I progetti di eccellenza. Il professor Piero Cosi e il suo team di ingegneri

Ecco Nao, il robot che aiuta i bambini con la voce creata nel laboratorio Cnr

    di Aldo Comello  L'eccellenza della ricerca universitaria, con ottime ricadute per l'economia? Ecco un caso di primato made Cnr-Padova: è un bambolotto di plastica pezzato di bianco e azzurro, ma ce ne sono con livree diversamente colorate, 58 centimetri di lunghezza: Costa 15 mila euro. Sta seduto su un computer negli uffici Cnr di Piazza Insurrezione. Piero Cosi, ingegnere elettronico, ricercatore Cnr, l'ha preso in braccio.  «E' un robot - spiega - si chiama Nao, è prodotto dalla francese Aldebaran, parla con una voce fresca di ragazza, ma potremmo dargli una voce di bambino. Dentro la testa ha delle telecamere, microfoni e altoparlanti, sensori tattili ai piedi e alle mani, un giroscopio per l'equilibrio». Nao, faccia da ET stupefatta, espressione vigile ma affettuosa, cammina, cade, si rialza, danza, fa schioccare dei baci, è anche in grado di rispondere alle domande che potrebbe porgli un bimbo.  Il progetto europeo lo destina all'animazione in complessi sanitari infantili per piccoli diabetici che hanno bisogno di distrazione e movimento. Tutor e mascotte allo stesso tempo, Nao ha i numeri per fare miracoli. La sua forza è la voce, la capacità di comunicare come se fosse vivo. Questo «bambolotto» è stato al centro del recente convegno «Interspeech 2011» a Firenze: cinque giorni di confronti incalzanti, 1500 partecipanti da tutto il mondo, esperti nel campo di tecnologie come la sintesi e il riconoscimento vocale (sono ricercatori in grado di addestrare le macchine a parlare con voce umana). Due i chair del meeting: Piero Cosi, ricercatore del Cnr nell'ateneo padovano e Renato De Mori, docente all'Universtà McGill di Montreal.  «E' segno inequivocabile - dice Cosi - che l'Italia è cieca all'innovazione, restìa ad investire nel campo della ricerca». Un altro segnale allarmante è dentro la notizia che Telecom sta per cedere Loquendo, la sua società di punta nelle tecnologie vocali, al colosso americano Nuance. Loquendo è in attivo, ha sviluppato un know-how prezioso grazie alla collaborazione con il Cnr, è tra le più importanti aziende al mondo del settore e la prima in Europa. Nuance assicura che l'assorbimento non disperderà questo patrimonio di sapere, ma esperienze precedenti dimostrano il contrario, se non altro si smarrirà la brevettazione che diventerà americana.  Anche questo accade per l'indifferenza istituzionale: la crisi in Italia ha massacrato cultura, insegnamento, innovazione, mentre in Germania al profilarsi del collasso strutturale che sta soffocando il mondo, si è premuto l'acceleratore proprio su questi settori.  «I primi passi sulla strada della sintetizzazione vocale con i cosiddetti «difoni» - ricorda Cosi - sono degli anni Ottanta. Il pioniere della ricerca è stato Gianantonio Mian, alla cui scuola si sono formate due generazioni di scienziati. Un mio allievo, Enrico Zovato, oggi è responsabile dei servizi del settore. Continuiamo a lavorare con entusiasmo ma ci pesa addosso una sensazione di incertezza».  Infatti è palpabile la paura della smobilitazione. Le voci artificiali delle segreterie telefoniche, quelle dei satellitari per orientarsi in automobile sono sempre più vicine al suono della voce umana e ora si sta lavorando per trasmettere con questi suoni delle emozioni. Immaginate una voce sintetica che viene dall'ufficio delle Entrate, sarà autoritaria, sferzante, da brivido. I ciechi, per esempio, sanno cogliere tutte le sfumature di una voce e ne riconoscono la potenza comunicativa.  Il lavoro sulla voce sintetica portato avanti da Loquendo e dal team padovano Istc-Cnr ha ottenuto risultati estremamente soddisfacenti. Si potrebbe, per esempio, dar lettura della Divina Commedia con la voce di Gassman o con quella di Benigni. La qualità della voce rende ogni messaggio accattivante, ne eleva a potenza l'efficacia.  Piero Cosi ha tappezzato una parete dell'ufficio con i poster di Lucia. Lucia è una faccia parlante. Si presenta: «Mi chiamo Lucia, sono giovane e carina». Poi pronuncia la stessa frase che parla di lavoro con martelli e tenaglie, con intonazioni diverse: baldanza, disprezzo, paura. Certo, per tagliare questi traguardi occorre prendere un «corpo linguistico», italiano, inglese o malgascio che sia, liofilizzarlo con algoritmi, farlo a pezzi e selezionarlo attraverso acrobazie informatiche, è un lavoro duro che richiede sinergie di saperi: di qui i contatti con il Politecnico di Torino, con l'Università di Trento e, all'interno dell'ateneo padovano, con i ricercatori del dipartimento di linguistica, glottologia, dialettologia. A Istc, diretto da Piero Cosi, lavora un team di una decina di ricercatori, ingegneri elettronici con specializzazione in informatica. Sono giovani a contratto. Tempo determinato: 4 anni per mettere in opera un mazzo di innovazioni tecnologiche, grosso così.  

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    22 settembre 2011
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