Profughi, minacce al parroco: «Bruciamo il patronato»

Biglietto di minacce al parroco di Borgoforte, che accoglie i profughi: dura replica nel bollettino

    di Enrico Ferro ANGUILLARA. Minacce al parroco che accoglie i profughi. Un biglietto anonimo affisso all'ingresso della casa dove trovano ospitalità i cinque stranieri, col quale si annuncia l'intenzione di incendiare l'edificio con gli ospiti all'interno. Accade nella parrocchia di Borgoforte, dedicata a Sant'Antonio Abate. L'episodio ha scatenato la preoccupazione del parroco don Daniele Marangon che ha presentato una dettagliata denuncia ai carabinieri di Bagnoli di Sopra, inviando il biglietto anche al vicario generale della Diocesi, monsignor Paolo Doni. Poi si è messo al computer e ha dedicato all'argomento tutto l'ultimo bollettino parrocchiale.

    La scoperta è stata fatta lunedì scorso. Appeso alla maniglia della porta dell'edificio in cui sono ospitati i cinque profughi, a pochi passi dalla chiesa, è stato trovato un foglietto con scritto: «Caro don Daniele, core voci in arivo profughi in patronato. Noi citadini siamo contrari, se dovese avenire in due tre persone siamo decise di incendiare il patronato con profughi dentro». Un chiaro messaggio di minaccia: il delirio dell'intolleranza, l'odio nei confronti del diverso.

    Don Daniele non vuole commentare il fatto: «Ho già detto tutto ciò che dovevo nel bollettino parrocchiale. A me interessava informare le mie pecorelle, che sono i parrocchiani. Non ho interesse a fare da cassa di risonanza a questa brutta vicenda che mi ha intristito».

    Tuttavia, nel bollettino è spiegato tutto. Don Daniele descrive l'esperienza dell'accoglienza dall'inizio, da quando nel mese di marzo è arrivata la richiesta di ospitalità. «Per noi cristiani "accoglienza" è una parola che ben conosciamo ma forse non sempre è carica di contenuti e verità - scrive il parroco - Il Vangelo è l'esperienza di un popolo che accogliendo Dio scopre il vero senso della vita. Con la chiamata della Diocesi e della Caritas il Vangelo cominciava a prendere carne e subito la nostra vita cristiana si è incontrata e scontrata con tanti timori e paure, domande e incertezze: chi sono questi profughi? Da dove vengono? Saremo in grado di dare loro ciò che cercano? Saranno buoni o cattivi? Ci faranno del male? Ci porteranno via le nostre cose? Anche noi siamo vittime della paura dello straniero, del diverso, di quella paura che tante volte anche i giornali e la tv alimentano non sempre a ragione».

    Il parroco continua descrivendo il sacrificio fatto da alcuni parrocchiani, che si sono rimboccati le maniche per ristrutturare il vecchio edificio e renderlo accogliente per l'arrivo dei profughi. Infine lancia un appello: «In nome di chi e di che cosa scrivete queste frasi così forti in modo tanto superficiale? Perché vi nascondete dietro il nome "cittadini" coinvolgendo in maniera generale tutti? Perché un messaggio così impegnativo senza una firma? Le parole hanno un peso, siete riusciti a pesarle prima di scriverle? Cari fratelli che avete scritto questa lettera anonima, rivedete le vostre posizioni. Vi supplichiamo nel nome di Gesù figlio di Dio, mettete i vostri talenti al servizio del bene. Noi sappiamo che evangelicamente Mohammed, Traore, Sidibe, Charles e Mohammed sono nostri fratelli».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    31 agosto 2011

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ