UN LIBRO-GUIDA

Ecco «Santuari padovani» c’è anche il sacro che non conosci

PADOVA. Santuari padovani: il libro ti accompagna lungo sentieri sospesi fra tradizione, storia, arte e devozione, scenari spesso sconosciuti che toccano monumenti d’arte sacra come la basilica del...

    PADOVA. Santuari padovani: il libro ti accompagna lungo sentieri sospesi fra tradizione, storia, arte e devozione, scenari spesso sconosciuti che toccano monumenti d’arte sacra come la basilica del Santo, il Carmine, il Torresino, ma anche piccoli oratori di villaggio che un prodigio sepolto nel tempo o la memoria collettiva della comunità ha circondato di un’aureola devozionale che dà sacralità alla bellezza del paesaggio e dell’arte. I due giovani autori Emanuele Cenghiaro e Piero Cioffredi hanno illustrato la loro opera in un’anteprima alla stampa (il volume sarà presentato ufficialmente oggi alle 17 nella sala dello Studio teologico del Santo) in un luogo magico, gioiello dimenticato della pittura padovana del Cinquecento: l’oratorio di San Bovo, patrono dei contadini; sulle pareti 12 affreschi, alcuni incantevoli, il soffitto a cassettoni è finemente intarsiato, quasi un arazzo in tessuto prezioso. Qui Guglielmo Frezza, direttore de La Difesa del Popolo ha spiegato il motivo ispiratore del volume: continuazione ideale della collana dedicata ai santuari padovani uscita in allegato alla Difesa, ma ampliata, rielaborata, resa accattivante. Secondo il presidente della Camera di Commercio, Roberto Furlan, (l’ente camerale ha contribuito alla pubblicazione del libro, edito da Tracciati, prezzo 19 euro) gli autori hanno solleticato un nervo sensibile del turismo. La “guida” mette in cornice 18 santuari e propone 6 itinerari di visita. Tre esempi: Santa Maria delle Grazie di Piove. Una leggenda dà sapore popolare alla Madonna del Giambellino. La principale ricorrenza è la festa del voto del 6 maggio, rito che si ripete ininterrottamente dal 1631, l’anno della peste. A Monselice il pellegrinaggio alle sette chiese che riproducono lungo una Via Crucis collinare le sette chiese giubilari di Roma. Ai fedeli che effettuavano questo percorso erano concesse indulgenze. Questa trasposizione d’arte e di fede divenne realtà grazie alla famiglia veneziana dei Duodo e con Pietro Duodo, ambasciatore veneziano a Roma, le stesse indulgenze vennero concesse a chi percorresse in preghiera la salita di Monselice secondo quanto disposto dalla bolla del 1605. La più insigne delle opere d’arte della chiesa del Tresto (Ospedaletto Euganeo) è la Madonna di Jacopo da Montagnana. .

    Aldo Comello

    28 aprile 2012
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