La bolognese Odoya rileva la casa editrice specializzata in noir da Marco Vicentini, il fondatore padovano
PADOVA. Fino a tre giorni fa Padova aveva due case editrici che avevano ambizione e distribuzione nazionale. Ora non ne ha nessuna. Dopo la Alet, anche “Meridiano zero” è stata venduta. A comprarla una casa editrice bolognese in ascesa, “Odoya”, che pubblica prevalentemente saggistica, ma era interessata ad aprire una finestra anche sulla narrativa. Marco Vicentini, fondatore e direttore editoriale di “Meridiano zero” ha deciso di vendere dopo lunga riflessione. «Fino a due anni fa - dice - si andava avanti con difficoltà, con grande attenzione ai costi, ma a fine anno il bilancio era in attivo. Negli ultimi due anni questo non è stato più possibile: per la crisi generale, ma anche per le condizioni della piccola editoria. Esistono sempre meno spazi nella distribuzione e nelle librerie per le proposte diverse da quelle dei grandi editori».
Per Vicentini, insomma, la crisi dei due editori padovani è il sintomo di qualcosa di più vasto, un declino delle proposte culturali diverse. «Ogni giorno - dice - chiude qualche piccola libreria, una di quelle capaci di fare proposte alternative alle grandi catene. E’ una restrizione di spazi, ma anche di qualità, e per questo sono abbastanza pessimista». E tuttavia la sua non è una rinuncia definitiva. «Ho venduto Meridiano zero, ma ad Odoya la linea editoriale di Meridiano zero piace e quindi potrei anche continuare ad occuparmene. Lo stiamo definendo. La speranza è che in un contesto un po’ più grande, l’avventura possa riprendere con più slancio, più forza, riuscendo ad ottenere quei risultati ora non stanno arrivando».
Si, perché in fondo l’acquisto di un marchio, anche se non a cifre altissime, significa anche che a quel marchio si riconoscono qualità, identità, capacità culturale. Odoya non ha intenzione di far morire Meridiano Zero, ma ridargli fiato. «Stiamo lavorando - dice Marco Vicentini - sulla modalità di collaborazione ed anche sulla direzione da dare alle nuove pubblicazioni. Adesso è ancora presto per dire come andrà a finire». Certo, Padova perde qualcosa. «Io sono contento - dice Vicentini - di aver tentato questa avventura rimanendo a Padova. Certo per alcuni aspetti è più difficile lavorare partendo da qui, per esempio è più difficile l’accesso ai media e questo può essere stato un limite della casa editrice, ma per il resto essere lontani da Roma o Milano non è stato un peso».