Roma invasa dalle bici: «Città a misura di ciclisti»

In migliaia ai Fori Imperiali per la manifestazione gemellata con Londra. Il movimento ricorda le vittime e chiede al governo più diritti e sicurezza

    ROMA. Le due ruote invadono la Capitale e rivendicano il diritto di avere più spazi, tutele e soprattutto sicurezza. Arrivano ai Fori Imperiali prima delle 15, orario dell’appuntamento fissato attraverso il tam tam della rete e, sotto il sole africano portato a Roma dall’anticiclone Hannibal, i cicloamatori fanno risuonare all’unisono i trilli di migliaia di campanelli di altrettante biciclette. Comincia così la “bicifestazione” organizzata dal movimento Salvaciclisti per chiedere al governo e alle amministrazioni locali politiche di intervento a tutela dei ciclisti.

    “Veni, vidi, bici” il motto del movimento che ricordando «le 2.500 vittime della strada in meno di dieci anni», decide per la prima volta di scendere in piazza sull’onda della campagna “Cities fit for cyclists” (città fatte per chi va in bici) lanciata in Inghilterra dal Times. A lanciare l’idea è proprio il quotidiano inglese dopo un grave incidente capitato ad una sua reporter: Kaya Burgess, investita da un camion lo scorso novembre e da allora in coma. Il Times lancia anche un decalogo con delle regole a tutela dei ciclisti. La campagna insieme al decalogo rimbalzano in Italia e Salvaciclisti (che rivendica insieme alla Gazzetta dello Sport di aver rilanciato l’iniziativa) fa suo lo slogan che diventa “Città a misura di bicicletta, più sicure per ciclisti e pedoni”. I blogger chiamano a raccolta il popolo di internet su due ruote che, insieme a politici, associazioni ambientaliste e di “amici della bici” (come la Fiab), e personaggi noti, si danno appuntamento a Roma, nello stesso giorno della bicifestazione di Londra. Simbolico il luogo scelto nella capitale: i Fori Imperiali davanti alla bici bianca di Eva Bodhalova, ciclista uccisa da un taxi ad ottobre 2009.

    «Essere arrivati qui in così tanti dimostra quanto sia forte e sentinta l’esigenza che l’Italia cambi strada e si doti di un piano di mobilità per le due ruote» spiega Paolo Bellino, uno dei coordinatori del movimento. «Le stragi stradali con il buon senso egli interventi normativi possono essere evitate. Noi non siamo ciclisti ma cittadini in bicicletta» aggiunge Bellino ricordando che nel nostro Paese ogni anno «la strage dei ciclisti miete 300 vittime».

    Tra le diecimila bici variopinte ci sono soprattutto moutain bike, ci sono tanti ragazzi, famiglie con bambini al seguito negli appostiti seggiolini. Alla manifestazione statica (per via del divieto di sfilare in corteo per le strade della città), partecipano anche gruppi spontanei e piccole delegazioni Fiab arrivati da Milano, Torino, Mestre, Livorno, Treviso, Genova. «La bici non è una passione o un hobby - precisa Stefano Gerosa di Mestre - ma solo un mezzo di trasporto che la gente sceglie». Mariella Berti di Panda ciclisti Livorno sottolinea che «non vogliamo piste ciclabili, ma la ciclabilità con un piano di continuità». E mentre il sindaco Gianni Alemanno, passato per la bicifestazione, subito dopo twittava che a Roma «è stato approvato il piano della ciclabilità e ora lo attueremo», il leader dei Verdi Angelo Bonelli chiedeva al governo «un piano straordinario per la mobilità ciclistica in Italia». Dopo un flashmob di bici sdraiate a terra in ricordo di tutte le vittime, Salvaciclisti ha annunciato i prossimi appuntamenti: il 10 maggio il “Bike work day”, al lavoro in bici, e a metà giugno gli Stati generale della bicicletta a Reggio Emilia.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    29 aprile 2012

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