di Paolo Baron
PADOVA. «Quattordici settembre: San Brenta». La pietà è morta con Ruslan, affogata anch'essa nelle torbide acque del fiume che lambisce Padova. Quattordici settembre ore 15: Ruslan Moisei, 23 anni, moldavo, in sella ad un motorino rubato insieme a un complice, con il quale probabilmente aveva messo a segno furti nelle auto in sosta, si tuffa in acqua a Vigonza per raggiungere l'altra sponda ed evitare le manette. Non ce la fa. Muore annegato.
«Quattordici settembre: San Brenta». Questo il commento lasciato - via Facebook - sul sito www.mattinopadova.it da Sergio "Iddi" Iddas. Il suo non è stato il primo: quando ha scritto, il «muro» del sito del giornale non era più intonso da almeno 15 ore dalla pubblicazione della notizia. «E vaiiii», l'aveva anticipato Paolo Bortolami. «Uno di meno, continuare così» è il post di Moreno Cesaro.
Quattordici settembre: la pietà è morta. «Fino a qualche tempo fa, commenti del genere si potevano ascoltare solo al bar - ragiona Valentina D'Urso, docente associata di Psicologia all'Università di Padova, esperta nella psicologia delle emozioni - La novità è che la "piazza" si è trasferita online, su Facebook. Dove chi commenta è solo. Non c'è contradditorio. Ognuno può dire ciò che vuole. La mancanza di contraddittorio elimina il pudore».
«Quattordici settembre: San Brenta». Spudorati, cinici, cattivi, stonatamente ironici, senza filtri, intolleranti, soddisfatti. Bisogna leggerne molti per trovare un commento uno che infonda una stiracchiata pietà. «Che Dio ti perdoni», scrive Federico Sgaravatto ventuno ore dopo il primo «post». Sembra quasi che per molti Ruslan Mosei non sia più, o non sia mai stato, "soltanto" una persona. E' principalmente un ladro, termine capofila di una serie di altre parole che ne suggeriscono altre. Straniero. Clandestino. Delinquente. Estraneo. Dannoso. «Sono queste le emozioni che suscita una notizia del genere a persone di bassa cultura, che non sono necessariamente quelle che non hanno studiato - aggiunge la D'Urso - E questa mancanza di cultura porta a una scissione tra i fatti che portano ai ragionamenti e le emozioni che si manifestano a volte con la soddisfazione di chi crede che i problemi dell'integrazione si risolvano solo con fatti violenti».
Quattordici settembre, ore 18: «Xeo nero?». No, Ruslan Mosei non lo è. E' moldavo, bianco, caucasico è scritto nei documenti, forse cattolico ortodosso, chi lo sa. E' morto. Poco importa. Il corpo coperto da un lenzuolo suscita curiosità nelle persone che passano lungo l'argine di Noventa. «Che è successo?», chiedono. «Hanno ripescato un giovane, aveva rubato un motorino», è la spiegazione. «Xeo nero?». La risposta negativa fa storcere a qualcuno la bocca. «Queste sono le notizie che migliorano la giornata. Ottimo, un ebete di meno», è il primo commento che compare sul sito del Mattino a corredo della notizia scritto da Antonio Borrelli.
«Quattordici settembre: San Brenta fa più miracoi de Sant'Antonio!». Come al bar Sergio "Iddi" Iddas mette il suo carico. «Il Brenta a Padova ha sempre fatto il suo lavoro, non è la prima volta che succede», lo aveva pungolato poco prima Massimo Schiavo, giocando allo stesso tavolo. «La possibilità di commentare subito, immediatamente, una notizia è una cosa più che positiva - chiude la docente dell'Ateneo patavino - Meno positivo è lasciarsi cullare da becere soddisfazioni, dall'intolleranza. Il fatto è che il commento è per definizione una critica. La compassione solitamente non porta a scrivere».
Quattordici settembre. La pietà non è morta. La pietà è muta. Surclassata dagli insulti sul web, zittita come la moltitudine di stranieri che lavora e per questo motivo non farà mai notizia.
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16 settembre 2011