Fu ricostruito in tempi record “dov’era e com’era” e inaugurato il 25 aprile del 1912: per i veneziani p il “paron de casa”
VENEZIA. Venticinque aprile da non dimenticare. Quello che si celebra oggi a Venezia è un giorno dai significati molteplici, civili e religiosi. Non soltanto l’anniversario della Liberazione, le truppe dei partigiani che entrano a piazzale Roma e e arrivano a San Marco, finalmente liberata dai fascisti. Il giorno del bocolo, la rosa rossa che si regala a mogli. madri e fidanzate, la festa del patrono.
Proprio nel giorno di San Marco, esattamente cento anni fa, la città aveva deciso di inaugurare il suo nuovo campanile. Ricostruito in tempo di record, «com’era e dov’era». Ieri al teatro Goldoni una originale performance dello scrittore e uomo di teatro Enrico Ricciardi ha ricostruito i momenti drammatici di quei giorni. Ma anche le fasi che precedettero il crollo, il dibattito subito spento fra i fautori dell’innovazione e i tradizionalisti – che ebbero la meglio – decisi a ricostruire il simbolo della città, tale e quale a prima. «Com’era e dov’era» il titolo dello spettacolo, che propone una filologica ricostruzione dei fatti con documenti originali, fotografie proiettate sullo schermo, articoli di giornale dell’epoca, saggi, poesie e testimonianze inedite ritrovate in collezioni pubbliche e private. Con la compagnia diretta da Ricciardi gli attori Mario Bardella, Giorgio Berton, Nora Fuser, Roberto Milani e Roberta Morassi.
Un percorso della memoria ricostruito anche nella grande mostra allestita da Comune, Archivio storico, Arteneo veneto, Musei civici e Venezia Marketing Eventi nel salone della Cassa di Risparmio in campo San Luca. Sfilano le foto celebri della caduta. Il famoso fotomontaggio che ritrae el paron de casa nell’attimo del crollo. Scoop improbabile, anche perché se fosse caduto con quella inclinazione il campanile avrebbe distrutto anche la Basilica. Invece si sbriciolò sedendosi su se stesso, e limitando i danni. Ecco le foto delle macerie ammassate tra i pili e l’angolo delle Procuratìe, la Loggia del Sansovino crollata. E poi la Piazza vuota, senza l’«ingombro» della torre campanaria. E via via le fasi della ricostruzione che durarono per quasi un decennio.
La grande festa a San Marco e la benedizione del patriarca La Fontaine. Cartoline a volte colorate a mano, in altri casi ritoccate. Documento di un secolo ormai lontano. Preziosi i contributi dei collezionisti veneziani, oltre che degli archivi storici come Naya, Giacomelli, Cameraphoto e l’archivio dell’Ire da cui molti materiali inediti sono stati ritrovati e resi pubblici. Stasera in piazza San Marco l’evento che concluderà la due giorni di celebrazioni. Manifestazioni in tono minore, viste le difficoltà di bilancio del Comune. E anche lo spazio sotto il campanile, storico luogo di ritrovo dei veneziani (si beve un bicchiere di vino, un’ombra nel banco che fruttava appunto l’ombra del campanile) ancora occupato dal cantiere per i lavori di consolidamento. Alle 21 i «Cento rintocchi d’acqua» del percussionista veneziano Eddy De Fanti. Uno spettacolo di «suoni e luci» sullo sfondo della Basilica e dalla piazza con la musica di De Fanti e la regìa di Francesco Lapergola.
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