I fatti di sangue accaduti nel Veneto rimasti senza colpevoli. Tocca al massacro di Gorgo al Monticano: due coniugi uccisi da una banda senza pietà
PADOVA. E' in edicola il quarto libro della collana "Delitti e misteri veneti" edito dal nostro giornale e scritto dal giornalista Enzo Bordin. Ha per titolo "Il Gorgo del terrore", riferito all'omicidio dei coniugi Guido Pelliciardi e Lucia Comin, a Gorgo al Monticano. Una carneficina avvenuta la notte del 21 agosto 2007, quando i custodi e giardinieri di villa Durante, due pensionati buoni come il pane, vennero seviziati e torturati a morte durante una rapina. Si tratta, come scrive l'autore nella prefazione, «del più efferato e inutile delitto che la Marca ricordi, destinato a lasciare nell'immaginario collettivo un marchio indelebile». Più passa il tempo, più sale la rabbia della gente per le promesse non mantenute dalle istituzioni e per un iter processuale che, dopo varie vicissitudini, si è concluso a fine febbraio 2012 con la condanna in appello-bis dei due imputati mandati a processo: ergastolo per l'organizzatore del colpo Naim Stafa, un albanese con precedenti, e 18 anni per il basista Alin Bogdaneanu, un diciannovenne rumeno che lavorava nella fabbrica la cui capostipite è proprietaria della villa dove si consumarono angherie inenarrabili ai danni delle povere vittime per costringerle a rivelare dove si trovava la cassaforte coi soldi. Ma loro non ne possedevano le chiavi e non potevano in ogni caso consegnare niente di più che una manciata di euro di loro proprietà. Ciò non è servito a tenerli in vita. Gli assassini non hanno avuto pietà di loro: li hanno martoriati con centinaia di colpi, usando non solo calci e pugni ma anche coltello, cacciavite, piede di porco e scalpello per torturare i corpi dei due pensionati che in quel momento stavano dormendo nella camera da letto della dependance della villa dove abitavano. Non sono stati però giudicati e condannati gli autori materiali dell'orrendo crimine (almeno due, probabilmente tre se non addirittura quattro), uno dei quali (l'albanese Artur Lleshi) morto suicida in carcere a Padova. Sull'altro esecutore del crimine indicato tardivamente (dopo varie versioni) dal complice albanese prima d'impiccarsi in cella, non erano però emersi elementi probatori di sorta.
E c'è poi il dramma del figlio delle vittime. Daniele Pelliciardi, costretto a rivivere in ogni fase processuale il dramma di quella terribile notte, quando come guardia giurata alla centrale operativa della "Vigilanza Carniel" venne informato da un collega che nella dependance di villa Durante c'era qualcosa di strano. Fu proprio Daniele a dire al metronotte di andare a vedere cosa stava succedendo, guidandolo all'interno della casa dove abitavano i suoi genitori con funzione di custodi e giardinieri. Seppe della tragedia in diretta, col suo cuore che batteva a mille.
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