Il ministro Clini annuncia un decreto per le cementerie. Miazzi preoccupato: «Patti sul Cdr aggirati»
MONSELICE. Usciti dalla porta, potrebbero rientrare dalla finestra i rifiuti nei cementifici. Questo almeno è il timore degli ambientalisti: il governo, infatti, ha annunciato entro la fine del mese un decreto per favorire l’incenerimento di rifiuti nei cementifici.
Cambia il nome, da Cdr (Combustibile da rifiuti) a Css (Combustibili solidi secondari) ma non la sostanza. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini nei giorni scorsi ha annunciato che entro il 30 aprile arriverà il decreto che farà uscire i Css dalla gestione dei rifiuti e ne stabilirà l'impiego nei processi industriali e in particolare nel settore del cemento.
«Nella nostra zona, ovvero a Este e a Monselice, dove sono presenti tre cementifici e si produce il 60% del cemento veneto, questo provvedimento rischia di generare una sciagura epocale» sottolinea Francesco Miazzi, consigliere comunale della Nuova Monselice. «Ecco serviti i fautori del revamping di Italcementi. L'azienda ha sempre sostenuto che avrebbe utilizzato il Cdr (combustibile derivato da rifiuti, ndr) solo se richiesto, ebbene, ora si troverà con nuove condizioni per farlo. Quando nella convenzione siglata con Comune di Monselice e Parco Colli Euganei, s'impegnava a non utilizzare Cdr affermava il vero... infatti, ora il nuovo combustibile da rifiuti si chiamerà Css».
Insomma, secondo gli ambientalisti il rischio non è affatto scongiurato, nonostante le rassicurazioni di Italcementi. Senza contare la possibilità che gli altri due cementifici, del gruppo Zillo, possano imboccare la via dei rifiuti. «I cementifici che bruciano i rifiuti hanno limiti di emissioni fino a dieci volte maggiori di quelli degli inceneritori» ribadisce Miazzi. «E bruciare rifiuti non è la stessa cosa di bruciare combustibili fossili: le emissioni si diversificano in base al contenuto di metalli e plastiche e sono caratterizzate da una forte produzione di diossine. Dobbiamo dire con chiarezza a tutti i cittadini della bassa padovana, che presto potrebbero avere non tre cementifici, ma l’equivalente di decine di inceneritori di rifiuti» conclude il consigliere del centrosinistra. «I cittadini di questo territorio meritano tutto questo? È questo lo sviluppo tanto caro al sindaco Francesco Lunghi? In questo modo subiranno un colpo mortale tutte le attività economiche parallele cresciute in questi anni all'interno del parco Colli”.
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