Orsi, linci e fauna esotica: è arrivato anche il visone

Un’estate contrassegnata da esemplari nuovi o vecchi ma scomparsi da decenni. Dalle Dolomiti bellunesi alle rive del Piave, come cambia il nostro ecosistema

    BELLUNO. Orsi, linci, ora anche i lupi. Ma non solo. Sulle montagne venete e lungo i fiumi c’è spazio pure per la fauna esotica. E così sulle rive del Piave nella zona del Basso Feltrino è comparso il visone americano. Sfuggito a qualche allevamento o abbandonato da chi lo ha acquistato e poi se ne è disfatto, ha trovato un habitat adatto sulle rive del Piave. Rive che anche in Veneto sono ridotte ad un colabrodo pericoloso a causa della presenza sempre più diffusa della nutria (detta anche castorino).

    Per non parlare delle tartarughe, anche di specie protette, che vengono abbandonate quando crescono; o dell’altrettanto pericoloso (per le specie autoctone) scoiattolo grigio americano che dove arriva fa sparire la specie italiana, più piccola e meno agguerrita.

    E nelle acque venete c’è il gambero della Lousiana: onnivoro e molto vorace distrugge la biodiversità di rogge, torrenti e fiumi dove prospera a danno della specie italiana ma non solo.

    Ma torniamo agli orsi. Ce ne sono almeno due che scorazzano nel Bellunese, gli ultimi di una lunga serie di presenze iniziata attorno al 1995. I più noti sono stati Friz (forse ucciso da bracconieri in Valsugana) e Dino (abbattuto in Slovenia, dopo essere impazzito a causa del radiocollare troppo stretto).

    Pochi giorni fa un orso ha distrutto delle arnie a Zoppè di Cadore, ai piedi del monte Pelmo. Poche settimane fa aveva pasteggiato in un gregge di pecore e capre sui pascoli di Mondeval, dall’altra parte del Pelmo. Alla Polizia provinciale bellunese, avvertita del danno, è toccato il compito dei rilievi e della consegna all’apicoltore zoldano di una rete elettrificata per tenere lontani gli animali selvatici, orso compreso.

    In Trentino, zona del Parco dell’Adamello dove gli orsi sono ormai una quarantina (inseriti negli ultimi quindici anni) non c’è praticamente allevamento di animali che non sia circondato dalla rete elettrificata. Gli orsi dopo un po’ imparano che da quella rete bisogna stare alla larga. La Regione Veneto si è dotata di questo tipo di reti, consegnate alle Province che le danno in comodato a chi le richiede.

    Il giorno di Ferragosto c’è stata un’altra segnalazione della presenza di un orso, sempre nella valle di Zoldo. La Polizia provinciale raccoglie i reperti, escrementi e peli, e li spedisce ai laboratori di Bologna, per cercare di capire di che orso si tratta, se è uno di quelli trentini o se arriva direttamente dalla Slovenia, cosa avvenuta di frequente negli ultimi quindici anni, da quando l’orso ha fatto la sua ricomparsa sulle Dolomiti dopo cento anni dall’ultima presenza.

    E poi c’è la lince. Finora nessuno l’ha vista, ma sono state trovate le sue tracce, in particolare nella zona di Cibiana, la scorsa primavera. Hanno trovato il suo pelo su un albero dove era andata a farsi le unghie. (ma.co.)

    18 agosto 2012

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