Dopo la lettera-appello degli intellettuali, si apre il dibattito politico. I leghisti Littamè e Venuleo invocano l’intervento della Sovrintendenza. Cavatton (Pdl): "Sette anni di chiacchiere". Ma il Pd fa quadrato attorno al primo cittadino
PADOVA. Avvocato, consigliere comunale Pdl, non fatica a puntare l’indice sul sindaco: «L’Auditorium in piazzale Boschetti è la Caporetto di Zanonato». Matteo Cavatton aggiunge l’appello di Salvatore Settis, Carlo Ginzburg e Chiara Frugoni al dossier aperto nel 2004. «Loro da incontestabili esperti sono giustamente preoccupati del capolavoro di Giotto, noi padovani invece siamo stanchi delle chiacchiere. In sette anni, il sindaco è riuscito a “sbagliare” concorso internazionale, non tagliare mezzo nastro tricolore e ritrovarsi ostaggio della Fondazione Cariparo» commenta. E giusto per non disperdere l’eredità di Tommaso Riccoboni, il consigliere Pdl conclude: «La permuta patrimoniale con la Provincia è il vero focus di questa vicenda. Zanonato si ritrova spalle al muro: se volesse tornare indietro, vedrebbe allungarsi lo spettro della Corte dei Conti...».
Tecnicamente, si aggiungono le bordate di Luca Littamé e Mario Venuleo (che a palazzo Moroni rappresentano la Lega Nord). «Qui ci si ostina a negare la realtà dei fatti. Il professor D’Alpaos durante l’incontro pubblico al centro culturale San Gaetano aveva messo in guardia l’Amministrazione comunale: lo studio eseguito dai “tre saggi” riguarda la sola area di piazzale Boschetti. E’ ribadito nell’ultima pagina della relazione ufficiale. Per fugare davvero i rischi idraulici sulla Cappella degli Scrovegni è, dunque, indispensabile uno studio sugli effetti del PP1 e dell’Auditorium» attaccano.
Littamè e Venuleo aggiungono: «C’è un diaframma di 27 metri nell’area ex gasometro: nessuno ne sa niente. Di più: si tace che il rilevatore PZ10 all’angolo via Valeri-via Trieste per alcuni mesi non ha funzionato. I “tre saggi” se ne rammaricano esplicitamente. A noi sembra alquanto strano».
I consiglieri comunali del Carroccio, infine, si appellano direttamente alla Sovrintendenza: «Non è immaginabile un totale silenzio sulla partita dell’Auditorium in piazzale Boschetti. Contiamo che, proprio in base alla copia della relazione degli esperti di idraulica, la Sovrintendenza finalmente si esprima».
Il Pd fa quadrato attorno al sindaco. E’ il capogruppo del Partito democratico (e presidente capo della Veneranda Arca del Santo): in quattro punti Gianni Berno «benedice» politicamente la tetragona volontà del sindaco Flavio Zanonato sull’Auditorium in piazzale Boschetti. «Cosa sarebbe Padova se non ci fosse stata la perseveranza per realizzare l'opera del tram quando tutti i comitati e taluni "esperti" erano impegnati contro? Eppure oggi tutti sono consapevoli del valore di questo progetto che ci rende città più europea. Lo stesso ragionamento vale anche per l'Auditorium» è la premessa.
Berno aggiunge: «La maggioranza, oltre ad avere condiviso il programma del sindaco che prevede quest’ opera in quel sito, ha anche votato in consiglio comunale le linee di indirizzo sul futuro Auditorium accolte dal sindaco. Inoltre in occasione della delibera sul Centro congressi la maggioranza ha votato una delibera in cui era chiaro che le due strutture sarebbero state complementari. Sono atti votati dalla maggioranza: in politica ci si esprime coerentemente attraverso atti amministrativi».
Sull’Auditorium, il capogruppo Pd evidenzia alcuni aspetti. Primo: il sondaggio del professor Feltrin. «La maggioranza dei padovani è per questa scelta e lo dimostra il 63% dei padovani favorevole, con l’11% non sa e solo il 26% contrario». Secondo: i costi. «Enfatizzato in modo strumentale, a conti fatti non sarà tanto più alto rispetto ad altri progetti e dunque non regge l’argomentazione per cui l'Auditorium toglierà soldi alla città per i prossimi anni». Terzo, l’urbanistica: «L’area Boschetti ha un valore per il Comune di 12 milioni di euro di cubature; chi propone di fare verde in quel sito butterebbe a mare patrimonio pubblico». Infine, Berno scandisce: «Quando si è vicini alla scelta finale, diventa massima la pressione di alcuni gruppi, comitati, etc. questo è il momento della coerenza, della responsabilità e del lavoro di squadra»
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