Il giro di cocaina scoperto dalla squadra mobile di Padova, che ha arrestato l'avvocato Davide Bergo: i due tunisini arrestati fornitori di professionisti e artisti insospettabili
PADOVA. «Ho trovato esagerato quello che è stato scritto... E non ho grande interesse a parlare di queste cose per la vita che conduco». Risponde così al telefono il noto cantante cittadino coinvolto nell’inchiesta sui giri di cocaina nella Padova-bene. Coinvolto (e sentito dagli investigatori) in qualità di consumatore e non come persona indagata: a lui, come al farmacista e alla dj che risultano agli atti dell’inchiesta, non è stato contestato alcun reato.
Gentile e fermo, l’artista respinge l’accusa di essere mai stato tra coloro che vendevano droga, contestazione peraltro mai rivolta a lui: «Non sono uno spacciatore e neppure lo è l’avvocato Bergo». Con il legale aveva in comune il fornitore di cocaina, quel Misha, all’anagrafe Zouhair Mahmoudi, 44 anni, tunisino, finito in carcere. E gli acquisti di droga? «Per me non è un problema in quanto non la uso abitualmente, non posso essere considerato un consumatore...» si affretta a dire, «E, per quanto mi riguarda, è stato scritto abbastanza». Non ha nessuna voglia di continuare a parlare. E il suo grande timore, lo si capisce, è di finire nel tritacarne mediatico che può danneggiare un’onorata carriera frutto di anni di gavetta.
Il 28 febbraio scorso il cantante era stato interrogato negli uffici della Squadra mobile. Il suo nominativo era spuntato dalle intercettazioni telefoniche: per mesi l’utenza di Misha era stata ascoltata dalla polizia. E ogni chiamata, in entrata e in uscita, registrata. Il cantante aveva ammesso di aver conosciuto il pusher in una birreria di piazzale San Giovanni, come tanti altri padovani che si rifornivano dallo straniero. Comprava una dose alla volta, pagata 60 euro. Lo aveva fatto la sera del 21 dicembre scorso quando, una ventina di minuti dopo la mezzanotte, lui e il nordafricano si erano dati appuntamento vicino alla banca di piazzale San Giovanni. E lo aveva fatto pure il 23 dicembre e ancora nella serata tra il 24 e il 25, la notte di Natale. Poi di nuovo il 26 e il 27 dicembre come il 6, l’8 e il 9 gennaio. Al telefono rispondeva sempre Misha, pronto per esaudire ogni richiesta. Ma all’appuntamento che era stato fissato per la consegna, si presentava da sei, sette mesi un connazionale, Hassene Lazhar, tunisino di 30 anni, pure lui finito dietro le sbarre.
È intorno ai due tunisini che ruota il folto gruppo di padovani consumatori quasi quotidiani di cocaina. Tra loro, l’avvocato Bergo, accusato di organizzare per gli amici dei coca-party nella sua casa in via Euganea. Come il farmacista quarantaseienne che, anche autonomamente si riforniva da Misha. Tutti, o quasi, comunque, si conoscevano fra loro e alcuni sono “amici” su Facebook, il social network dal quale il legale ha cancellato la propria “identità” qualche giorno fa. Anche la sera del 31 dicembre, a poche ore da San Silvestro, il farmacista s’incontra con Misha vicino al tabacchino di piazzale San Giovanni: non è al volante della sua Jaguar, ma a bordo di una semplice Punto Fiat forse per farsi meno notare. Il professionista compra e fa scorta per la solita festa a casa dell’amico Davide come il giorno della Befana quando, in attesa che il pusher risponda alla sua chiamata, ammette ai chi gli sta intorno: «... Ho provato a smettere... Ho smesso un mese fa e poi ho ripreso a pippare».
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