L’ex custode del centro sociale Casetta Michelino è finito in carcere con l’accusa di nascondere la cocaina nella struttura per anziani e a fianco del campo sportivo
PADOVA. C’è un personaggio eccellente al centro di questa inchiesta di droga e armi: Gaspare Orazio Iraci, 48 anni, custode della struttura sportiva «piastra Bettin» per 8 mesi, tra il 2009 e il 2010. Rientrava in un progetto per il reintegro degli ex detenuti in collaborazione con il carcere. Al quale hanno aderito don Andrea Contin, parroco di San Lazzaro e responsabile di Casetta Michelino, e Agostino Baro, presidente dell’associazione sportiva che orbita su Pontevigodarzere.
Come custode, Gaspare Iraci apriva e chiudeva la struttura; riparava quello che non funzionava e spesso si dedicava anche al giardinaggio. Proprio dietro le aiuole rigogliose nascondeva la droga. Oggi i carabinieri hanno svelato il vero business di Iraci, accusato di trafficare in droga, ma del custode della piastra sportiva si fatica a sentire giudizi negativi.
Pontevigodarzere lo ricorda come un uomo simpatico. «Sorprendeva», racconta Baro, «l’enorme quantità di amici che avesse: sapeva farsi volere bene. Il chè ha reso molto più difficile a tutti noi intuire i traffici segreti: insomma, aveva una doppia vita». Baro era il datore di lavoro di Gaspare. «Riuscivamo a dargli 600 euro al mese», conferma, «e lavorava senza sosta: ha trasformato l’esterno della struttura da groviera di buche a prato». Tuttavia chi lavorava a stretto contatto con Gaspare, qualche piccola avvisaglia l’aveva fiutata: «l’avevo rimproverato perché alcune persone che venivano a trovarlo non mi piacevano», aggiunge Baro, «ma non erano tutti sospetti. Anzi. Con alcuni sono rimasto in contatto: c’era la figlia di un industriale, oggi neo-mamma; un altro ex detenuto che ci ha procurato 2 frigoriferi ed oggi commercia onestamente in fiori. Voglio precisare che i nostri utenti non hanno mai rischiato nulla: se Gaspare svolgeva attività illecite, lo faceva negli orari di chiusura della struttura o quando non c’era più nessuno. A conferma basti pensare che mai una mamma si è lamentata o ci sono arrivate segnalazioni».
E quando ha aperto una pescheria in via Pontevigodarzere, poco prima della chiesa, «pensavamo fosse davvero la volta buona che tagliasse con il passato», aggiunge don Andrea Contin, «invece ha perso la sua occasione: quando sono venuti i carabinieri, non collaborava più con noi da un mese».
Festini con la cocaina? «Nemmeno l’ombra», scandiscono in coro Baro e don Andrea. A vedere le stanze del custode, oggi occupate da una coppia di serbi, immaginare “festini” è davvero difficile: nella cameretta ci entrano appena un tavolino e un lettino. «Escludo che qui si consumassero festini di droga di qualsiasi genere», precisa Baro, «la notte lasciamo tutte le luci accese e nascondersi qui era ed è impossibile».
Tant’è. E il “covo” della droga? Un mistero. Anchse se qualcuno aveva additato il passaggio pedonale tra via Pontevigodarzere e via Bettin.
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