Bara trafugata, in cella Mantoan: il blitz in Psichiatria 

Ha lasciato tracce con il suo furgone: il papà morto avanzava 500 mila euro dall’immobiliarista

    di Enrico Ferro

    PIOVE DI SACCO. Ha visto il padre morire d’infarto schiacciato dai debiti e da quel momento ha deciso che l’immobiliarista Angelo Moressa non meritava pace. Nemmeno dopo la morte. Eccolo Leopoldo Mantoan, 33 anni, residente a Piove di Sacco in via Piave 78. È lui che il 15 luglio scorso ha trafugato la bara dell’imprenditore assassinato nel 2005 scassinando il loculo e nascondendo il feretro nell’argine del Bacchiglione a Correzzola. I carabinieri del Nucleo investigativo di Padova sono andati a prelevarlo direttamente nel reparto di Psichiatria dell’Azienda ospedaliera, dove era ricoverato da qualche giorno. Ora è rinchiuso in isolamento in una cella del carcere Due Palazzi: è accusato del reato di “sottrazione di cadavere” in concorso con altre persone. In questa storia tutta piovese fatta di screzi, vendette e odio profondo presto potrebbero spuntare altri indagati.

    Tradito da un fanale

    Il frammento del fanale posteriore destro di un furgone trovato sul prato del cimitero di Cambroso di Codevigo e uno squarcio che combacia perfettamente nel Fiat Ducato in uso a Leopoldo Mantoan. Poi le tracce dei copertoni rilevate sul terreno del camposanto identiche a quelle riscontrate sull’argine e ancora un’ammaccatura sul retro del furgone che si abbina perfettamente al danno individuato in una lastra di marmo sotto il loculo di Angelo Moressa. Sono queste le prove schiaccianti raccolte dagli investigatori dell’Arma, elementi che hanno convinto il pm Roberto D'Angelo a richiedere con la massima urgenza una misura cautelare firmata dal gip Paola Cameran che ha condiviso l'impianto accusatorio. Nel corso della perquisizione in casa, sotto gli occhi della madre Ambrosina Angelon e della sorella Alessandra, i militari hanno trovato due grosse corde annodate, una catena d’acciaio, un carrello metallico a due ruote e un passamontagna scuro. Sempre nella sua abitazione, precisamente in cucina, gli investigatori hanno trovato anche le chiavi del Ducato “incriminato”. Il sospetto è che sia stato sempre Leopoldo Mantoan, spinto da quella che viene più volte definita come una “ossessione”, a danneggiare il loculo di Moressa il 21 gennaio scorso, nel corso di quella che viene considerata la sua prima incursione.

    Il movente

    Riscatto o accanimento. Restano queste le ipotesi prese in considerazione per l’individuazione del movente. Mantoan potrebbe aver pensato di rientrare in possesso di parte del denaro perso dalla sua famiglia (500 mila euro) con il sequestro della bara. Ma non è escluso che sia stato anche il semplice odio elevato all’ennesima potenza a spingerlo a compiere un gesto che appare agli occhi di tutti così riprovevole.

    Silenzio totale

    Il trentatreenne, indagato anche nell’ambito del delitto dell’immobiliarista, di fronte ai carabinieri si è comportato esattamente come negli ultimi sette anni: è restato in totale silenzio. Nessuna risposta alle domande, nessuna collaborazione con gli investigatori. Si è concesso solo qualche smorfia ma niente di più. Gli accertamenti però non sono conclusi. La famiglia Moressa spera che l’individuazione dell’autore dello sfregio alla bara serva a dare impulso a un’indagine che dura da 7 anni e aiuti a trovare finalmente i nomi dei protagonisti di questa storia tutta piovese fatta di screzi, vendette e odio profondo.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    29 luglio 2012

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