Va in bancarotta l’azienda-simbolo della fotografia
Uccisa dall’era digitale dopo aver immortalato la storia degli Usa e del mondo, dopo aver carpito le prime immagini della luna e raccolto le memorie di intere generazioni. La Kodak ha chiesto la bancarotta controllata dopo un prolungato periodo di crisi che ha messo in ginocchio la compagnia Usa fondata nel 1888 da George Eastman, marchio-simbolo della fotografia. L’azienda con 19mila dipendenti ha fatto sapere di aver ottenuto una linea di credito di 950 milioni di dollari per i prossimi 18 mesi dalla Citigroup per continuare a operare mentre avvia la ristrutturazione per la sede centrale e tutte le sussidiarie americane, sotto il Capitolo 11. Una richiesta presentata al tribunale di Manhattan alla luce di 6,7 miliardi di dollari di debiti.
Nata 131 anni fa e diventata icona della fotografia degli anni Sessanta e Settanta, la Kodak ha raccolto le memorie di generazioni di americani e ha impresso sulle sue pellicole le immagini della storia mondiale: dalla Grande Guerra allo sbarco sulla luna, dall’assassinio di John Kennedy al volto senza tempo di Marilyn Monroe. Nonostante tutto la compagnia non è riuscita a stare al passo con i tempi e la macchina fotografica digitale, da lei stessa inventata, l’ha divorata nel giro di qualche decennio. «Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto» era lo slogan con il quale il fondatore Eastman aveva promosso nel 1888 la prima fotocamera destinata a essere usata anche dai non professionisti. Da allora la Eastman Kodak ha tracciato la strada per rendere la fotografia più semplice, utile e piacevole. Negli anni Settanta la Kodak iniziò anche la produzione delle pellicole auto-sviluppanti denominate Kodak Instant che, a differenza di quelle Polaroid, erano rettangolari.
Negli ultimi anni infine il gruppo si era concentrato nei settori della fotografia digitale, della diagnostica per immagini e nei prodotti per la stampa, ma senza grandi risultati. Solo con la gestione di Antonio Perez, l’ad subentrato nel 2005, la Kodak ha bruciato 7 miliardi di dollari con una riduzione della forza lavoro a soli 7mila dipendenti a Rochester, il cuore dell’azienda, rispetto ai 60mila dei suoi anni d’oro. Dal 2007 la Kodak non è più riuscita a chiudere un bilancio in attivo e l’unica strada per sopravvivere è diventata quella di vendere brevetti e proprietà intellettuali sotto la supervisione giudiziale per pagare i creditori. In lotta tra la vita e la morte intanto Kodak verrà estromessa per la prima volta dalle quotazioni di Wall Street: dopo una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso, le sue azioni non verranno più scambiate alla borsa di New York perchè, hanno spiegato al NYSE, l’azienda «non è più idonea a far parte del mercato». Solo ieri il crollo del 35% che corona un anno di attività in cui il titolo ha perso complessivamente oltre il 93%.
Se la borsa non la rimpiangerà, Kodak tuttavia lascerà orfani i fotografi più esigenti e ricercati, e schiere di professionisti che sono passati armi e bagagli al digitale. Perché, dicono, la pellicola è imbattibile.
Top Libri
Cadimare
di Enrico Foppiani
Oltre 200 ebook da leggere gratis per una settimana
storiebrevi