.640 all'avvocato Alvise Fontanin, 16.500 a Imelda Santinon, Stefano Geron, Federico Geron; 61.437 a Lucia Martignon, 59.368 a Renato Munerotto, 64.337 a Catia Vianello e 61.437 a Vitale Zaglia.

    15 settembre 2012

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