Sacro Cuore, Giosuè non ce l'ha fatta: donati tutti gli organi

Il papà: "Aveva una bomba a orologeria in testa, un aneurisma congenito me l'ha portato via"

    di Enrico Ferro

    Qualcuno potrà vedere il mondo attraverso gli occhi di Giosuè, qualcun altro potrà sentire il suo giovane cuore palpitare con forza dentro al petto, altri potranno respirare nuovamente a pieni polmoni. Giosuè Zorzi, 19 anni, studente dell’istituto Selvatico e animatore del Grest, è stato stroncato da un aneurisma cerebrale congenito. I genitori, ieri pomeriggio, hanno acconsentito alla donazione di tutti gli organi.
    Il padre
    «Il mio Giosuè è morto praticamente alle 10 del mattino, i medici ci hanno detto che dopo tre giorni di ricovero in terapia intensiva non dava più alcun segno di vita» racconta il papà Michele, «motivo per cui nel primo pomeriggio sono state spente le macchine che lo tenevano aggrappato alla vita. Io e mia moglie abbiamo deciso di donare tutti gli organi. Era un ragazzo sano, speriamo di fare del bene a qualcuno». Quanto alla diagnosi, ci sono pochi dubbi. «Hanno rilevato un aneurisma congenito» continua il padre, «nessuno si era mai accorto di nulla, poteva succedere in qualsiasi momento. Aveva una bomba a orologeria in testa». Accanto a papà Michele, mamma Olesia e la figlia Linda. Per loro sono stati giorni durissimi, trascorsi quasi interamente in ospedale, nella sala d’attesa della Rianimazione della Neurochirurgia. «La soddisfazione più grande è stata vedere tutti gli amici di Giosuè accorrere in ospedale. In tre giorni credo di aver visto circa 300 persone». Da metà mattinata circa il profilo Facebook del giovane è sparito. Il padre ha spiegato che insieme alla sorella stanno cercando di cambiare la password per poter così gestire la pagina web e rispondere a tutti i messaggi giunti in questi giorni, in attesa della data del funerale che non c’è ancora.
    La veglia
    Ieri alle 18.30 il parroco, gli animatori e gli amici hanno organizzato una veglia di preghiera nella chiesa di Altichiero. “Josh sarai sempre con noi”, è il testo dello striscione appeso ad una parete della chiesa. Dentro decine di giovani in calzoncini corti e scarpe da ginnastica, tra loro anche i compagni del Valsugana Volley. Gli amici più stretti si sono seduti per terra davanti all’altare, raccogliendo in un cesto gli oggetti che ognuno di loro aveva regalato a Giosuè nel corso degli anni: un paio di occhiali, un portachiavi, un braccialetto, alcuni bigliettini. Hanno pregato insieme, si sono abbracciati l’un l’altro, hanno pianto. E alla fine, quando il parroco ha terminato, sono rimasti lì: ancora abbracci, ancora lacrime, ancora ricordi.
    I ricordi
    I primi a pubblicare un ricordo in internet sono proprio i compagni di squadra del Valsugana Volley, che sulla homepage del sito della società scrivono: «Grazie Josh per averci fatto ridere tutti questi anni e fin che ci guardi da lassù, insegna a giocare a pallavolo a chi è con te. Non ti dimenticheremo mai. Tutto il Valsugana Volley e tutti gli amici si stringono attorno alla famiglia». E i primi ricordi sono giunti anche sul nostro sito internet www.mattinopadova.it, come quello di Paola Pincerato: «Caro Giosuè non ci sono parole per descrivere quello che ti è successo. Spero tu riesca a sentirmi nell'anima, sei un ragazzo speciale, non meritavi tutto ciò. Purtroppo ai buoni capita sempre il peggio. Ti porteremo sempre nei nostri cuori».


    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    11 luglio 2012

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