LE MICROSTORIE / Sette guardiani, una dormiente, un bacio

Un posto semi sconosciuto in città: il cimitero di Rio di Ponte San Nicolò, trasformato in luogo di rara suggestione da un'opera d'arte e di architettura realizzata nel 2004

    PADOVA. Non che debba diventare mèta di gozzoviglie, grigliate sfrigolanti o clandestini grovigli tra volante e cambio, va da sé, ma è luogo che assolutamente vale una visita, senza fretta. E che non tutti i padovani conoscono.

    Fosse altrove nel mondo, metti a Parigi, i raffinati del turismo tra ultimo viaggio e defintivo alloggio - dopo la banale tappa al Père Lachaise - ci passerebbero le ore. E al ritorno lo racconterebbero. Noi ce l'abbiamo a un pugno di chilometri. E' il cimitero di Rio, inteso come Ponte San Nicolò, trasformato in luogo di rara suggestione da un'opera d'arte e di architettura realizzata nel 2004. Mica è una novità, ma lo smilzo cartellino giallo che lo indica, a Rio, non rende sufficiente omaggio alla potenza evocativa di quel luogo speciale. Che già nel nome è poesia: i guardiani della dormiente. A suggerire protezione all'ultimo sonno che tutti uguali raccoglie, a pacificarsi, anche solo nel tempo di un lento pensiero, con la più eclatante e rimossa compagna di ogni vita.

    Il tramonto, e quel buio a trama larga che gli fa rapido seguito, è il momento migliore per guardare, e inseguire le ombre di quei 7 giganteschi totem (8 metri, in acciaio corten) angeli laici, lirici guerrieri, custodi dei riti di tutte le religioni e di nessuna, messaggeri di suggestioni, che disseminano il piazzale-parcheggio.

    Ognuno portando con sé un diverso strumento, antico e futuribile insieme: dagli scudi alle lunghissime lance con due emisfere al posto della punta. Attorno il muro di cinta (lungo 40 metri e alto 6) a pannelli e, dal lato dell'entrata, ordinate file di cavità nel marmo ad ospitare anfore. Forme più che oggetti. A restituire la storia della ritualità nella morte. E altre forme ancora, come in sogno, che ricordano ampolle, e conchiglie e antichi attrezzi.

    La scorsa settimana, sotto uno di quegli svettanti guardiani, verso sera, col vento che batteva, c'erano due nemmeno tanto ragazzini che si tenevano stretti. Il tempo di un bacio, naturalmente in rigoroso bianco e nero, sfiorando la poesia. Roba da amatori. Roba che solo al cimitero di Rio può capitare.

    Vabbè, a commiato della gita nel commiato, un augurio di lunga vita a tutti, guardiani compresi. Chè la dormiente non ne ha bisogno.

    (Per la cronaca, I guardiani della dormiente sono dell'artista Antonio Ievolella, 59 anni, con gli architetti Claudio Aldegheri e Franco Biscossa).

    Alberta Pierobon

    02 marzo 2012

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