Colpo sparato a freddo alla guardia a terra

Almeno quattro o forse addirittura sette gli uomini del gruppo di fuoco Tutti in divisa mimetica e ben armati, ma capaci anche di errori banali

    La batteria, dunque, potrebbe essere composta da un minimo di quattro a un massimo di sette persone. Rastelli e i suoi uomini nella notte hanno guardato più volte il filmato della telecamera che ha ripreso il colpo. Tre minuti e mezzo di frame sufficientemente nitidi per notare più particolari. Nelle immagini, per esempio, si vedono sempre e soltanto tre banditi. Che ci sia un quarto lo si intuisce perché chi spara al vetro del furgone blindato è dall’altra parte rispetto alla posizione della telecamera. I tre sono vestiti con tutte mimetiche, tutti più alti di un metro e ottanta centimetri, ben piazzati fisicamente. In mano hanno pistole e fucili a pompa. L’abbigliamento, tuttavia, potrebbe essere stato scelto per ingannare gli investigatori. Non sarebbe la prima volta che i rapinatori indossano più giubbotti per alterare la stazza. Gli investigatori arrivano a ipotizzare l’esistenza di un quinto, un sesto o addirittura settimo uomo perché in azioni del genere non è possibile che non ci sia un “palo” o addirittura due.

    Le armi e i bossoli. A terra, dopo l’assalto gli investigatori hanno trovato sette bossoli. Uno calibro 9x21 di una Beretta, probabilmente quella strappata dalle mani di Primucci e usata per gambizzarlo, e sei di un mitragliatore calibro 5,56 di fabbricazione sovietica, i cui colpi hanno infranto il finestrino del furgone e hanno spaccato le mattonelle della pavimentazione. Dunque che ci fosse anche un Kalashnikov non è ancora chiaro. La domanda che si pongono gli inquirenti è: se c’era il Kalasnikov (che è calibro 7,62) perché non sparare con quello ai vetri che di sicuro avrebbe infranto?

    Kalashnikov o meno, è certo che la banda disponeva di un potente arsenale. Il che fa pensare che sia gente in grado di procurarsi pistole e mitra con gran facilità. “Giostrai”, appunto, ma anche vecchi “del mestiere”.

    Le discrepanze. Le testimonianze raccontano di una specie di esecuzione. Maurizio Primucci è stato ferito perché si era ribellato. Quindi, per zittirlo e farlo stare steso, uno dei banditi gli ha sparato a una gamba. Il suo collega Baldin, tuttavia, è convinto che gli abbiano sparato per rabbia, senza un motivo vero. Per dare una lezione al “capo” delle guardie (Primucci è il più anziano). Poi c’è la questione dell’auto o delle auto usate per la fuga e quella dell’ostaggio. Baldin è stato fatto salire su un’Audi e poi scaricato dopo appena 500 metri. L’ipotesi è che l’abbiano fatto per “coprirsi” la fuga. Ma è un’ipotesi che non convince gli inquirenti, come quella di una seconda auto, che forse c’era ma non è quella indicata dai testimoni. Particolari questi che quando saranno certi probabilmente indicheranno che pista battere. La caccia al commando è già cominciata.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    23 aprile 2012

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