La difesa del deputato del Pdl, "padre" del ristorante "Dall'Onorevole": «La società mi è stata proposta da Mario Casanova, gestore di 3 pizzerie in città»
PADOVA. Contesta, ribatte, piange. Filippo Ascierto, parlamentare del Pdl alla Camera, ex carabiniere del Radiomobile di Roma, non accetta in alcun modo di sentirsi invischiato in questa brutta storia di droga. Soprattutto qui, nel tempio della sua propaganda politica, portata avanti per anni sulla scia della lotta al degrado. Ma oltre le uscite teatrali ci sono i fatti. E smentirli non è semplice.
«Per quattro anni ho portato avanti battaglie contro il degrado e lo spaccio in questa zona. Io non sapevo, non immaginavo che andasse a finire così», dice seduto ad un tavolino del ristorante, accanto alla compagna Luana Levis.
Onorevole, la interrompo subito. Non è ammissibile che un parlamentare della Repubblica ed ex carabiniere non sappia ciò che succede all’interno del locale che lui stesso a ha creato.
«Partiamo dall’inizio - dice fumando il sigaro - Qui, circa quattro anni fa c’erano solo negozi di tunisini e nigeriani. Io, dopo una serie di sit-in, ho proposto ad una associazione di affittare i negozi di via Venezia 59. Due li ha presi l’associazione Andromeda. Così abbiamo messo in piedi il progetto Villaggio Italia e Bontà italiana, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura. Poi abbiamo deciso di dare vita ad un ristorante, serviva una licenza, così ho iniziato ad informarmi. Ho proposto all’associazione Ca’ Edimar ma non se n’è fatto nulla. Nel frattempo si è fatto avanti Mario Casanova, storico gestore di tre pizzerie in città. Si è presentato con un certo Claudio Tolomeo di Foggia e successivamente mi hanno presentato Antonio Esposito, un ragazzo con qualche precedente penale alle spalle e una grande voglia di ripartire. Mi sono deciso a dargli un’opportunità. Il locale è stato avviato con queste modalità: la società L’Onorevole ( di cui è socia Luana Levis compagna di Ascierto) era proprietaria dell’edificio e intestataria delle utenze, mentre alla società La Libellula è stata affidata la gestione».
E non le è venuto in mente di controllare l’operato degli uomini che lei stesso ha messo dentro?
«E che sono io? Un carabiniere? Un finanziere?»
Sì, lei è un carabiniere in aspettativa. E ora è un parlamentare della Repubblica.
«Ma come faccio a controllare una situazione simile? Io non ne sapevo nulla. Che me ne frega a me di quello che combinano questi? E poi l’unico che aveva precedenti penali era questo Esposito. Il cuoco era incensurato».
Quindi una sbirciatina, prima di avviare l’attività, l’ha data. Le ricordo che c’è scritto «Ristorante L’Onorevole» ma in realtà è come se ci fosse scritto Ristorante Filippo Ascierto.
«Io non ho responsabilità. Anzi, è come se fossi stato violentato nell’anima. Hanno fatto tutto loro eh...»
Se al posto suo ora ci fosse Daniela Ruffini e se il ristorante fosse gestito da ragazzi nigeriani e se uno di questi fosse stato arrestato per droga, cosa starebbe dicendo in questo momento?
«Se Daniela Ruffini avesse lottato contro la droga come ho fatto io, le esprimerei tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà».
E adesso?
«Adesso devo risolvere questa situazione. Ho scoperto che non pagavano l’affitto da 4 mesi. I dipendenti non sono più stati pagati e abbiamo trovato un pacco di bollette ancora da saldare».
Onorevole, un commento finale...
«Beh, che dire: era un cuoco stupefacente».
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