«Lo Stato ci paghi cento miliardi»

Emma Marcegaglia dal palco del Gran Teatro Geox: «A tanto ammonta il debito della pubblica amministrazione»

    di Carlo Bellotto

    «Il Nordest ha i dati economici migliori del resto paese, ma tutta l’Italia soffre e purtroppo anche qui non c’è da gioire. La crescita è fissata a - 1,6% ma nella seconda parte del 2012 speriamo di vedere qualche miglioramento in un anno che sarà di recessione». Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria guarda oltre e punta sulla ripresa della locomitiva Italia. L’ha detto ieri, in quella che resterà una delle sue ultime uscite pubbliche prima della scadenza del mandato, all’assemblea generale di Confindustria Padova al Gran Teatro Geox davanti a 1.500 imprenditori. Ne è seguita una tavola rotonda con Giuseppe Mussari dell’Abi e il professor Carlo Dell’Aringa, moderata da Alberto Orioli.

    IL VENETO, UN ESEMPIO. «I problemi sono tanti e dobbiamo continuare in questo percorso delle riforme- ha detto Emma Marcegaglia – Ci sono imprenditori che hanno voglia di mettercela tutta e di uscire da questa situazione difficile. Il Veneto resta esempio di come si possa ripartire per il rilancio del Paese. Qui c’è un tessuto industriale molto forte. Per me la vostra regione è stata fondamentale, è stata la prima a credere nella mia elezione». Stimolata da alcuni cronisti sulla corsa alla sua successione ha parlato di Andrea Riello, come di «una persona capace, che ha dato molto al sistema» e che la gara che si è aperta «è uno stimolo per il bene dell’economia». «Riello, Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi sono tutti e tre grandi imprenditori e tutti e tre miei vicepresidenti. Candidature così forti sono segno di vitalità. Mi auguro che il tono rimanga nell'ambito dei normali toni civili».

    RIAPRIRE LA MORATORIA PER LE IMPRESE. «Stiamo già ragionando per riaprire la moratoria per le imprese. La moratoria è stata molto importante perchè grazie ad un accordo tra banche, imprese e governo sono stati dilazionati in passato pagamenti a medio termine per un totale di 69 miliardi di euro». La presidente di viale dell’Astronomia ha puntato molto su questo aspetto. «Assieme all’Abi - ha aggiunto stiamo valutando di poterla riproporre a chi ne ha già beneficiato ed eventualmente anche ad altre aziende». Auspicata anche una durata più lunga per lo sconto di portafoglio dove sono presenti degli insoluti. Il meccanismo di pagamento spesso si inceppa.

    UTILIZZARE IL FONDO DI GARANZIA. Marcegaglia ha spronato i presenti sull’importanza di poter utilizzare il Fondo di Garanzia. «E’ essenziale per poter supportare operazioni di ristrutturazione del debito. Si tratta di uno strumento di aiuto importante. Serve un limite chiaro alla dilazione dei pagamenti, come previsto da una direttiva dell’Ue, sia dello Stato verso le imprese, ma anche tra imprese e imprese. Ammonta a 100 miliardi il debito che lo Stato deve alle imprese italiane. Non si può gettare questa cifra addosso agli imprenditori, ci paghino anche con i Bot ma ci diano i nostri soldi. Chiediamo quindi che si vada anche verso una vendita di asset pubblici e di beni dello Stato». Su questo punto ha prontamente il presidente dell’Abi e di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari: «Se la Pubblica amministrazione certifica il suo debito siamo in grado di renderlo liquido per gli imprenditori. Su questo c’è un impegno chiaro».

    IL RUOLO DELLE BANCHE. La presidente ha ricordato all’assemblea che verso la fine dell’anno ci sono state alcune banche che hanno preteso che molte aziende rientrasssero del 30, 40% del credito erogato. «Speriamo che le banche ci supportino – ha esortato - che dei soldi arrivino all’economia reale. Il credit crunch (un calo significativo dell'offerta di credito al termine in grado di accentuare la fase recessiva, ndr) c’è e preoccupa. E’ reale il rischio di soffocamento in questo caso. Le banche sono costrette agli aumenti di capitale, alle regole di Basilea 3, hanno le loro difficoltà, ma noi abbiamo le nostre. Ora c’è più ottimismo, anche per il calo dello spread ma la congiuntura non è ancora buona».

    ARTICOLO 18. La riforma del mercato del lavoro è importante per Confindustria anche se non è l'unica. Sull'articolo18 - ha aggiunto la presidente - stiamo cercando di impostare un ragionamento nè ideologico nè contro tutti; cerchiamo di dialogare con i sindacati e con il governo, anche se noi non ne vogliamo l’abolizione. La flessibilità in entrata non bisogna toccarla, si ridurrebbe l’occupazione. Gli amortizzatori sociali devono rimanere, devono gestire crisi molto forti. A tal proposito voglio ribadire che le imprese italiane negli ultimi 10 anni si sono pagate gli amortizzatori sociali. In merito alla flassibilità in uscita, se un imprenditore licenzia e discrimina, questa è un’inciviltà e ben venga l’articolo 18. Se c’è un problema economico, una linea di produzione che chiude, l’azienda deve poter pagare un indennizzo e lasciare a casa il lavoratore. Ovviamente se un dipendente ruba va licenziato. Differenziamo insomma tra flessibilità buone e cattive»

    LE CAUSE DI LAVORO. Basta a cause di lavoro interminabili. Marcegaglia è categorica: «Non è possibile che dopo 7 anni di causa un imprenditore debba rimettere al lavoro un dipendente in un posto che magari non c’è più e pagargli 7 anni di arretrati. Pretendiamo al massimo delle cause di 6 mesi o un anno». «Nessuno caccia un dipendente bravo - è l’eco di Mussari - Se ti caccio perchè non lavori non hai diritto a nulla, se ti caccio perchè ho meno lavoro hai diritto agli amortizzatori sociali.

    LA PRESSIONE FISCALE. Una pressione fiscale al 54 per cento è esagerata. Per Marcegaglia la differenza con la Germania, di 30 punti, è incolmabile. «Quando abbiamo capito che il vecchio governo non era in grado di creare le riforme lo abbiamo detto chiaramente. Abbiamo sostenuto l’attuale esecutivo, ma restano da risolvere i costi dello Stato e le sue inefficienze».

    I TRE MONITI DELLA PRESIDENTE. «No alla rifondazione di Confindustria, non tutto deve essere calato dall’alto, sì all’indipendenza, sempre dalle aziende, sia pubbliche che private e sì anche all’indipendenza dalla politica. Non ci si lega a nessun partito, nè vecchio, nè nuovo». E’ questa la linea tracciata da Emma Marcegaglia per i posteri.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    07 febbraio 2012

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