Maturità: seimila studenti per l’ultimo test

Preoccupazione per le domande scelte dalle commissioni: dai quesiti linguistici alle teorie filosofiche di Popper

    PADOVA. L’ultima volta non si scorda mai. E per più di seimila studenti padovani è stata ieri. L’ultima volta in cui si sono ritrovati tutti insieme in classe, col banco davanti e il migliore amico di fianco, per la terza prova che ha concluso la parte scritta degli esami di maturità. Da domani fino all’inizio di luglio, a scaglioni e in ordine alfabetico partendo per ogni classe dalla lettera estratta il giorno della prima prova, sarà di scena l’esame orale che metterà lo studente di fronte ai professori di una commissione composta per metà da insegnanti esterni alla scuola. Poi il giudizio e (si spera) l’estate più spensierata della propria vita.

    TERZA PROVA. L’ultima prova scritta era quella più temuta dagli studenti. Tre ore di tempo per rispondere a due o tre domande per ciascuna delle quattro materie scelte dai professori, ovviamente senza preavviso. Tuttavia la presenza della lingua straniera era scontata e qualche altra disciplina si poteva ipotizzare, magari sfruttando conoscenze, indiscrezioni o semplice pietà dei docenti. Rispetto alle prime due prove, però, la terza non è ministeriale, quindi varia non solo da scuola a scuola ma da sezione a sezione. E così se la domanda non va a genio o è bastarda, ce la si può prendere con il “prof” di turno. «Volete una notizia? Adesso mi sparo» la reazione un po’ drammatica di Camilla, studentessa del Gramsci all’uscita dell’istituto. La terza prova non è andata come avrebbe sperato e lei se la prende con qualche docente, reo di aver messo dei quesiti troppo difficili. Nell’attiguo liceo scientifico Cornaro la situazione sembra più distesa e c’è chi, nel vero senso della parola, la prende con filosofia. «Questa la materia che ci hanno inserito nell’esame al posto di storia» spiega Edorado Ruffato, 5ªF, «Certo che non ci aspettavamo proprio una domanda su Popper. Perché proprio lui, che si studia alla fine?». Un pizzico di rammarico, ma al giovane poteva andare anche peggio: «Al penultimo giorno di scuola sono stato investito in motorino: tre giorni in ospedale perché dovevano monitorare un ematoma sul polpaccio. Rischiavo di dover fare gli esami a settembre... Chissà, magari faccio anche un po’ pena alla commissione. L’università? Voglio fare filosofia, per fortuna non c’è solo Popper». I compagni sorridono, ma hanno un’idea diversa: «Sarebbe bello seguire solo il cuore per scegliere la facoltà» spiega Marco Mellon, «ma dobbiamo pensare anche al futuro e ad una laurea che possa prospettarci, di questi tempi, un lavoro. Io pensavo di fare matematica, ma credo che biologia molecolare possa darmi maggiori garanzie».

    ADDIO. Una cosa è certa, la scuola mancherà a tutti. «È una routine, cui ti abitui e che non ritroverai mai più» ammette Carlotta Toffanin del Gramsci, «Io farò l’università, mediazione linguistica, ma non sarà lo stesso». Ancor più nostalgia per gli studenti del Cornaro, scuola apprezzata da gran parte di chi ci ha passato l’adolescenza. «Perché offre molto di più oltre alle semplici lezioni» il pensiero di Leonardo Malimpensa di 5ªF, «Ci sono i laboratori pomeridiani, come quello di teatro, e ricorderò per sempre i pomeriggi passati qui per le attività extra. E poi il mitico paninaro Dennis e tanti episodi divertenti, come quando ci hanno fatto evacuare per il terremoto in Emilia alla sesta ora e un professor di inglese ha preso la chitarra e si è messo a suonare in cortile attorno agli studenti che cantavano». Stefano Volpe

    26 giugno 2012

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