Sono senza tassametro e la corsa media costa 7 euro, il tempo non conta. Il conducente nigeriano: «Se ci fermano basta dire che siamo amici»
PADOVA. Basta comporre il numero di un cellulare, riferire la via in cui ci si trova e la destinazione da raggiungere. Quindi si contratta un po’ il prezzo al telefono e, infine, si conclude la trattativa. Risultato? Un taxi abusivo fornisce esattamente la stesa prestazione di quelli con licenza ma a metà del tariffario. Alle 12 di lunedì telefonata al primo cellulare. Lui è un senegalese che vive in Italia da alcuni anni, gli ultimi passati a Padova. Non è disponibile. Sta tornando dall’aeroporto: ha appena accompagnato un cliente. Chiede di ritelefonare alle 13.30. Via con il secondo numero. Questa volta è un nigeriano. E’ libero. «Ho bisogno di un passaggio». «Ok. Non c’è problema. Dove sei?». «Sono all’Hotel Biri, proprio davanti all’ingresso. Devo andare in stazione. Ci possiamo vedere alle 14.30?». «Ok». Quindi si parla di soldi. «Quanto mi costerà?». «Non ho il tassametro – risponde cortese – Chiedo 10 euro». Un po’ di tira e molla e arriviamo a 8, poi scendiamo a 7 euro: con un’auto bianca ce ne vorrebbero almeno 12. Se l’ora è di punta anche di più. Con il taxi abusivo il traffico è irrilevante: che la destinazione si raggiunga in cinque minuti o in tre quarti d’ora, che si resti incolonnati in un ingorgo o che la strada scorra liscia come olio, non c’è nessun tassametro che corre, dunque il prezzo non sale. Non paghi nemmeno la chiamata e, di notte, le tariffe non hanno maggiorazioni.
Alle 14.30, puntuale, si ferma davanti al Biri una Ford Fiesta grigia. Scende un uomo di colore, statura media, su 40 anni. Carica il trolley sui sedili posteriori. Aziona la freccia e rimette in moto: destinazione Stazione, ingresso via D'Avanzo. Due chiacchiere per sapere che è della Nigeria, che fino a 3 anni fa lavorava per una cooperativa e faceva le pulizie nelle banche e negli uffici. Adesso sostituisce qualche connazionale, ma con poche ore a settimana non guadagna abbastanza per sopravvivere fino alla fine del mese. Quando è stato licenziato ed ha perso il lavoro, prima si è improvvisato tassista per le lucciole: «Una volta finita la prestazione sessuale mi chiamavano – racconta – e le riportavo a casa o sul marciapiede di riferimento». Poi si è allargato ai vicini di casa e a qualche connazionale. Adesso ha un taccuino pieno di appuntamenti: chi esce la sera per andare a ballare in discoteca. Chi va a bere e non vuole preoccuparsi dell’etilometro. Alcuni studenti universitari che tornano in città di notte. Addirittura un paio di signore che lavorano la mattina molto presto, quando ancora non c’è il bus. Con loro «faccio un prezzo molto basso – riferisce – perché sono tante corse a settimana. Vanno a lavorare tra le 5 e le 6 di mattina. Devono prendere il treno e mi chiedono un passaggio». «Ma fai tutta la città?». «Si. Il costo medio è di 10 euro: per il centro, per Sant’Antonio, per l’ospedale». «E se ci fermano? Ci fanno la multa?». «Ma no. Basta che dici che sei una mia amica e che ti sto dando un passaggio. I miei documenti sono in regola: patente, assicurazione, bollo. Non ci sono rischi. Arrivo pure in aeroporto».
Per quello sono 50 euro e la differenza con i tassisti regolari è minima. E’ consigliata la prenotazione, magari un giorno prima. Intanto arriviamo in stazione, da dietro, in via D’Avanzo. Prende i soldi, saluta e via, prossima corsa. I numeri dei taxi abusivi si trovano in giro.
Vale molto il passaparola. Fra di loro si conoscono. Battono tutta la città e, al momento, non si fanno concorrenza sleale. Però il cellulare del «collega» non te lo danno. Solo la zona Stanga-Stazione è battuta da tre auto abusive. Uno ha addirittura distribuito dei volantini con il suo numero. Anche questo ha cominciato con le signorine della notte. Loro stesse lo chiamavano anche di giorno. E così è diventato un lavoro. Nessuna paura dei tassisti con licenza. «Non possono farci nulla – dice, convinto, il nigeriano – Anche a loro naturalmente diciamo che accompagniamo solo i nostri amici. Del resto, di giorno la strada è soprattutto loro. A noi ci chiamano di notte, quando le auto bianche dicono più no che si».
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