Padova, appello per il Battistero del Duomo: serve il restauro anti-sismico

L’architetto Barato: «Il consolidamento statico è la priorità assoluta». Diocesi e Comune chiedono aiuto ai privati. L’assessore Colasio: «Alla Fondazione Cariparo chiediamo un contributo di 800 mila euro»

    di Aldo Comello

    PADOVA. E’ l’angolo più carico di storia della città, che per essere salvato dal rischio terremoto attende dalla Fondazione Cariparo un contributo di 7–800 mila euro. Sarà anche il più bello quando dalla piazza della Cattedrale si vedrà il verde di quel misterioso giardino che convive da secoli col grande complesso del Duomo, lampo di smeraldo tra le pietre. Il progetto dell’architetto Eugenio Barato si sta delineandio: le casette che fanno corona davanti all’arco Valaresso, eretto nel 1632 a celebrare la fine di una pestilenza, sono state messe in sicurezza prima delle scosse sismiche; le volte sotto il portico sono state aperte e faranno finestra allo scrigno di verde. Ora il giardino, che porta i segni di una destinazione cimiteriale, ma che serviva come deambulatorio per la preghiera all’aperto, è occupato dalle macchine di cantiere, ma poi sarà percorso da un viale e generosamente impiantumato. Il portico avrebbe dovuto abbracciare tutto il lato della strada per innestarsi sul fianco del battistero. Ma la Soprintendenza ha deciso di lasciar spazio alla vista sugli archi e le colonne antiche.

    La paura del terremoto. Il 6 giugno scorso, dalla riunione del Comitato di Vigilanza, composto da rappresentanti della Parrocchia, della Diocesi, della Soprintendenza, del Comune e dell’Università per via degli scavi archeologici, cui spetta il compito di stabilire la successione cronologica dei lavori, è emersa la volontà di procedere subito al restauro degli affreschi della cupola e del tamburo del Battistero, affreschi, come è noto, dovuti alla mano del grande Giusto de’ Menabuoi. Ma questa scelta ha trovato la ferma opposizione del progettista delle opere strutturali.

    Perché? Va data precedenza al consolidamento statico di murature, volte, incatenamenti, coperture. E poi va avviato il restauro degli affreschi.

    Ma anche se il corpo del Battistero non fosse colpito da nuove scosse, rimarrebbero comunque in piedi le criticità legate alla spinta della volta e alle infiltrazioni che hanno causato l’insorgere di lesioni. Va quindi completata immediatamente la campagna di indagini sui materiali con l’installazione di un congruo sistema di monitoraggio.

    Controllo statico subito. Il finanziamento ministeriale di 200 mila euro è destinato al restauro degli affreschi del Battistero. Dalla concertazione tra la Diocesi (monsignor Paolo Doni), il Comune (assessore Andrea Colasio), l’Università, Dipartimento di Archeologia (professoressa Francesca Ghedini) è nata la richiesta, indirizzata all’architetto Ugo Soragni della Direzione regionale per i Beni Culturali, di trasferire la somma dal restauro della cupola e del tamburo a quello del registro più basso degli affreschi che consiste in pannelli mobili. Ciò eviterebbe le difficoltà dell’installazione di una complessa e costosa impalcatura. La proposta, sottoscritta dal direttore dei lavori architetto Eugenio Barato e dal parroco della Cattedrale, monsignor Pietro Lievore, non ha avuto ancora risposta. Non solo, Diocesi, Parrocchia, Comune e Università raccomandano controlli permanenti sul comportamento statico dell’immobile legati alle operazioni di scavo dello scannafosso in presenza di ripetuti fenomeni sismici.

    Lo scannafosso. Monsignor Lievore spiega che lo scannafosso è un corridoio circolare di areazione che abbraccia tutto il battistero e che si estende anche oltre. Si tratta di una tecnologia avanzata che permette di influire sul microclima di questa grande bomboniera affrescata, azzerando o almeno riducendo l’umidità di risalita e la formazione di nitrati cadaverici.

    Nella parte ipogea inesplorata per secoli, sono stati individuati 12 avelli, vere e proprie stanze sepolcrali in cui si trovano molti corpi. Potrebbero essere, come è successo nella chiesetta di San Michele, vittime di un’epidemia - nel Medioevo si moriva di peste, ma anche di morbillo o di stenti, e solo i ricchi potevano permettersi una tomba - oppure, di membri di una confraternita con diritto alla sepoltura nell’area ipogea del Battistero. Per la realizzazione dello scannafosso, condizione preliminare alla riqualificazione del complesso monumentale, c’è uno stanziamento di 300 mila euro (in questo periodo di soldi ne girano pochi) di cui 200 mila alla Parrocchia e 100 mila all’Università per lo scavo archeologico.

    Lo stanziamento non è sufficiente e resta accesa la speranza in un intervento straordinario della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per mettere in sicurezza il battistero dal rischio terremoto: si tratta di staccare un assegno di almeno 7-800 mila euro. «Mi auguro che anche in quest’occasione la Fondazione guidata da Finotti dimostri di essere un attore strategico nelle politiche urbane di tutela dei nostri tesori d’arte», afferma l’assessore Andrea Colasio.

    23 luglio 2012

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