Don Mario: «Dio ci ha insegnato a perdonare non a giudicare». Ieri il tabaccaio che ha sparato e ucciso un ventenne ha festeggiato la promozione della squadra
CORREZZOLA. «Il vescovo mi ha consolato e il confronto con lui mi ha aiutato a trovare le parole per confortare anche Franco»: don Mario Vallese ha ammesso ieri mattina in chiesa, al termine della messa, la situazione di difficoltà in cui anche lui si è venuto a trovare dopo l’uccisione da parte del tabaccaio di Civè di uno dei ladri che hanno assaltato il suo negozio. Perché c’è la legge di Dio e la legge degli uomini e in mezzo la coscienza di ciascuno. «Il vescovo ha manifestato la sua solidarietà alla nostra comunità e alla famiglia Birolo» ha dichiarato il sacerdote dal pulpito, «ha confortato anche me parlare con lui dei risvolti morali di questa vicenda. E’ facile dichiararsi cristiani, è relativamente facile comportarsi come tali, quando tutto va bene. Ma è nelle difficoltà che si deve essere seguaci autentici di Cristo».
Don Mario non ha lesinato alcune critiche verso certi toni fin troppo esasperati tenuti in questi giorni anche da alcuni cittadini di Civè, come quelli che, commentando quanto fatto da Birolo e schierandosi indiscutibilmente dalla sua parte, hanno auspicato la morte anche degli altri banditi: «Sentire certe cose mi ha molto amareggiato» la posizione di don Mario, «non possiamo abbandonare la strada di Dio. Ogni uomo per quanto deformato e deturpato dalla cattiveria e meritevole di punizione, è stato creato da Dio. E Dio ci dice di non giudicare e di perdonare». Di fronte a un pubblico attento, nel silenzio totale che aleggiava in chiesa, don Mario ha rivolto una riflessione ai malviventi: Anche per loro dobbiamo pregare» ha esortato, «affinché i rapinatori si convertano. Preghiamo anche per il giovane morto. Ora solo Dio può fare qualcosa per la sua anima».
La comunità di Civè ha ascoltato impassibile le parole del sacerdote, fin troppo consapevole che la violenza non può essere la soluzione ultima. Chiunque conosca Franco Birolo e lo abbia incontrato in questi giorni, sa quanto sta soffrendo. E comune è la consapevolezza di quanta sofferenza ancora questa storia si porterà dietro. «Tra poco calerà il sipario dei media su Civè e su Franco» ha concluso don Mario, «noi invece non dobbiamo e non vogliamo dimenticare. La solidarietà di questi giorni deve continuare, anzi sarà necessario da parte nostra fare anche di più perché molti momenti difficili attendono ancora il nostro concittadino». Intanto rimane ancora sotto sequestro il negozio di via San Donato: i carabinieri non hanno ancora trovato l’ogiva del proiettile che ha ferito a morte il giovane moldavo. Reazione che per Birolo si è trasformata nell’accusa di omicidio volontario.
Nel frattempo ieri il tabaccaio ha festeggiato la promozione della squadra locale. «Franco, uno di noi!».: è questo il coro che i giocatori del Civè hanno intonato a gran voce al termine della partita di calcio di ieri pomeriggio che si è svolta nel campo sportivo paesano. A loro si sono uniti tutti i dirigenti e il pubblico che stava sfollando. Franco Birolo era lì in mezzo a loro, a sentire quella vicinanza che sin dall’inizio i suoi compaesani non gli hanno mai fatto mancare.
Ultima di campionato per la squadra di calcio del paese, già matematicamente promossa in seconda categoria da qualche settimana. Un campionato condotto in testa dall’inizio alla fine. Di questa società Franco Birolo fa parte come dirigente da anni. Al fischio di inizio, come tutte le domeniche, il tabaccaio è al suo posto nella piccola tribunetta dell’impianto sportivo.Seduto attorno a lui c’è il pubblico, gente del paese, qualche decina di persone in tutto. Arriva il primo gol della squadra, che poi dilagherà. I giocatori di corsa si riuniscono sotto lo striscione affisso vicino agli spogliatori.
“Franco… tutta Civè è con te!”, a ribadire il concetto se fosse necessario. Il bomber della squadra, Nicola Dellon, alza anche una maglia bianca con una dedica. Birolo dalla tribuna saluta i ragazzi con il fare schivo che lo contraddistingue, ma dentro di lui sicuramente grande è la riconoscenza. Al fischio finale tutti i giocatori si radunano sotto lo striscione gridando il nome di Franco, che li raggiunge e riceve il loro caloroso abbraccio. In fondo c’è una promozione da festeggiare, un risultato sudato. Una promozione che è anche sua. «Come società, dai dirigenti ai giocatori» dichiara sinteticamente il presidente della squadra Gabriele Dellon «non possiamo che essere umanamente vicini Franco, che per noi è uno di famiglia. Volevamo, con gli striscioni e i cori, fargli sentire tutta la nostra solidarietà»
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